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“Antigone” di Matuta Teatro al teatro Argot di Roma

Sarà in scena dal 28 al 30 aprile

antigoneSEZZE – Dopo essere stato rappresentato negli ultimi mesi a Torino, Venezia e Latina, lo spettacolo “Antigone”, l’ultima produzione di Matutateatro, andrà in scena dal 28 al 30 aprile, ore 21, presso il Teatro Argot di Roma, lo storico teatro nel cuore di Trastevere che fin dalla metà degli anni Ottanta ospita le più importanti realtà della drammaturgia contemporanea. Un’occasione importante per la compagnia setina che è stata inserita nel cartellone di “Primavera Argot”, una stagione riservata ad alcune delle più interessanti realtà teatrali che negli ultimi 5 anni stanno lasciando il segno. Realtà indipendenti, cioè responsabili del proprio destino da un punto di vista economico ed artistico.

Lo spettacolo – ideato, interpretato e diretto da Julia Borretti e Titta Ceccano – mette in scena la storia ben nota di Antigone, la figlia di Edipo, la ribelle che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. La figura di Antigone ancora oggi non smette di sollevare le eterne questioni del conflitto tra Oikos e Stato, tra donne e uomini e tra giovani e vecchi. La messa in scena di Matutateatro, che si nutre del classico sofocleo, della versione novecentesca di Anouilh e di quella cinematografica della Cavani, si apre ai linguaggi della contemporaneità innestando nella trama riflessioni sui tempi attuali, amplificando così il valore politico dell’opera.

Come si legge nelle note di regia: «Il valore politico è indubbiamente la sua caratteristica più precipua, una caratteristica che nei secoli ha conservato alto l’interesse sulla tragedia di Sofocle. Ecco perché abbiamo deciso proprio con questo lavoro di mettere le mani, seppur attraverso il filtro di un classico, sui tempi che viviamo. Questo studio è il nostro personale atto d’accusa nei confronti della società contemporanea e di una classe politica che uccide i propri figli, così come fa Creonte. Lo spettacolo è ambientato in una vetrina, luogo dove la nostra società svende i propri figli; mentre l’immagine di Creonte che guarda continuamente una TV  è il simbolo di una classe politica che ha perso i rapporti con la realtà. Ma questo set è anche un interno borghese dove si consuma una violenza domestica che è fisica e metaforica allo stesso tempo».

Le luci e le scene sono firmate da Jessica Fabrizi, mentre le ceramica di scena sono realizzate da Laura Giusti_Laghirà.

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