TOSSICODIPENDENZA
L’incubo di una (e di tante) famiglia nella lettera di Fabrizio Cirilli

Fabrizio Cirilli

LATINA – Il vicesindaco di Latina scrive, in veste di istituzione e di cittadino al Presidente della Regione  Lazio, Renata POLVERINI, ai Consiglieri Regionali  Stefano GALETTO, Claudio MOSCARDELLI, Giovanni DI GIORGI, Gina CETRONE, Romolo DEL BALZO e agli  Assessori  Regionali Aldo FORTE e Stefano ZAPPALA’, lo fa per rendere pubblica una situazione di disagio che potrebbe e dovrebbe essere risolta. Vi proponiamo il testo integrale della lettera.

LA LETTERA

Attraverso queste poche righe ritengo doveroso raccontarVi una storia.  Lo faccio da vice sindaco della città di Latina perché, pur non avendo competenze dirette, ritengo di dover esercitare un ruolo, ma lo faccio soprattutto  da cittadino e da persona sensibile a questa problematica di cui credo avere una adeguata conoscenza.
Questa storia, purtroppo vera in tutta la sua drammaticità e disperazione, ha come protagonisti una madre e un figlio, che oltre alla loro vicenda personale rappresentano sicuramente quella di altre centinaia di famiglie.
Per tutelare la privacy di queste persone, con nomi di fantasia chiamerò Giovanna la madre e Giuseppe suo figlio, un ragazzo che purtroppo è stato segnato da un’esperienza di tossicodipendenza e ad oggi, a causa anche delle varie sostanze assunte sommate all’abuso di alcool, si trova a convivere anche con gravi problemi di natura psichiatrica.
A prescindere dal calvario vissuto fino ad oggi, Giovanna, la mamma, chiede aiuto alle istituzioni esponendo la sua difficoltà a trovare un percorso di recupero o di contenimento per Giuseppe che a causa del suo problema accumula stress che lo rende violento e lo porta a reagire pericolosamente  tanto da mettere a repentaglio l’incolumità della famiglia nonché quella della comunità in cui vive.
Giovanna, in maniera sistematica, si rivolge alle forze dell’ordine  che gli espongono la loro impossibilità ad intervenire. L’unica risposta che ottiene è quella di aspettare che il figlio vada in escandescenza con  la speranza che lo stesso non arrechi danno a nessuno. Solo successivamente sarà possibile l’intervento delle forze dell’ordine e quindi il trasferimento di  Giuseppe presso il nosocomio cittadino, dove verrà ricoverato e imbottito per venti giorni di psico-farmaci fino ad essere ridotto ad una nullità, per poi ritornare a casa… dove l’iter appena descritto ricomincerà daccapo.
Giovanna mi conosce personalmente e mi racconta la sua storia. Proprio il giorno seguente al nostro colloquio il copione si ripete: Giuseppe è andato  in escandescenza e fortunatamente Giovanna ha ottenuto l’intervento delle forze dell’ordine che dopo averlo immobilizzato, pur senza pochi danni visto il ferimento di uno di loro, lo hanno condotto in ospedale per il ricovero. Giovanna mi ha richiamato e mi preannunciato, da una parte con sollievo che la tragedia è stata evitata per un soffio, dall’altra che se anche questa volta non si fosse riuscito ad individuare un percorso alternativo a quello previsto dal ricovero ospedaliero, il figlio non sarebbe rimasto in ospedale. Di fatto, oggi,  anche qui come da copione, Giuseppe è fuggito dall’ospedale senza che né medici né forze dell’ordine siano state in grado di intervenire.  Giuseppe, a causa delle sue condizioni psichiche, costituisce un pericolo per lui, per la sua famiglia e per la gente.
Questo mi ha spinto a scrivere e a porre alla Vostra sensibilità questa storia che ritengo essere l’incubo che decine di famiglie nella nostra città vivono, così come le centinaia o forse le migliaia di famiglia della nostra regione e nazione. Famiglie stritolate dall’angoscia di vedere i propri cari in questo stato e dal terrore che questa condizione psichica possa mettere a repentaglio la sicurezza e l’incolumità di altre persone o come spesso avviene, dei familiari stessi.
Non credo nei muri di gomma e/o nella rassegnazione che le cose ‘debbano andare per forza così’.
Da qui nasce l’appello in veste di cittadino e in veste istituzionale affinché i soggetti competenti, possano riunirsi e definire in ambito locale le problematiche che portano sul nostro territorio e nella nostra città a situazioni di questo tipo. Non lo faccio né con spirito polemico, né con l’intento di sollevare un problema tanto per farlo. Pertanto mi auguro che l’appello venga recepito e che si possano gettare le basi, seppur comprendo di difficilissima realizzazione, per poter sperare di individuare percorsi che portino le persone come Giovanna e Giuseppe e la città in cui essi vivono, a non dover più vivere drammi di questo tipo.
Per affrontare tali questioni non si può aspettare l’evento tragico, occorre agire prima, magari evitando di ritrovarci a fare analisi ed affrontare il problema, non nelle sedi opportune, ma in programmi di approfondimento come Porta a Porta o Matrix.

Lettera firmata dal
Vice Sindaco
Fabrizio Cirilli

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