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Ultimo appuntamento al D’Annunzio con “Un’orchestra a teatro”

In scena l'Orchestra del Respighi con il clarinetto solista Francesco Belli

LATINA – Giunge a termine la stagione concertistica “Un’Orchestra a Teatro“ con il concerto che si tiene al Teatro D’Annunzio di Latina venerdì 26 maggio alle ore 21: l‘Orchestra Sinfonica “O. Respighi” del Conservatorio di Latina diretta da Benedetto Montebello, alla quale si affianca Francesco Belli come clarinetto solista, eseguiranno un programma classico che si apre con l’ouverture-fantasia Romeo e Giulietta di Čajkovskij, cui segue la Première rhapsodie per clarinetto e orchestra di Debussy – versione presentata per la prima volta a Parigi il 3 maggio 1919, una pagina fresca e sensuale sospesa tra rèverie e scherzo – e la Sinfonia n° 4 in re minore op. 120  di Schumann.

È lo stesso Direttore d’Orchestra Benedetto Montebello a descrivere il programma di questo impegnativo concerto di chiusura della stagione: «La tragedia shakespeariana Romeo e Giulietta è sempre stata fonte di felice ispirazione per innumerevoli artisti. Non sfugge a questa suggestione Čajkovskij, che redige una prima versione dell’Ouverture nel 1869. Tuttavia, non soddisfatto dopo la prima esecuzione, la modifica una prima volta l’anno seguente e in via definitiva una seconda volta nel 1880, dandole la versione che è rimasta ancor oggi nel repertorio di tutte le orchestre sinfoniche del mondo. Una vera rappresentazione sonora della tragedia, dove i vari temi descrivono, l’amore dei giovani amanti, le lotte tra le famiglie avverse e, con un tema da marcia funebre finale, l’immane dramma del duplice suicidio dei protagonisti.

Composta nel 1910 nella versione originale per clarinetto e pianoforte, la Rhapsodie n° 1 fu orchestrata l’anno seguente, ma eseguita, in questa versione, solo dieci anni dopo. L’opera è un vero affresco timbrico, un libero fluire di colore negli impasti sonori tra l’orchestra e il solista, in un continuo vagare formale con un avvicendarsi di tempi sempre diversi che ben rende, appunto, il senso rapsodico della composizione e che fa di questo brano un classico della letteratura solistica per il clarinetto.

Schumann schizzò la sua Quarta sinfonia in re minore molto prima della seconda e della terza, nel 1841. Non soddisfatto, tuttavia, vi rimise mano in seguito con un’ampia revisione, nella struttura formale e nell’orchestrazione, ripresentandola al pubblico nel 1853 e dandole così la versione definitiva che verrà eseguita in questo concerto. Quelli che lui giudicò notevoli miglioramenti, non furono apprezzati invece da vari critici e colleghi, tra cui Brahms, che ne criticarono l’impianto formale e, soprattutto l’orchestrazione. In realtà, se per la strumentazione il lavoro presenta più di una pecca, la quarta sinfonia, nella numerazione ufficiale, formalmente rappresenta una vera innovazione, con l’elaborazione tematica in senso ciclico, che anticipa gli autori tardo romantici, e l’organizzazione dei movimenti. A differenza della prima versione, infatti, nell’ultima i movimenti vengono eseguiti senza soluzione di continuità, ripresentando i temi principali se pur variati melodicamente e ritmicamente. Da notare anche l’ampia sezione di raccordo tra Scherzo (terzo movimento) e Finale, con un ampio corale che strizza l’occhio al passato (Quinta di Beethoven) ma anticipa anche climi ben più epici e leggendari, tra tutti Wagner».

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