LATINA – Pronto il dossier sulla portualità nella Regione Lazio, redatto da Legambiente. Lo scritto parte dal no al porto di Fiumicino e si allarga anche alla zona Pontina.
Secondo le Linee guida del piano della mobilità della Regione sarebbero oltre 10.000 i nuovi posti barca da realizzare nei porti e approdi turistici, approvato per ora solo con Delibera di Giunta Regionale il 23 febbraio 2006, un documento che ha semplicemente “copiato e incollato” quanto già previsto dal vecchio aggiornamento del piano porti del 1998. Ad aggravare la già complessa situazione, ci sarebbero anche molti approdi turistici: 1.700 posti derivanti da ampliamenti e 3.970 invece nuovi.
Quattro gli ampliamenti: al Canale dei Pescatori a Roma, a Porto Badino (Terracina, da 150 a 800 posti barca), al Canale Sant’Anastasia (Fondi, da 100 a 400 posti barca); alla darsena San Carlo (Gaeta, da 150 a 200 posti).
Nove i nuovi approdi previsti, tra questi a Lago Lungo a Sperlonga, 300 nuovi posti in una zona umida di particolare valore naturalistico dalla vulnerabilità elevatissima degli ecosistemi locali, alla Pineta di Vindicio Formia, 150 nuovi posti, alla Foce del Garigliano Minturno, 400 nuovi posti.
In aggiunta alle questioni specifiche, più complessivamente sono preoccupanti i nuovi apporti inquinanti che comporterà questa massa di nuovi posti barca alla qualità delle acque nel Lazio.
Altro problema da affrontare il caso di nuovi approdi o ampliamenti è l’erosione, che già colpisce pesantemente la provincia pontina.
Per quanto riguarda il litorale pontino, fortunatamente, dice Legambiente Lazio, è stata scritta la parola fine al progetto del Porto del Circeo, che con i suoi 500 nuovi posti barca, a fronte dei 250 già esistenti, se portato a termine avrebbe comportato una gravissima compromissione allo splendido ecosistema del Parco Nazionale del Circeo.

Legambiente
Per un pecorso scongiurato, però, ne spunta subito un altro che è quello del porto turistico di Formia “Marina di Cicerone”. Un nuovo diluvio di cemento – dice Legambiente – per 628 posti barca, con natanti che vanno dai 12 metri e mezzo ai 90 metri, di cui quasi il 40% potrà avere dimensioni superiori ai 18 metri, grazie ad un braccio che si sviluppa parallelamente a quella esistente, a circa 300 metri di distanza. Una speculazione immobiliare pari 38.000 metri quadrati così suddivisi: 16.000 a disposizione per la realizzazione di opere a terra, tra servizi portuali e negozi e i restanti 22.000 resteranno al Comune, che sembrerebbe abbia intenzione di trasferirvi i traghetti per le isole con la creazione di una stazione marittima. Il costo dell’operazione si aggira sui 75 milioni di euro e sarà realizzata dalla società Marina di Cicerone che appartiene per il 50% al Gruppo Ranucci, per il 40% alla impresa Pietro Cidonio Spa già nota alle cronache per aver eseguito tra gli altri i lavori della costruzione del Porto turistico di Ostia e quelli di ristrutturazione del terminal container di Civitavecchia, e per il 10% alla Sacen s.r.l. con sede a Napoli che ha già realizzato, tra l’altro i lavori di restauro del complesso monumentale di San Francesco d’Assisi di Gaeta.
Il costruttore, si apprende, gestirà il porto per 50 anni terminati i quali l’opera faraonica passerà a patrimonio comunale. Nel frattempo nelle casse dell’amministrazione formiana, arriveranno 50 mila euro all’anno di oneri concessori: sostanzialmente in 50 anni 2,5 milioni di euro. Questo sarà quanto arriverà alla comunità di Formia a fronte della devastazione del territorio e di questa imponente gettata di cemento che non potrà che contribuire ad aggravare la già compromessa situazione dell’erosione del litorale, le cui operazioni di ripristino, secondo quanto si apprende dagli stanziamenti che la Regione dovrebbe effettuare nel programma di interventi 2010\2011 costerebbero 1,900.000 per il tratto di litorale Santo Janni-Gianola.
E non va meglio neanche sulle isole.
Nell’Isola di Ventotene, sarebbe previsto un aumento di 150 unità nautiche, passando così da 30 a 180 posti barca con un incremento pari al 500% in più dell’attuale. Una cifra sconsiderata tenendo presente la già enorme pressione antropica alla quale è soggetta l’isola in estate e tenendo conto del delicatissimo equilibrio ambientale a cui è legata, come purtrppo ci hanno drammaticamente ricordato le cronache recenti con la tragedia di cui sono rimaste vittime due giovanissime ragazze romane in gita scolastica sull’ isola.
Nell’Isola di Ponza, infine, sarebbe addirittura prevista la realizzazione di un nuovo porto turistico a Cala dell’Acqua per 500 imbarcazione, in un’area classificata ad alto rischio ambientale. A questo si andrebbe a sommare l’ampliamento dell’attuale porto turistico (450 posti).
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