DISCUSSIONE SUL BILANCIO A LATINA
I numeri della discordia: c’è tempo fino al 28

L'ingresso del palazzo comunale

LATINA – Prosegue in commissione bilancio a Latina la discussione per arrivare alla stesura finale del documento di programmazione da portare all’attenzione del consiglio. C’è tempo fino al 28 giugno data in cui è fissata la prima delle tre sedute consecutive (28-29-30) nel corso delle quali dovrebbe passare al vaglio dell’assise lo schema economico- finanziario.

Sono giornate di confronto serrato, con frizioni tra le forze di maggioranza per la divisione delle somme: indiscrezioni di stampa riferiscono di minacciate dimissioni del sindaco Di Giorgi, in tv un fantomatico consigliere comunale dichiara che la tenuta della maggioranza è a rischio. Il primo cittadino conferma di aver richiamato i suoi all’ordine: “Tante assenze in consiglio comunale non sono accettabili, chi non può rinunciare agli impegni personali, siano pure pregressi, rinunci allora all’incarico. Occorre serietà, la città attende risposte”.

I NUMERI – Ma quali sono i numeri della discordia? Sul totale di 226 milioni, a tanto ammonta il bilancio del Comune di Latina,  115 sono per spese correnti e dunque già “destinate”. Sono previsti inoltre introiti tributari per 60 milioni ed entrate extra-tributarie per altri 40. I tagli dello Stato sono quantificabili in quasi nove milioni di euro. Ciascuno chiede di avere il massimo delle somme disponibili, ma accontentare tutti è impossibile. Ancora più insostenibile sarebbe però non arrivare ad un accordo: il Pdl pontino non può permettersi né un nuovo caso-Zaccheo, né scivolare su una situazione analoga a quella verificatasi a Sabaudia solo la settimana scorsa.

Tra gli obiettivi enunciati dalla maggioranza del Pdl: nessun taglio ai servizi al cittadino e ai servizi sociali; evitare l’aumento delle tariffe (ma la mensa  – come è noto – a molte famiglie costerà significativamente di più); il contrasto all’evasione, per combattere la quale sarà necessario anche dotarsi di nuovi strumenti e quindi spendere somme; infine una politica di riduzione della  spesa pubblica,  la famosa spending review che ha già portato a progettare l’abbandono del Palazzo Pegasol per il quale il Comune paga 380mila euro l’anno.

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