l'approfondimento

Impianto a biometano a Latina Scalo, parola all’esperto

Parla il presidente della Facoltà di Ingegneria dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile

LATINA – In questi giorni sta tenendo banco la discussione sulla centrale a biometano che dovrebbe sorgere a Latina Scalo e il cui ok definitivo è nelle mani della Provincia di Latina. In tanti si sono schierati contro la realizzazione dell’opera che, in pratica brucia il rifiuto umido per trasformarlo in biometano da immettere sulla rete nazionale di distribuzione.

Da una parte ci sono i residenti che hanno costituito un comitato presieduto da Marco Gubbioli il quale spiega “Non vogliamo un’altra industria del genere nella zona, a pochi passi dal centro con tutti il traffico che comporterà perchè i rifiuti che arriveranno saranno non solo della zona, ma anche di altri comuni. Questi impianti – spiega Gubbioli – per essere utili devono essere pubblici così i cittadini si sentono partecipi dell’innovazione teconologica”.

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Dall’altra c’è la Recall azienda che si occuperà dell’impianto secondo la quale “E’ ormai indispensabile che tutti comprendano l’importanza dell’economia circolare in cui questo opera: attraverso la digestione anaerobica, l’organico della raccolta differenziata viene trasformato in fertilizzante per l’agricoltura e in metano, cioè carburante pulito per le auto, contribuendo alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica e delle polveri sottili nell’atmosfera”.

ASCOLTA L’AD PAOLO RINALDI CHE AVEVAMO INTERVISTATO IN OCCASIONE DI UN CONVEGNO SUL TEMA

Tra le due posizioni, è necessario collocare un fattore essenziale, ovvero la conoscenza che solo un tecnico che da anni lavora con energia e ambiente può avere. Per questo abbiamo parlato con il presidente del corso di studi di Ingegneria per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile dell’Università La Sapienza, docente di Sistemi per l’energia e l’ambiente.

A lui abbiamo rivolto qualche domanda semplice, di facile comprensione per capire che cos’è questo impianto e quali sono gli effettivi rischi di inquinamento. La risposta è tutt’altro che scontata: “Il rischio di inquinamento è minimo e legato al trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani che è conseguenza di una buona raccolta differenziata che negli anni dovrà aumentare”.

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