80° LATINA. LA RICORRENZA
Il 30 giugno del 1932 la posa della prima pietra

LATINA – Latina festeggia quest’anno i suoi primi 80 anni e quella di oggi, storicamente, non è una data come le altre: proprio il 30 giugno del 1932 fu infatti posta la prima pietra della città di Littoria. Una ricorrenza nella ricorrenza che nell’ Ottantesimo ha un senso sottolineare anche perché, quel giorno, accadde una cosa di cui  solo pochi sono a conoscenza: Mussolini, non solo non partecipò alla cerimonia,  ma il 29 giugno del 1932 prese carta e pena e scrisse al commissario straordinario dell’ Opera Nazionale Combattenti, Valentino Orsolini Cencelli, per chiedergli di bloccare l’iniziativa. L’edificazione della città nuova, infatti, cozzava apertamente con la sua politica “antiurbanistica”.

Ne è testimonianza la lettera pubblicata da Piergiacomo Sottoriva, profondo conoscitore della storia locale , nel suo blog (www.pgsblog.it). Una lettera,  che ci ha gentilmente concesso di utilizzare anche per il nostro sito e in cui si legge: “Tutta quella rettorica a proposito di Littoria. semplice comune e niente affatto città – est in manifesto contrasto con la politica antiurbanistica del Regime stop Anche la cerimonia della posa della prima pietra est un reliquato di altri tempi stop Non tornare più sull’argomento, Mussolini”. ECCO IL DOCUMENTO:

“Mussolini dovette ingoiare il rospo della fondazione di Littoria – ricorda Sottoriva –  pur avendo dato il suo nulla osta al Commissario dell’Opera Nazionale Combattenti, il reatino Valentino Orsolini Cencelli, che gli aveva fatto la proposta di creare un insediamento organizzato là dove i terreni paludosi si stavano tramutandosi in “agro” pontino, in terreno coltivabile e frequentabile. Era accaduto nell’aprile del 1932, quando il capo del fascismo aveva compiuto un’ ispezione ai lavori in corso, accolto da uno schieramento di macchine agricole e ossequiato da Cencelli. Questi lo aveva, poi, fatto salire sulla vecchia torre dell’acquedotto …dall’alto della torre, osservando la nuova morfologia del terreno, Mussolini si era lasciato prendere dall’entusiasmo e aveva accolto l’idea di creare qui un centro abitato. Poi se n’era tornato a Roma, e Cencelli aveva, giustamente, cavalcato l’idea, dandosi da fare per tradurla in fatti. Ad iniziare dalla cerimonia di fondazione che, nei rituali fascisti, occupava sempre un posto di primo piano. Sentitosi con la Segreteria del Presidente del Consiglio, aveva fissato la data della cerimonia per il 30 giugno. E cominciò, così, i preparativi, ovviamente accompagnati da un adeguato tam tam pubblicitario. A quel punto, nella mente di Mussolini s’era insinuato un dubbio: io vado sostenendo che la vita vera è quella di campagna, la sana vita rurale, e che la città deve diventare un ghetto per “cittadini” , come si fa, allora, a sostenere che la maggiore opera del regime debba nascere con una “città nuova”?

 Questo pensiero lo perseguitò al punto che decise che della cerimonia di fondazione non si sarebbe dovuto fare nulla. E questa decisione la comunicò, tramite Segreteria, a Cencelli poche ore prima del giorno fissato. Cencelli che aveva organizzato tutto, mobilitando lavoratori e militari, camion e carretti, giornalisti e filmluce,  rispose che lui sarebbe andato avanti lo stesso . Era una autentica ribellione (e la pagò, a distanza di mesi, col suo siluramento), ma si tolse lo sfizio di attuarla. La cerimonia si svolse regolarmente, e regolarmente la prima pietra fu calata nella regolamentare buca destinata ad accoglierla, mentre esplodeva l’entusiasmo degli astanti, e Mussolini sottolineava il suo disprezzo allontanandosi da Roma per andarsene in Romagna, nella sua Rocca delle Caminate.

Poi Mussolini si rimangiò tutto pochi mesi dopo, quando, il 18 dicembre, partecipò personalmente alla cerimonia dell’inaugurazione di Littoria”.

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