PRIMO MAGGIO AMARO
La disoccupazione giovanile è alle stelle
L’analisi della Uil
I commenti politici

LATINA – La Uil di Latina domani sarà a Rieti dove si svolgerà la manifestazione “lavoro e crescita per uscire dalla crisi” con gli interventi conclusivi dei tre segretari generali CGIL CISL UIL Camusso, Bonanni, Angeletti in piazza Cesare Battisti. Il corteo partirà da piazza Mazzini alle 10. Luigi Garullo, segretario generale della Uil fa un’analisi della situazone pontina: “Latina vive una crisi del lavoro drammatica: qui la disoccupazione giovanile tocca oramai punte paurosamente vicine al 40% , creando sacche di disagio che potrebbero sfociare in maniera preoccupante in degrado sociale al limite della devianza. A questo si aggiunge una situazione difficile nel fronte di chi il lavoro lo ha perso, oppure è in cassa integrazione, alla data ordierna crediamo che almeno 10 mila lavoratori siano coinvolti in processi di cassa integrazione, disoccupazione, mobilità , o che abbiano definitivamente perso il posto di lavoro, senza alcun ammortizzatore sociale.
La Uil è però ottimista dice Garullo e continua a pensare che un rilancio sia possibile. «Esistono opportunità che potrebbero essere colte – continua Luigi Garullo- iniziative che potrebbero essere intraprese senza che sia bisogno di impegnare risorse interne, penso per esempio ad iniziative a sostegno dell’occupazione che potrebbero essere realizzate con i fondi europei che la Regione Lazio non riesce a spendere (oltre un miliardo di euro!) e che invece torneranno a Bruxelles per essere messi a disposizione di altri paesi più attenti a cogliere ogni opportunità di sviluppo, ma penso anche –conclude Garullo – a tante altre opportunità ed iniziative che ancora una politica distratta non riesce a cogliere ed attivare, con scelte importanti sempre rimandate.”

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SINDACO DI GIORGI – “L’appuntamento del 1° maggio, a Latina come nelle altre città, riveste quest’anno un significato particolarmente importante – afferma il Sindaco Giovani Di Giorgi – I temi della salvaguardia del lavoro, dell’occupazione e della crescita  economica come fattori importanti per la dignità ed il benessere di ogni uomo devono essere al centro dell’attenzione delle istituzioni. Solo attraverso la tutela del lavoro e delle sue prerogative è possibile pensare a uno sviluppo equilibrato della nostra società e alla tutela della famiglia come nucleo essenziale attorno a cui ogni comunità si sviluppa. Questo 1 maggio, poi, ha un sapore particolare. Intanto perché lo sostengo per la prima volta nella veste di Sindaco, dopo averlo sostenuto nelle scorse edizioni. Inoltre, la festa del lavoro cade in una congiuntura molto difficile da punto di vista economico per il nostro territorio oltre che per l’Italia intera. Sono convinto che il programma della manifestazione di domani  sarà in grado di richiamare l’attenzione di tutti sui temi dell’occupazione e stimolare ulteriormente l’impegno delle istituzioni, a ogni livello, per nuove azioni sinergiche in grado di rivitalizzare la nostra economia. In questo quadro l’amministrazione comunale ha voluto promuovere e sostenere l’evento del 1° maggio in piazza del Popolo”.

MOSCARDELLI – “Una società in cui sia presente un solo disoccupato è una società nella quale vi è una ferita aperta. Per lui, va rivendicata innanzi tutto la desiderabilità prioritaria, e non soggetta a condizioni di alcun genere, del pieno impiego. I vantaggi di una situazione di pieno impiego non vanno considerati soltanto sul piano produttivo ma anche, e soprattutto, su quello della dignità umana”. Con queste parole uno tra i più importanti economisti italiani, Federico Caffè, affronta nel lontano 1982 il delicato problema della disoccupazione nel nostro Paese.

Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate pone l’accetto su concetti come bene comune, esigenza di giustizia e di carità, da perseguire con l’impegno al servizio della comunità: la politica come strumento di giustizia è testimonianza di carità: la dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che si persegua quale priorità l’accesso al lavoro o il suo mantenimento per tutti. Rimane, dunque, il primato del lavoro rispetto al capitale e le relazioni economiche attengono all’attività umana e, quindi, alla dignità della persona che deve essere sempre al centro e prevalente rispetto all’oggetto della sua attività. Dignità della persona e lavoro sono perciò strettamente legate.

E’ da queste parole che bisogna partire per ricordare il primo maggio, in un momento storico, come l’attuale, che pone i lavoratori più di ogni altro alle intemperie della feroce crisi economica. Non c’è sviluppo senza lavoro e il lavoro deve essere tutelato come prima esigenza per il rispetto della persona umana: perseguire la piena occupazione deve tornare ad essere l’obiettivo concreto delle politiche di sviluppo.

Gli ultimi dati sul mercato del lavoro sintetizzano nel modo migliore i risultati della lunga stagione di governo del centrodestra nazionale incapace, nei suoi 10 anni di governo, di adottare quei provvedimenti strutturali necessari per ridare slancio al mercato del lavoro italiano.

Il doveroso ricordo del primo maggio, oggi, assume per l’Italia un valore particolare. L’adozione di riforme economiche vere, tra cui anche quella del mercato del lavoro, sono indispensabili per consentire alla nostra gente di affrontare con serenità le sfide della globalizzazione. Quella ferita aperta all’interno della nostra società dall’alto tasso raggiunto dalla disoccupazione, soprattutto giovanile, potrà essere curata soltanto attraverso un riformismo che senza l’utopia dei falsi miti, sia in grado di costruire nei nuovi contesti economici e sociali un sistema di norme ed istituzioni in capaci di far affermare il sistema paese all’interno di una società profondamente modificata dai processi di globalizzazione. L’obiettivo della riforma deve essere il superamento della precarizzazione del lavoro e l’assenza di lavoro: si distruggono le speranze di futuro di tante persone a partire dai giovani.

Quando come oggi un giovane su tre non è privo di un occupazione non sono in gioco solo i temi legati alla giustizia sociale, come l’incapacità di una società a dare un’occupazione stabile ai propri giovani, ma anche quelle della libertà individuale o meglio della libertà positiva di ognuno di noi di potersi affermare attraverso le proprie capacità, riducendo i gradi di libertà.

Le sirene della demagogia e del populismo renderanno più arduo il cammino di un serio riformismo, ma se si riuscirà a giungere al termine di questo sentiero allora l’Italia sarà un Paese migliore, un luogo dove la fame di giustizia sociale e la sete di libertà individuale troveranno risposte.

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