
ROMA – Dopo una discussione durata oltre sei mesi e una settimana infuocata in Consiglio regionale, il Piano del Lazio è stato approvato con 41 voti a favore e 22 contrari. Il varo, avvenuto ieri sera, è stato reso più rapido dalla decisione della giunta di centrodestra, contestata dall’opposizione, di presentare il cosiddetto «maxi subemendamento» generale che, riscrivendo tutti gli articoli della legge ha fatto decadere i circa 180 emendamenti presentati dall’opposizione.
PIANO – Il piano si applica a tutti gli edifici realizzati legittimamente e a quelli non ultimati ma che abbiano ricevuto il titolo abilitativo edilizio. La normativa si applica anche nelle zone agricole e nelle zone più urbanizzate delle aree naturali protette. Sono esclusi gli insediamenti urbani storici come individuati dal Piano territoriale paesistico regionale. Sono escluse, inoltre, le aree di rischio idrogeologico molto elevato, i casali e i complessi rurali realizzati in epoca anteriore al 1930, gli edifici costruiti nelle aree del demanio marittimo. Per gli ampliamenti di edifici esistenti è prevista la possibilità di monetizzare il mancato rispetto degli standard urbanistici nel caso siano impossibili da realizzare le cosiddette opere di urbanizzazione secondaria necessarie. Tale possibilità viene invece esclusa per i cambi di destinazione d’uso. Le norme relative ad ampliamenti, demolizione e ricostruzione, cambi di destinazione d’uso resteranno in vigore per tre anni dalla data di pubblicazione della legge. Gli ampliamenti possono comportare anche un incremento delle unità immobiliari e devono essere realizzati nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dalla legislazione vigente. Per i residenziali, rispetto al precedente piano casa, la possibilità di ampliare l’edificio non è più limitata alle sole abitazioni di dimensione inferiore ai mille metri cubi. Chi usufruisce dell ampliamento, però, dovrà mantenere la destinazione d uso per almeno 10 anni.
POLVERINI – «Si tratta di un provvedimento chiesto dalla gente – commenta Renata Polverini -. In questa legge ci sono tutto le risposte che i cittadini si aspettano e che la Giunta precedente non è riuscita a dare, visto l’esiguo numero di domande presentate». E sulle ipotesi di incostituzionalità, la governatrice del Lazio taglia corto: «Quando ci andremo a confrontare nel merito con i ministri Galan e Fitto e con tutto il governo su questa legge, sicuramente ci accorgeremo che nel merito gli uffici del ministro Galan sono stati poco attenti».
Commenti positivi anche dai consiglieri regionali Stefano Galetto e Giovanni Di Giorgi, sindaco di Latina. “Si tratta – spiega il primo cittadino – di un provvedimento di grande rilievo anche perché il piano casa precedente era in scadenza e a settembre e sarebbe automaticamente entrata in vigore la normativa nazionale che non tiene conto delle peculiarità e delle esigenze del territorio regionale. La legge approvata fornisce risposte che i cittadini si attendevano e che la precedente amministrazione di centrosinistra non era stata in grado di dare.
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OPPOSIZIONE – L’opposizione, invece, lo definisce il piano della vergogna. «La legge viola la Costituzione – dice Angelo Bonelli dei Verdi -, per quanto riguarda le aree protette e le zone costiere. Il nostro giudizio è estremamente negativo». «Se Galan è intervenuto a gamba tesa, ci sarà un motivo – aggiunge Luigi Nieri (Sel) -. Si tratta infatti di un ministro di una certa esperienza, nonché ex presidente di Regione. Ma è stata l’opposizione prima di lui a evidenziare i rischi del Piano che nasce col piede sbagliato e produrrà solo danni».
Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio lo definisce “Il piano del cemento”
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“Una vera e propria dichiarazione di guerra all’intero territorio regionale – secondo Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – un’impressionante colata di cemento sulle zone di maggiore protezione ambientale, rese tali grazie a norme faticosamente conquistate negli anni. Negli emendamenti a firma di Ciocchetti è sfuggita solo l’abrogazione dell’art. 9 della Costituzione, per il resto ci sembra abbia messo la pietra tombale su qualsiasi altra tutela ambientale e paesaggistica.”
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