Omicidi a Latina, l’ipotesi investigativa. Moro si era armato per uccidere

La Polizia Scientifica nell'appartamento di Moro

LATINA – E’ Il Tempo a fornire nuovi particolari sui fatti di sangue di fine gennaio a Latina. In due articoli apparsi ieri ed oggi,  Clemente Pistilli effettua una ricostruzione di quanto avvenuto quando, sette mesi fa, in un agguato è rimasto ferito Carmine Ciarelli e sono stati uccisi Massimiliano Moro e Fabio Buonamano.

IL MOVENTE – All’origine di tutto un carico di cocaina. Secondo quanto riportato nell’edizione locale del quotidiano romano la pista privilegiata seguita dalla squadra mobile parte da un carico di polvere bianca che Carmine Ciarelli avrebbe fatto prelevare a un suo fidato di Latina al porto di Civitavecchia, consegnandolo poi per lo spaccio a Massimiliano Moro e a Fabio Buonamano. Dalla vendita Ciarelli aveva previsto di ricavare 600 mila euro che, però, non sono mai stati consegnati.

L’AGGUATO – Da qui i problemi con Moro che non saldava il debito, una serie di litigi, fino alla decisione dello stesso 45enne di armarsi per uccidere Ciarelli. Moro si sarebbe presentato dunque a Pantanaccio il 25 mattina e avrebbe fatto fuoco contro l’esponente della famiglia nomade, senza riuscire ad ucciderlo. Nella fuga a bordo di una moto sarebbe stato aiutato proprio da Fabio Buonamano.

LA VENDETTA DEL CLAN – Sempre secondo quanto riportato da Clemente Pistilli nel suo articolo, i Ciarelli, la sera stessa si sarebbero vendicati. Promettendo a Buonamano di salvargli la vita, lo avrebbero quindi mandato in largo Cesti, a casa di Moro, per avere la certezza che la loro vittima avrebbe aperto la porta all’amico. Una volta dentro Buonamano si sarebbe fatto da parte, Moro ucciso come sappiamo con due colpi di pistola sparati nell’appartamento a distanza ravvicinata. Per Buonamano l’esecuzione è arrivata la sera successiva.

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