OPERAZIONE PAPER CARS
La banda delle auto torna in carcere: 7 arresti

Il comandante della Polstrada, Francesco Cipriano

LATINA – Tornano tutti in carcere i sette componenti di una banda di italiani (residenti tra Latina, Nettuno e Aprili) dedita al riciclaggio e alla falsificazione di documenti di circolazione di auto di grossa cilindrata. Arrestati un anno fa e poi  scarcerati, i componenti del sodalizio individuato dalla Polizia Stradale, hanno proseguito la loro attività, cercando di cancellare le prove acquisite dagli investigatori e affinando le loro tecniche. Non è bastato: oggi sono tornati in carcere in un’ operazione scattata alle prime luci dell’alba. Quaranta gli indagati a piede libero.

L’operazione Paper Cars, condotta dalla Polstrada di Latina dopo mesi di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, è scattata all’alba. Gli agenti della Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale Lazio e della Sezione Polizia Stradale di Latina e Frosinone, hanno dato esecuzione a 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere e ad una misura degli obblighi di polizia giudiziaria nei confronti del sodalizio (tra gli arrestati figurano anche due donne)  con l’accusa di falsificazione di documenti, riciclaggio di veicoli e truffe ai danni di compagnie assicurative e finanziarie. I reati sono tutti aggravati dall’elevato valore economico del danno.

GLI ARRESTATI – Colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere:

B. F., nato a Latina, il 29.07.1964,

D. G. M., nato a nato ad Aprilia il 27.06.1962

U. R., nata a Sheffield (GB) il 23.11.1963

C. R., nato a Casablanca (MAROCCO) il 20.01.1964

T. F., nato a Roccasecca (FR) il 10.11.1946

F. P. A. nato a Casablanca (MAROCCO) il 14.05.1953

B. B., nata a Latina il 28.01.1971

G. G., nato a Roma il 02.03.1957 (unico destinatario del provvedimento degli obblighi di P.G.)

L’ORGANIZZAZIONE  –  Secondo gli investigatori a capo della banda in attività dal 2007, c’era un uomo residente a Nettuno che, servendosi di un sistema di società intestate a terzi (ma direttamente riconducibili a lui sia sul piano economico che su quello operativo) provvedeva a “nazionalizzare”  veicoli inesistenti o destinati a mercati esteri. Vetture di alta gamma, Bmw, Mercedes, Porsche rubate, venivano immatricolate come fossero nuove,  presso uffici della motorizzazione civile di vari comuni  e con sistemi  che si sono andati affinando nel  tempo.

L’IMMATRICOLAZIONE    veniva effettuata attraverso la produzione di falsi certificati di conformità, su cui venivano trascritti numeri di telaio di vetture inesistenti che successivamente venivano presentati agli uffici pubblici competenti, i quali provvedevano a rilasciare targhe e documenti di circolazione originali.

“Altro modus operandi utilizzato dall’organizzazione  – spiegano dalla Polstrada in una nota – consisteva nel produrre certificati di conformità falsificati, anziché negli Uffici della MCTC Italiana, nei corrispondenti Uffici Tedeschi, ottenendo così documentazione di circolazione estera originale che poi veniva utilizzata per nazionalizzare in Italia i  veicoli comunque inesistenti. Un terzo modus operandi – aggiungono gli investigatori –  consisteva nell’esibire sempre in Germania, documentazione di circolazione Italiana, provento di delitto o falsificata, su cui venivano apposti dati relativi a veicoli prodotti per mercati extra UE. Al fine di evitare la riconducibilità di tale operazione ai reali richiedenti, veniva utilizzata un identità fittizia e prodotto in copia un documento di identità falso, unitamente alle altre documentazioni, sempre false, idonee ad ottenere l’immatricolazione o l’intestazione in Germania dei predetti veicoli. La procedura sopra indicata, oltre a consentire la creazione di veicoli esistenti solo sulla carta, in alcuni casi, come dimostrato dai veicoli sequestrati nel corso dell’indagine, ha permesso all’organizzazione di riciclare veicoli compendio di furto a cui veniva contraffatto il numero di telaio e gli altri dati identificativi”.

LE SOCIETA’ CONTROLLATE DALLA BANDA esistevano solo sulla carta: BAY CAR srl, IPERCAR srl, GRUPPO IVI srl, FONTEIANA Auto srl, CAR HOUSE srl, ditta UNIVERSAL STAR, C&C DIAMONDS srl, ROYAL RENT srl,  i cui amministratori sono considerati pienamente coinvolti nell’attività dell’organizzazione criminale e con ruoli di primo piano.

Già un anno fa l’organizzazione era stata scoperta con l’emissione delle prime misure cautelari: “nell’ultimo anno – concludono dalla Stradale – si è accertata la reiterazione dei comportamenti criminali ascritti e il tentativo degli stessi di inquinare le fonti di prova mediante la presentazione di denunce di furto per veicoli di fatto inesistenti”.

 

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