chiedono maggiore tutela

Residenze Sanitarie assistenziali, l’Ugl scrive a Prefetto e Asl di Latina

Il segretario Del Gais: "Vogliamo evitare che le strutture si trasformino in bombe virologiche"

LATINA – La UGL Sanità di Latina si rivolge al Prefetto, alla Asl e all’Assessorato alla sanità della Regione Lazio chiedendo un tempestivo intervento per le Residenze Sanitarie Assistenziali, case di cura e case di riposo nel territorio della provincia di Latina. “Sono molte le strutture private o convenzionate con il S.S.R. presenti sul nostro territorio dove devono essere applicate le recenti disposizioni della sorveglianza sanitaria previste (come da procedura della regione Lazio revisionata il 23 marzo scorso), vogliamo evitare che queste strutture, come successo già a Roma e Provincia, si trasformino in veri e propri focolai di bomba virologica” così riferisce il segretario provinciale della UGL Sanita Latina Dott.ìoressa Fabiola Del Gais .
“Chiediamo maggiore tutela per tutti gli operatori sanitari di ogni grado (medici, infermieri, Oss, terapisti, ecc) che ogni giorno, con grande coraggio e senso civico – aggiunge il Segretario- si trovano a mettere a rischio la propria salute per assicurare tutti i servizi sanitari nei confronti delle persone che maggiormente devono essere tutelate, visto l’età e le condizioni di comorbidita’ presenti.”
“I dpi devono essere garantiti per tutti rispetto alla reale pericolosità del ruolo da noi svolto e ricordiamo che nel settore sanità è quasi impossibile mantenere le distanze di sicurezza da pazienti e colleghi, per cui i dispositivi di protezione sono obbligatori. Come Segretario di categoria chiedo sia fatto un cambio di passo sull’individuazione precoce dei contagiati, occorre quindi controllare tutti gli operatori sanitari sia nel servizio pubblico che in quello privato mediante esame con il tampone per verificarne il contagio. Spesso infatti si evince che la patologia COVID-19 si manifesta in modo asintomatico o sotto forma leggera, il rischio sarebbe quello quindi di trasportare il virus sia dentro le strutture sanitarie che nelle proprie famiglie o conoscenti come già sta accadendo per molti operatori”, conclude la dottoressa.

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