Unioncamere

Economia, un 2015 a diverse velocità in provincia di Latina

Lo dicono i dati presentati in occasione della 14esima Giornata dell'economia

lavoroLATINA – Sono stati presentati oggi, i dati economici provinciali del 2015, in occasione della 14° Giornata dell’Economia, organizzata annualmente da Unioncamere per fare il punto sullo stato di salute dell’economia italiana.

La lettura delle dinamiche socio-economiche della provincia pontina ci restituisce un quadro caratterizzato nel 2015 dal consolidarsi dei segnali positivi di alcuni dei principali indicatori, sebbene le accentuazioni del mercato del lavoro mostrino delle esasperazioni nelle dinamiche, che in parte si spiegano anche con uno sfasamento temporale che le statistiche dell’occupazione in genere mostrano rispetto al recupero del ciclo economico, peraltro ancora esitante in relazione alle altalenanti incertezze dei mercati.
A leggere i dati dell’economia locale, si colgono alcuni significativi mutamenti nei comportamenti socio-economici, in relazione ai quali il 2015 può definirsi uno spartiacque rispetto agli ultimi anni e che consentirà interpretazioni più in profondità sugli esiti di lunga durata. Il 2015 mette a segno un importante risultato, perchè evidenzia con una continuità delle serie storiche trimestrali, la ripresa dei principali indicatori di demografia imprenditoriale sia su scala nazionale, che a livello locale.
Nel corso dell’ultimo anno, infatti, le aperture di procedure concorsuali (fallimenti e concordati) in provincia di Latina si sono ridotte in misura considerevole (circa 1/3 in meno rispetto alle risultanze 2014). Cresce anche il tasso di sopravvivenza delle imprese attive entro il secondo anno di vita rispetto a cinque anni fa, attestandosi al 74,6%, a fronte del 71,8% riferito alle imprese iscritte nel corso del 2010.
Per quanto attiene il mercato del lavoro, nel corso del 2015 si profila uno scenario di profonda discontinuità. La crescita dell’occupazione femminile avviatasi con la crisi economica, per la prima volta lo scorso anno segna una battuta d’arresto. L’evidenza è surrogata dal venire meno del parziale effetto di sostituzione del lavoro femminile, che si è creato per effetto di una sorta di compensazione di genere in parte finalizzata a “garantire” la sostenibilità del bilancio familiare soggetto a maggiori rischi, in relazione alla significativa perdita di posti di lavoro da parte del capofamiglia (soprattutto nella famiglie monoreddito), nonché all’aumentato rischio di disoccupazione dei familiari occupati, che nell’ultimo triennio ha generato quasi 5mila occupate in più.
La connotazione di genere che si realizza nel corso del 2015, con il peggioramento dell’occupazione femminile, per un tonfo di 4mila e 500 unità (-5,6% in termini relativi), come peraltro avviene anche per gli altri indici è da attribuirsi alle dinamiche negative del mercato del lavoro terziario, dove è più elevata la presenza femminile; l’ulteriore discrimine che segna un punto di svolta rispetto all’ultimo quadriennio è che per la prima volta l’industria manifatturiera torna ad espandere la propria forza lavoro.
Sempre in discontinuità rispetto agli ultimi anni, l’occupazione maschile è stazionaria e, dunque, il tandem algebrico di genere determina un bilancio 2015 complessivamente negativo per l’occupazione pontina, che negli ultimi dodici mesi si riduce di quasi 5mila unità. Di fatto il calo degli occupati, come già sottolineato prevalentemente donne, non implica il travaso nell’altra componente delle persone in cerca di lavoro, a rappresentare il ritorno all’inattività per circa 3mila inoccupate che hanno “optato”, dunque, per la fuoriuscita dal mercato del lavoro.
Si conferma in crescita il tasso di disoccupazione, che raggiunge il 16,5% (a fronte del 15,9% del 2014), per un nuovo record di disoccupati nella nostra provincia, 39mila unità; in realtà la disaggregazione di genere mostra che il deterioramento dell’indice di disoccupazione è attribuibile esclusivamente alla componente maschile, che registra un balzo notevole, attestandosi al 15,1% (a fronte del 13,7% nel 2014). Ulteriore segnale di discontinuità, questa volta positivo, è il progressivo recupero delle erogazioni di prestiti all’economia in provincia di Latina avviatosi nel corso del 2015, confermando una serie storica che torna ad essere positiva a partire dai mesi estivi, per un cambio di passo più accentuato nell’ultima porzione d’anno.

