operazione san valentino

Latina, feste, teatri e ristoranti, ecco come la banda dei furti sceglieva le sue vittime

Cento colpi in un anno, indagini partite dopo l'uccisione di un componente in via Palermo a Latina

LATINA – Il modus operandi era sempre lo stesso. Partivano da Napoli diretti verso le zone del centro Italia, dove avevano già studiato tutti gli eventi del fine settimana: teatro, ristoranti, feste, tutto quello che poteva permettere loro di verificare le targhe delle auto ritenute più interessanti, scoprire, grazie alla visura delle targhe, il luogo di residenza e poi colpire indisturbati. Un’ organizzazione vera e propria quella arrestata oggi dalla squadra mobile di Latina con l’ausilio di quella di Napoli,  di cui facevano parte dieci persone, otto uomini e due donne arrestati nell’operazione San Valentino, che agiva con una modalità ormai collaudata: una volta accertato l’indirizzo, una delle due donne , citofonava per essere sicura che in casa non ci fosse nessuno, poi la banda entrava, faceva razzia e spesso rimaneva a dormire in zona. Tra i componenti, c’era anche chi aveva il ruolo di prenotare l’albergo.

“Il furto in appartamento è sempre odioso – ha detto il conferenza il procuratore Carlo Lasperanza – ma in questo caso siamo andati anche oltre perchè spesso questo reato viene considerato singolo, in realtà questa operazione dimostra che non è così”.

Ne abbiamo parlato su Radio Luna

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Le indagini della Squadra Mobile hanno permesso di analizzare, in un arco temporale di un anno, un centinaio di furti commessi dal gruppo criminale, partendo da quello commesso a Latina il 15 ottobre del 2017, in via Palermo, quando venne ucciso Domenico Bardi e ferito Salvatore Quindici, sorpresi dal figlio del padrone di casa che ha esploso diversi colpi di arma da fuoco. In quella occasione furono sequestrati due cellulari e una carta postepay da cui, grazie  a una sofisticata analisi del traffico telefonico e delle tracce telematiche della carta, gli agenti sono riusciti a ricostruire il modus operandi del gruppo criminale, che si è rivelato inedito, come ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Carmine Mosca. ASCOLTA

In manette

Giuseppe Rizzo, Salvatore Quindici, Antonio Bellobuono, Maria Rosaria Autore, Savatore Pepe, Salvatore Merolla, Davide Mirra, Pasquale Caiazza e Adele Iannuzzelli, tutti in carcere e tutti di Napoli. Ai domiciliari Antonio Cigliano anche lui di Napoli.

I RUOLI – A capo della organizzazione si è scoperto, grazie alle intercettazioni, all’analisi dei tabulati telefonici e delle transazioni con carte postepay intestate ad amici e conoscenti dei criminali, esserci Salvatore Pepe, promotore delle attività criminali. Salvatore Merolla, Maria Rosaria Autori e Salvatore Quindici erano gli organizzatori, diretti collaboratori di Pepe nella pianificazione delle trasferte. Bardi e Bellobuono provvedevano, ad effettuare le visure ACI nella fase esecutiva dei furti; le donne del gruppo si accertavano che in casa non ci fosse nessuno. Rizzo e Cigliano, gli anziani del gruppo, oltre a fornire la disponibilità di autovetture di parenti, si occupavano del trasporto degli arnesi da scasso e della refurtiva, occultandoli nei vani e doppi fondi creati ad hoc.

Tutti i componenti dell’associazione svolgevano anche la funzione di palo nel corso dei raid.

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