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La Chitarra protagonista di “Un’orchestra a teatro”

L'appuntamento al teatro Moderno

Marco Del Greco 1LATINA – Il terzo concerto della Stagione sinfonica dell’Orchestra del Conservatorio di Latina “Un’Orchestra a Teatro”, nata dalla collaborazione tra il Conservatorio di musica “O. Respighi” e il Campus Internazionale di Musica, è in programma venerdì 15 aprile alle ore 21 al Teatro Moderno di Latina.
La chitarra sarà la grande protagonista della serata: il giovane e valente chitarrista Marco Del Greco si cimenta con il famosissimo Concierto di Aranjuez di Rodrigo. Classici e amati dal pubblico sono anche il Valse triste di Sibelius e la Sinfonia n. 1 “Classica” di Prokoviev in programma, eseguiti dall’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “O. Respighi” di Latina diretta da Francesco Belli.
Il concerto si apre con l’esecuzione di Tre improvvisazioni di Django Reinhardt scritte nel 2015 da Diego Santamaria, uno dei più validi studenti del Conservatorio di Latina. Ventiduenne, nato a Latina, Santamaria è stato allievo di Francesco Antonioni e attualmente è iscritto ai corsi di composizione e violoncello.
«Il programma del concerto – osserva il maestro Belli – si compone di tre brani scritti nella prima metà del secolo passato e di un brano del giovane compositore Diego Santamaria. Il concerto per chitarra e orchestra Concierto de Aranjuez, che vede come solista Marco Del Greco, resta una pietra miliare nella letteratura concertistica per chitarra. Sappiamo che impegnò intensamente il suo autore, alle prese con le non poche difficoltà di un genere privo di riscontri nel panorama compositivo del Novecento. Il Valse triste di Sibelius divenne famosissimo sin dal periodo precedente la prima guerra mondiale, come pagina tipica della malinconia un po’ edulcorata e mitigata delle sale da tè d’Europa e d’America. La Sinfonia n°1 “Classica” di Prokofiev si ispira, per ammissione dell’autore, a Haydn: vuole essere, da un lato una testimonianza della capacità di Prokofiev di comporre in modo classico e, dall’altro, un divertente esperimento volto ad aggiornare in chiave moderna gli stilemi musicali e formali del Settecento».

E’ Diego Santamaria a raccontare la genesi delle sue Tre improvvisazioni di Django Reinhardt: «Django Reinhardt, nato nel 1910 e scomparso nel 1953, è stato un chitarrista europeo di etnia sinti. Il suo particolare stile musicale ha dato vita al genere oggi conosciuto come jazz manouche (o gypsy jazz), nato dall’unione del repertorio swing americano con le sonorità della musette francese.  Ascrivere la musica di Django a questo genere può essere corretto per la maggior parte dei brani da lui incisi, diventa però limitante in alcuni casi; il panorama musicale in cui egli si muoveva è infatti più vasto e complesso. Cresciuto in un campo nomade aveva imparato a suonare ascoltando musicisti zingari provenienti da diverse aree geografiche. Il loro repertorio consisteva in melodie popolari di ogni tipo: brani tradizionali dell’Europa dell’est e valzer viennesi, il flamenco dei chitarristi gitani e le arie d’opera italiane. Vissuto in seguito a Parigi, Django oltre ad appassionarsi ai nuovi dischi americani era affascinato dalla recente musica francese. Nelle poche registrazioni in cui improvvisa da solo senza che ci siano altri musicisti ad accompagnarlo (e che non sia quindi costretto a una definita struttura armonica) sono continui i richiami a tali diverse sonorità.
Questa elaborazione per orchestra di tre delle sue improvvisazioni non vuole essere un semplice arrangiamento. Ho cercato tramite le vaste possibilità timbriche dell’orchestra classica di dare il giusto valore a ogni idea melodica, ampliando ogni intenzione originariamente appena accennata sulla chitarra, catturando e fissando su carta ritmi fuggevoli e estemporanei, trasformando infine delle improvvisazioni in dei brani con una forma compiuta».

Nell’intervallo tra la prima e la seconda parte del concerto si terrà la cerimonia di premiazione del Premio “Frumento d’Oro”, giunto alla sua XVI edizione.

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