Cantina aperta a Valvisciolo: viaggio tra degustazioni e arte

L'abbazia di Valvisciolo a Sermoneta

SERMONETA – Valvisciolo apre la sua cantina ai visitatori. Per tutta la giornata di domani sarà possibile visitare l’antica abbazia cistercense facendo tappa nelle sue cantine: da secoli i monaci confezionano, oltre al caratteristico Novello, un rinomato merlot prodotto con uve locali, chiamato “Valvisciolo Merlot”. Per chi volesse si potrà degustare anche il piatto tipico di Sermoneta, la polenta con salsicce e le spuntature di maiale. I vini di Valvisciolo potranno anche essere acquistati, così come anche gli altri prodotti realizzati dai monaci. L’iniziativa, promossa dai monaci cistercensi, vuole avvicinare i cittadini ai tesori dell’abbazia, a quelli enogastronomici oltre che a quelli architettonici e culturali. La visita sarà occasione inoltre per scoprire i capolavori d’arte moderna conservati nell’abbazia: nell’ex dispensarium, diventata “Galleria White”, sono conservate circa 40 opere di artisti come Durer, Canaletto, Luca Giordano, Rembrant, Guido Reni, Goya, Piranesi, Camuccini. Si potranno ammirare opere appartenenti al Fondo Storico dell’Abbazia come la splendida Pala raffigurante la Deposizione di Cristo, eseguita nel 1589 da Antonio Circignani con la collaborazione del padre Niccolò.

VALVISCIOLO MERLOT – Questo vino di color rosso rubino intenso è prodotto con uve Merlot. Ha un impatto olfattivo di buona intensità, con sentori di amarena e cannella. Ha morbidezza e un buon corpo, con presenza dei tannini. Si accompagna bene con primi piatti ben strutturati e carni arrosto.

Il chiostro dell'abbazia

L’ABBAZIA – Edificata in rigoroso stile romanico-cistercense, l’Abbazia di Valvisciolo è uno dei massimi capolavori del genere della provincia, dopo l’abbazia di Fossanova. La tradizione vuole sia stata fondata nel VIII secolo da monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII secolo. Quando nel XIV secolo questo ordine venne disciolto subentrarono i Cistercensi. All’abbazia è legata una leggenda medioevale secondo la quale nel 1314, quando venne posto al rogo l’ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay,  gli architravi delle chiese si spezzarono. Ancora oggi, osservando l’architrave del portale principale dell’abbazia, si riesce a intravedere una crepa. In tempi recenti, sul lato occidentale del chiostro, abbattendo un muro posticcio, sono venute alla luce, graffite sull’intonaco originale, le cinque famose parole del magico palindromo: Sator Arepo tenet opera rotas, con la variante che le venticinque lettere sono disposte in cinque anelli circolari concentrici ognuno dei quali diviso in cinque settori, in modo da formare una figura simile ad un bersaglio.

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