AUDIO E FOTO – Maxi sequestro a Sabaudia per l’imprenditore Salvatore Di Maio

Il Tribunale ha emesso i decreti di sequestro

SABAUDIA – 5 immobili, 23 terreni, 10 negozi, in provincia di Latina, 18 immobili, 15 stalle, 10 terreni ad Alseno (Piacenza), 3 immobili,  1 negozio, 1 terreno e un magazzino a Castello di Cisterna (Napoli) e 7 automobili, il tutto per un valore complessivo di 30 milioni circa di uro. E’ quello che la divisione anticrimine della Questura di Latina ha sequestrato a Salvatore Di Maio, 63 anni residente a Sabaudia. Il provvedimento, preventivo, è stato adottato sulla base di una proposta di applicazione della “misura di prevenzione personale e patrimoniale della sorvegliaza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno” depositata dal personale della divisione anticrimine della questura di Latina con richiesta di cauzione e di sequestro intestati a Salvatore Di Maio e ai suoi congiunti, tra cui la figlia, Rosa, consigliere comunale presso il Comune di Sabaudia, oltre che la moglie Maria Tersa Fogli e Andrea e Francesco Di Maio.

La famiglia Di Maio, è stata più volte al centro delle vicende giudiziarie del sud pontino. Il capostipite Di Maio Salvatore, di origine campana, carabiniere in congedo, imprenditore , nel corso degli anni , è stato ripetutamente coinvolto in gravi fatti di usura ed estorsione, riciclaggio e reimpiego di denaro proveniente da attività illecite. Da indagini eseguite dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli emerge anche lo stretto legame operativo tra lui e le organizzazioni criminali di stampo mafioso come il clan camorrista “Cava” di Quindici, un piccolo comune dell’avellinese”.

ASCOLTA IL DIRIGENTE DELLA DIVISIONE ANTICRIMINE ANNABELLA DE CRISTOFARO

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Già indagato nell’86 per associazione a delinquere di stampo mafioso su indagine dei Carabinieri e della Polizia, nel ’96 venne condannato per violazione delle norme per la repressione dell’evasione in materia di imposte sui redditi, pendono a suo carico vari procedimenti penali per estorsione, rapina, riciclaggio, impiego di denaro proveniente da attività illecite e associazione a delinquere di stampo mafioso.

Secondo le indagini della D.D.A. di Napoli, l’imprenditore è accusato di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio di denaro sporco nel campo immobiliare e di turbativa d’asta sempre in campo dell’acquisto di immobili.

Dall’esame della corposa informativa degli investigatori della DDA di Napoli, tutto il complesso immobiliare sarebbe in realtà del “clan Cava”, famiglia di camorristi che avrebbe messo radici nell’agro pontino grazie alla fattiva collaborazione di due bracci operativi: Cataldo Menichelli e Savatore Di Maio. Il collegamento diretto tra Di Maio e Cava, secondo le indagini, sarebbe assicurato dal patrimonio immobiliare in piena disponibilità della famiglia avellinese, ma intestato alla società “Clama” srl di cui Di Maio è amministratore unico.

L’imprenditore pontino, inoltre, è accustao di estorsione per avere, in più occasioni, avvicinato partecipanti alle aste immobiliari del Tribunale di Latina intimando loro di non presentare offerte in rialzo, convincendoli con la forza intimidatrice che gli deriva dall’appartenere ad un sodalizio di stampo mafioso.

Inoltre il Nipaf e la Gdf, hanno sequestrato al Di Maio cinque locali e relative attività commerciali nel centro storico di Sabaudia, l’edificio in questione è di proprietà della Regione Lazio ed è stato affittato ad una società in cui la figlia, Rosa, figurava come amministratore univo, ma dopo la sottoscrizione del contratto i locali sono stati divisi e affittati a terzi. Nel 2010, nel emese di agosto, altri sequestri da parte del commissariato di Terracina per 20 immobili. Il sostituto procuratore Miliano accertò in quel caso l’assoluta mancanza di autorizzazioni per la costruzione delle abitazioni sulla via Litoranea.

“La proposta di sequestro preventivo – hanno spiegato in conferenza stampa il dirigente della Mobile Cristiano Tatarelli e il dirigente della divisione Anticrimine De Cristofaro – muove le fila da tutte queste vicende, ma è soprattutto frutto delle approfondite indagini patrimoniali”.

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