Per quanto attiene le imprese, per le realtà medio-grandi il 2015 certifica un recupero rispetto alle pesanti flessioni registrate nei dodici mesi precedenti.
In termini assoluti il bilancio 2015 restituisce una sottrazione di circa 10 milioni di euro, a fronte dei 155 milioni di euro in meno riferiti all’annualità precedente, frutto appunto del recupero sopra descritto per le aziende di maggiore dimensione (oltre i 20 dipendenti), che spiegano circa il 70% dei prestiti al mondo imprenditoriale locale.
A fronte, dunque, di un mercato creditizio complessivamente in stallo lato imprese, nonostante i recuperi sopra descritti, si consolida la ripresa dei mutui concessi alle famiglie pontine, che sin da inizio anno tornano su un sentiero positivo di crescita, peraltro in decisa accentuazione a partire dai mesi estivi. Occorre inoltre sottolineare che, in ulteriore discontinuità rispetto alle variazioni negative degli anni precedenti, si registra una crescita esponenziale dei beni durevoli acquistati dalle famiglie pontine, per una straordinaria coincidenza con le tendenze rilevate su scala nazionale; peraltro, l’ulteriore riscontro in relazione ad una maggiore pianificazione delle spese familiari è offerto anche dalla decisa accelerazione del credito al consumo (auto, elettrodomestici, elettronica di consumo e mobili), come emerso dalle analisi di Eurisc (sistema di informazioni creditizie di Crif2), che nel primo bimestre 2016 colloca Latina al vertice della graduatoria nazionale per incremento delle richieste di prestiti finalizzati.
Passando a quella che ormai definiamo la fibra robusta e consistente dell’economia locale, le vendite sui mercati internazionali superano i 6miliardi e 600mila euro, per una quota pari circa ad 1/3 dell’intero valore delle merci regionali vendute oltre confine, subito dopo Roma la cui quota sfiora il 40%. Tale dato è ancor più significativo se raffrontato con le altre province del Lazio: la crescita delle vendite all’estero pontine nel corso del 2015, peraltro inesorabile negli ultimi anni, ha superato ampiamente la doppia cifra (+17,85%), a fronte di una variazione complessiva nel Lazio del +9,22%. Al riguardo, anche l’apertura 2016 conferma tendenze positive.

FENOMENI MIGRATORI
In uno scenario di crescita zero della componente italiana della popolazione, peraltro in corso di invecchiamento, ed in cui i flussi stranieri hanno alimentato gli incrementi demografici complessivi, aggiornare il quadro demografico della provincia di Latina risulta un esercizio senz’altro utile a comprendere se nel contesto locale si replicano dinamiche simili e di pari intensità e se quei fattori di maggiore giovanilità che l’hanno caratterizzata in misura significativa fino agli ‘80, persistono o diversamente sono divenuti marginali.
Il focus restituisce spunti significativi, in quanto, in un contesto nazionale di costante decremento del tasso di crescita naturale della popolazione, Latina rimane l’unico territorio laziale a mantenersi ancora su di un sentiero positivo, sebbene si assista ad un rallentamento delle dinamiche nell’ultimo triennio.
Le evidenze riferite al tasso di crescita totale, superiore a quello naturale in quanto comprensivo della crescita dovuta alla componente migratoria, mostrano il significativo contributo dei flussi migratori (provenienti da altro comune di altra provincia, sia italiani che stranieri) negli ultimi anni in provincia di Latina, decisamente più rilevante di quanto sia avvenuto nelle altre aree regionali, fatta eccezione per Roma, la cui dimensione metropolitana mostra pressoché altrettanta vivacità, sebbene i fattori attrattivi rispetto alla nostra provincia si riferiscano a coordinate socio-economiche notevolmente distanti e, dunque, non comparabili.
Latina si distingue rispetto alle altre realtà laziali per la maggiore capacità di attrazione di flussi di nuove residenze provenienti da fuori provincia, mostrando dinamiche molto simili a quelle capitoline, che peraltro influenzano anche la geografia degli insediamenti nel nord pontino.
Tornando, dunque, alle premesse, con riferimento alla componente straniera della popolazione, l’analisi riferita agli ultimi quindici anni evidenzia come, complici i flussi migratori, la composizione strutturale della popolazione della provincia conti su una minore dipendenza delle classi più giovani e più anziane rispetto alla popolazione in età lavorativa.
Gli effetti positivi sulla composizione strutturale della popolazione sono dovuti ai fattori socio-economici che tipicamente caratterizzano i flussi migratori che sono generati prevalentemente dalla ricerca di un posto di lavoro e dunque alimentati dalle fasce di età più giovani.
L’imprenditoria straniera rappresenta l’apporto crescente della componente straniera alla vita economica della nostra provincia, sebbene occorra sottolineare che la sempre maggiore enfasi che caratterizza il dibattito a livello nazionale sul ruolo degli “attori” economici di origine immigrata nel panorama imprenditoriale italiano ha la parvenza più di un auspicio, che di una concreta rappresentazione di una realtà consolidata.
Anche il mercato del lavoro può definirsi “etnico”, considerato che spesso le esperienze dei lavoratori stranieri raccontano di una concentrazione in alcuni settori, come l’agricoltura, le costruzioni, il terziario non avanzato ed il lavoro domestico, con mansioni di basso profilo, spesso in condizioni di precariato che dilaga nella piaga dell’”informalità”. Le scelte di dumping non solo economico da parte di quanti ricorrono a tale forme di impiego, ha risvolti anche in termini di “dumping sociale”, in quanto ha preoccupanti riflessi sull’integrazione e sulla coesistenza nei luoghi, come le cronache locali riportano con frequenza.

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