cronaca

Operazione Smokin Fields, sequestrata azienda di Pontinia

Sequestri e perquisizioni tra Latina, Frosinone, Roma e Napoli per traffico illecito di rifiuti, discarica abusiva e gravi danni ambientali

LATINA – E’ un’azienda di Pontina quella sequestrata nel corso della maxi operazione congiunta di Polizia stradale di Aprilia e Carabinieri forestali di Latina, in corso dalle prime ore del mattino per traffico illecito di rifiuti discarica abusiva e gravi danni ambientali. Le due forze di polizia, con l’aiuto dei Carabinieri Forestale dei Gruppi di Roma, Frosinone, Napoli e Salerno e dei relativi Reparti territoriali egli omologhi reparti della Polstrada,  l’apporto tecnico del Raggruppamento Aeromobili Carabinieri di Pratica di Mare e il Reparto Volo della Polizia di Stato di Roma, hanno messo in campo un dispositivo di oltre 100 uomini e due elicotteri per l’esecuzione di numerosi sequestri e perquisizioni nelle province di Latina, Frosinone, Roma e Napoli, nell’ambito dell’operazione Smokin Fields cooordinata dalla direzione distretturale antimafia della procura di Roma.

Sequestrate 3 aziende operanti nel campo della gestione di rifiuti, due in Provincia di Latina e una in Provincia di Roma; 1 discarica di proprietà di una società di Roma; 4 appezzamenti di terreno (due siti in comune di Pontinia e due in comune di Roma); 10 mezzi (tra autocarri, trattori, semirimorchi, escavatori); sequestro preventivo, anche per equivalente, del profitto del reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti quantificato in più di 1 milione di euro nei confronti di tutti gli indagati coinvolti; eseguite 6 perquisizioni, sia domiciliari che presso laboratori di analisi nelle province di Roma, Frosinone e Napoli. Le persone indagate sono 23 oltre alle aziende.

I reati contestati sono per tutti gli indagati concorso in traffico illecito di rifiuti, e per alcuni di essi, anche il falso ideologico in atto pubblico nella predisposizione di certificati di analisi, abbandono di rifiuti e discarica abusiva, e l’intralcio all’attività di vigilanza e controllo ambientale.

Per le aziende viene contestato l’illecito amministrativo da reato, in quanto il reato di traffico illecito di rifiuti è stato commesso nell’interesse e a vantaggio delle società coinvolte.

L’attività investigativa, iniziata a partire dal 2014, è scaturita dai continui esposti di numerosi comitati presenti nel comune di Pontinia per l’emissione di miasmi maleodoranti provenienti, in particolare, da un’azienda produttrice di compost. Le indagini sono state condotte per mesi, in maniera coordinata, con sopralluoghi e servizi sul territorio corredati da rilievi fotografici e con ricorso anche a videoriprese da elicottero con telecamere di rilevazione geotermica, intercettazioni telefoniche ed ambientali, localizzazione di autoveicoli e telefoni cellulari con sistemi di rilevamento satellitare.

Gli accertamenti iniziali del NIPAAF di Latina e delle Stazioni Carabinieri Forestale hanno permesso di appurare che il materiale prodotto dall’azienda non poteva qualificarsi come compost, ma come rifiuto; da continui e numerosi campionamenti effettuati, grazie al supporto tecnico di analisi effettuate da strutture pubbliche quale l’Arpa Lazio, sezione di Latina, si è potuto riscontrare il superamento di diversi parametri previsti dalla normativa di settore, inerente al corretto utilizzo di fertilizzanti e prodotti affini.

Le attività sono proseguite, anche con riprese video dagli elicotteri del Reparto Volo della Polizia di Stato, e con intercettazioni telefoniche ed ambientali a carico dei presunti responsabili delle gestioni illecite di rifiuti. Si è potuto così constatare che il materiale prodotto dalla società di Pontinia veniva sversato in terreni non solo in zone vicine all’azienda stessa ma anche presso terreni in provincia di Roma. Oltre ad appurare che il sedicente compost, anche solo visivamente, non poteva classificarsi tale, si è accertato che gran parte veniva interrato in una discarica, sempre della provincia di Roma, proprio al fine di nascondere la cattiva qualità del bene prodotto.

Tutti gli indagati, nelle diverse qualifiche di amministratori, dipendenti delle società nonché di autisti di mezzi, proprietari dei terreni dove veniva spanso il compost, al fine di conseguire un ingiusto profitto, (consistente nel mancato costo di smaltimento dei rifiuti prodotti dall’impianto di Pontinia, derivanti dalla raccolta differenziata dei Comuni della Provincia di Latina, indicato come “compost di qualità”) con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate (dal 2014 al 2018 gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi e “compost fuori specifica” e percolato, trasportando, cedendo e abbancando i rifiuti in più terreni trasformati in discariche abusive e in una discarica non autorizzata con un risparmio di spesa che supera il milione di euro. L’impianto della società di Pontinia, formalmente adibito e autorizzato al recupero di rifiuti mediante produzione di “compost di qualità” essendo il materiale prodotto, per uno o più parametri, non conforme a quanto previsto dalla normativa di settore quindi non poteva essere sversato quale ammendante in fondi agricoli ma doveva essere classificato quale rifiuto e come tale smaltito presso discarica autorizzata.

Inoltre in almeno 55 occasioni venivano scaricati rifiuti costituiti da compost fuori specifica e percolato di processo provenienti dalla società di Pontinia all’interno della discarica.

Le altre società sequestrate sono le aziende che svolgono rispettivamente la gestione di alcune fasi della lavorazione del materiale in ingresso proveniente dalla raccolta differenziata dei comuni e la ditta che gestisce i trasporti, dunque i mezzi che effettuano i movimenti dall’impianto di Pontinia alla discarica romana.

L’operazione, denominata “smokin’ fields” deriva dal fatto che i terreni sui quali veniva effettuato lo spandimento del compost, letteralmente “fumavano”, segno evidente di una mancata maturazione del materiale, che invece continuava a fermentare in corso d’opera, contravvenendo in tal modo ai più elementari principi di rispetto dell’ambiente, a cui si sarebbero dovuti attenere i responsabili degli impianti sequestrati.

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