Clan Di Silvio. Questura: “I politici hanno lasciato correre”. Oggi gli interrogatori

LATINA – Cominceranno oggi  in vari istituti carcerari gli interrogatori di garanzia dopo l’operazione Andromeda messa segno dalla Polizia a Latina e che ha portato all’arresto di 11 membri del clan Di Silvio.   Intantio emergono nuovi particolari.

Secondo gli investigatori c’è un sistema di connivenze, di colpevoli distrazioni che ha consentito al clan Di Silvio di crescere e prosperare, troppo vicino ad alcuni politici che lo hanno usato anche come serbatoio di voti. All’indomani degli undici arresti operati dalla Polizia, il capo della Squadra Mobile Cristiano Tatarelli rivela altri particolari

“A Latina questo clan è riuscito ad espandersi anche grazie ad alcuni ambiti istituzionali che hanno lasciato correre”,  ha dichiarato in un’intervista Tatarelli, che si chiede come sia possibile che ville abusive alla periferia del capoluogo siano rimaste in piedi o alloggi popolari fossero a disposizione di alcuni Di Silvio che non erano i legittimi assegnatari. Un fatto già rilevato dal capo della Mobile, nei mesi scorsi, quando parlò anche di appoggi tra i professionisti del capoluogo.

I Di Silvio – secondo quanto sottolineato nell’ordinanza di custodia cautelare – comandavano anche dal carcere e proprio per questo avevano sparato contro due guardie carcerarie in agosto e pianificato un attentato. Anche l’auto del capo della Mobile è stata incendiata, un episodio mai reso noto, ma che gli inquirenti avevano ben presente quando hanno fatto scattare l’operazione Andromeda.

Un’organizzazione pericolosa, che utilizza metodi mafiosi, secondo la Procura della Repubblica di Latina. “Prendiamoci Littoria”, si dicevano fra di loro.

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