Vino, riso e tipicità: 80 anni di storia nell’enogastronomia

In occasione del Vinitaly incontro con l'associazione Agroalimentare in rosa

bottiglie-di-vinoLATINA – Dalla Bonifica al made in Latina. A Verona, in occasione della quarantottesima edizione del Vinitaly, 80 anni di storia italiana raccontati attraverso l’incontro tra il vino, il riso vialone nano veronese e i prodotti dell’Agro pontino. A far da filo conduttore la bonifica integrale dell’Agro romano durante il ventennio fascista, le migrazioni interne e l’esodo dal Veneto e dal Friuli di quasi tremila famiglie per fare della palude una terra fertile e rigogliosa. Dolori, speranze e patimenti raccontati per il fuori salone dell’importante kermesse scaligera, nel corso di una speciale serata ideata dalla giornalista Tiziana Briguglio e dall’Associazione Agroalimentare in Rosa, con la collaborazione del professor Giuseppe Nocca e del maestro di cucina Gabriele Ferron, per non perdere e rendere allo stesso tempo accessibile a tutti la memoria legata alla nascita delle città di Fondazione ( Pomezia, Aprilia, Latina, Sabaudia e Pontinia) e all’inaugurazione, nel 1934, degli edifici provinciali di Latina. Ad ospitare l’evento la suggestiva“Pila Vecia”, a Isola della Scala, sede del più antico impianto di pilatura del riso in Italia tuttora funzionante (datato1650), di proprietà della famiglia Ferron.

Da una parte le vicende di gente semplice e umile che mossa dalla fame scelse di spingersi fin nell’Agro Pontino con la speranza di una vita migliore; dall’altra la presentazione di una realtà, quella della provincia di Latina, che proprio grazie alle opere di bonifica e al conseguente sistema dei canali irrigui, al miglioramento dei trasporti e alla maggiore domanda interna dei prodotti del suolo, vede oggi il cosiddetto Triangolo d’oro (Terracina, Sabaudia e San Felice Circeo) e la Piana di Fondi tra le maggiori e importanti aree di particolare intensità colturale in Italia.

 È qui, infatti, che con i primi insediamenti agricoli si assiste al fiorire delle coltivazioni che, se a partire dagli anni 50 si identificano principalmente con la zucchina bianca con il fiore, il sedano bianco di Sperlonga e la fragola favetta di Terracina, trovano adesso con la nuova cultivar del pomodoro Torpedino il loro maggior punto di attrazione per il rilancio delle economie locali.

Dunque una sfida difficile e solo apparentemente impossibile raccolta e portata strenuamente avanti, a distanza di anni, da aziende come la Mafalda, la Società agricola Consortile CSC Lazio, la VAL.A.F. Socità’ Cooperativa Agricola, la San Leone e la Silvana Frutta, insieme per far partire proprio da Fondi un modello di sviluppo rurale e di promozione delle identità territoriali fondato nella coltivazione di varietà ( come quelle sovra indicate), che a livello mondiale possono trovare la loro massima espressione solo in questa parte dell’areale laziale.

 

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