ESECUZIONE A TERRACINA
Il boss Giugliano si costituisce e racconta i retroscena del delitto

TERRACINA – Si fanno più chiari i contorni dell’omicidio di Gaetano Marino, il boss della camorra ucciso giovedì sul lungomare di Terracina da due killer arrivati da Napoli e probabilmente nascosti a Terracina, almeno per quale ora dopo il delitto consumato a sangue freddo sul Lungomare circe, in pieno pomeriggio. Il boss  è stato attirato in una trappola e con molta probabilità ad attiralo è stato uno dei suoi fedelissimi, forse proprio il guardaspalle che da allora è sparito nel nulla. E questo omicidio ridisegna anche la geografia criminale di Scampia, uno dei luoghi più difficili del napoletano e da dove Marino si è staccato dai Di Lauro dando vita ai cosiddetti Scissionisti e alla guerra criminale che ha causato più di 70 morti.
Che la situazione è molto delicata lo si intuisce anche dalla mossa di Gianluca Giugliano, altro boss che ieri si è consegnato alla polizia per la paura di essere ucciso con Gaetano Marino. Il 31enne, considerato l’armiere degli scissionisti, è sembrato subito un fiume in piena e ha raccontato anche dettagli sull’omicidio: il giovane ha riferito che “Moncherino”, così veniva chiamato Marino, era stato messo all’angolo e la piazza di spaccio affidata a un’altra persona. Per questo motivo l’uomo sarebbe stato ucciso. L’omicidio sarebbe stato deciso nel corso di una riunione che si è tenuta alle Case Celesti, zona di espansione per chi comanda a Vanella Grassi da dove poi sarebbero partite le auto con i killer che hanno freddato “Moncherino”.

Secondo quanto riferito da Giugliano, l’uccisione di Marino è un messaggio forte per i clan e dimostrerebbe la conquista delle Case Celesti da parte dei clan Petriccione-Magnetti e dall’altra un ritorno in auge dei Di Lauro visto che «McKay» era il nemico numero uno dello storico clan e che uccidendolo la Vanella Grassi avrebbe in qualche modo spianato la strada a un loro eventuale ritorno.

Intanto due testimoni hanno decritto il killer. La Squadra Mobile della Polizia di Latina e la Direzione distrettuale antimafia indagano dunque in una direzione precisa.

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