PROCESSO ANDROMEDA
Luigi Pescuma commenta la sentenza

Luigi Pescuma

LATINA – Il processo “Andromeda” ha portato nelle aule del Tribunale lo spaccato della pericolosa realtà criminale del capoluogo: una guerra fra bande locali.

Nel caso specifico una guerra che è stata stroncata sul nascere dall’intervento della Squadra Mobile di Latina, che non poteva aspettare che le armi individuate fossero usate per le azioni violente cui erano destinate e che ha proceduto ad una brillantissima operazione di prevenzione del crimine. Se avessero aspettato le armi sarebbero state probabilmente usate e i giudici avrebbero irrogato ergastoli e condanne esemplari a chi ne fosse emerso responsabile dalle indagini e successivo processo.
Preferisco una sentenza mite e qualche “paccata” di violenza e spargimento di sangue risparmiato piuttosto che condanne all’ergastolo dopo bagni di sangue e nefandezze poste in essere.
Dobbiamo smetterla di vedere i processi come la soluzione del problema sicurezza del nostro territorio.
I processi e le loro sentenze sono solo l’epilogo di fatti criminali in cui le istituzioni hanno perso la battaglia più importante: quella della prevenzione.
Le sentenze non possono essere avulse dalle prove necessarie per condannare (od assolvere) chiunque, in uno stato di diritto quale fortunatamente ancora è l’Italia. Il giustizialismo non è mai stato amico della democrazia e della civiltà.
I gravi reati contestati nel processo “Andromeda” non hanno potuto avere una forte base probatoria proprio perché l’istituzione Polizia ha fatto in tempo ad agire, questa volta, in termini di prevenzione, per quanto possibile, del reato e non di repressione: se non avesse fatto così avremmo avuto certamente anche in questo caso mamme, fratelli, sorelle, figli o moglie che stavano piangendo la prematura morte violenta di un loro congiunto. E non interessa se il morto poteva essere stato pregiudicato od incensurato: la violenza è sempre violenza, chiunque ne sia vittima
La sentenza di primo grado del processo ‘Andromeda’ ha condannato quello che era condannabile sulla base delle prove raccolte e dimostrate al processo. Questo era il compito dei giudici.Non entro nel merito.
Non abbiamo bisogno dei grandi processi: ai grandi processi non si deve proprio arrivare perché la sicurezza si fa con la prevenzione dei reati e non con le condanne “esemplari”.
Quello che invece dobbiamo urlare ancora e fino a che abbiamo fiato è che la situazione della sicurezza pubblica a Latina e provincia è ormai insostenibile. Per porre argine a omicidi, rapine, incendi, baby gang, furti, prepotenze, truffe ed angherie ed illegalità varie c’è un solo rimedio: la PREVENZIONE.
E la prevenzione come si fa? Non certamente con le chiacchiere!!!! di queste ne stiamo sentendo tante da ogni parte. La prevenzione si fa con la presenza delle istituzioni sul territorio che deve essere controllato nella maniera più capillare possibile con mezzi adeguati.
La videosorveglianza sarebbe un ottimo strumento d’ausilio. Ma dov’è?
Ho già portato l’esempio della infima considerazione della nostra situazione, pur oggettivamente disastrosa, da parte del Ministero dell’Interno (diamo nome e cognome alle istituzioni che hanno la diretta responsabilità della sicurezza nelle nostre città ed alle quali dobbiamo chiedere il conto): la Questura di Latina è, e rimane considerata, tal quale la Questura di Biella in quanto a pericolosità criminale !!!
Possiamo fare tutti i “Protocolli di intesa” che vogliamo ma non servono a niente se rimangono solo chiacchiere e “passaggi giornalistici”. La prevenzione della sicurezza si fa con le risorse sia umane che di mezzi: fare un protocollo di intesa con la rappresentanza di una determinata categoria ( i commercianti per esempio!) in cui si prevede che al singolo cittadino, magari a sue spese, viene gentilmente concesso di collegare il suo impianto di video sorveglianza alla Sala Operativa della Questura è una presa in giro.
Ed il cittadino viene preso in giro due volte: una perché gli si dice “se ti stanno facendo la rapina non ti preoccupare che qualcuno se ne accorge”(salvo poi ad avere mezzi e uomini da mandare sul posto!!); l’altra perché probabilmente in non esiste alcuna Sala Operativa quale terminale di videosorveglianza perché non c’è alcun sistema di videosorveglianza in tal senso. Finora a Latina l’unico sistema di videosorveglianza pubblico che sembra aver funzionato e dato un aiuto investigativo nel corso di fatti delittuosi ( purtroppo in fase repressiva e non preventiva) è stato l’impianto dell’ATER che è finalizzato alla tutela del suo patrimonio e non certamente alla tutela della sicurezza pubblica. E’ tutto dire.
A Latina proprio dieci anni fa denunciammo questa stessa condizione in cui versava la città. in occasione della venuta del capoluogo dell’allora sottosegretario Mantovano, e ci accorgemmo da subito che le nostre denunce rimasero inascoltate. Nell’arco degli anni successivi, omicidi, estorsioni ed usura, hanno proliferato, fino a culminare con la guerra dei clan che fece risvegliare la città davanti ad una realtà che tutti conoscevano ma che tutti facevano finta di non vedere. Oggi siamo ritornati nella stessa situazione di dieci anni fa.
L’appello allora è che tutte le forze politiche e tutti i soggetti sensibili a questo brutto momento che stiamo attraversando, in maniera trasversale mettendo da parte le contrapposizioni, si associno e contribuiscano a creare un fronte comune di stimolo e denuncia rispetto a questa problematica. Noi ci siamo incondizionatamente. NON C’E’ TEMPO DA PERDERE!!!

Riceviamo e pubblichiamo

dal Luigi Pescuma, responsabile sicurezza de L’altra faccia della politica

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Alto