cronaca

Morì per una buca ad Aprilia, dopo 14 anni la sentenza: condanna per Comune e funzionario

L'avvocato Enzio Bonanni: "Anche Latina stia attenta"

ROMA – Dopo 14 anni arriva la parola fine al processo che la famiglia Giovannoni di Aprilia, ha intentato contro il Comune per la morte di Daniele, avvenuta il 30 agosto del 2005, quando il ragazzo perse il controllo dello scooter sul quale stava viaggiando in via Toscanini a causa delle buche sul manto stradale. Ieri la Cassazione penale ha confermato le condanne a carico dell’imputato, funzionario del Comune, Luciano G., e del Comune di Aprilia, come responsabile civile per la morte di Daniele.

“Questa storica sentenza mette la parola fine all’ostinato tentativo degli imputati di sfuggire alle loro responsabilità per la morte del giovane e afferma il principio di diritto che in caso di negligenza del dirigente responsabile del Comune, titolare della strada, sussiste la responsabilità dell’ente, titolare della strada, sia per omicidio colposo in caso di morte, che di lesioni colpose in caso di danni alla salute, non mortali, e quindi anche del risarcimento dei danni – dichiara l’Avvocato Ezio Bonanni, che ha difeso il padre e i fratelli della vittima – questo principio,  esteso al Comune di Roma, noto per il dissesto stradale, imporrà, per evitare condanne a risarcimenti a carico della collettività, l’immediata messa in sicurezza di tutte le strade”.

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Durante il processo la difesa dell’imputato aveva impugnato la sentenza di condanna della Corte di Appello di Roma, sostenendo l’innocenza dell’imputato e rinunciando alla prescrizione. La tesi sostenuta è che non era possibile affermare la sua responsabilità addossandola così alla vittima.

Le tesi dell’imputato, e del Comune di Aprilia, sono state scardinate dalla difesa di parte civile, costituita, oltre che dall’Avvocato Ezio Bonanni, anche dal Professor Carlo Taormina, ha dimostrato, punto per punto, come le doglianze fossero completamente destituite di ogni fondamento. La Corte di Cassazione, al termine della Camera di Consiglio, ha dichiarato inammissibili e ha rigettato i ricorsi, con condanna alle spese. Ora tutto si trasferisce in sede civile per l’integrale risarcimento di tutti i danni.

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