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Rientro a scuola, Gilda: “Per due giorni la riapertura è inutile e dannosa”

"Il 30 e 31 marzo siano usati per adeguare le misure di distanziamento"

LATINA – Non ci sono le condizioni per cui le scuole riaprano in presenza il 30 e 31 marzo. Per recuperare due giorni prima delle vacanze di Pasqua si rischia di vanificare i sacrifici fatti finora». Lo ribadisce la Gilda Insegnanti di Latina per voce della coordinatrice provinciale, Patrizia Giovannini, ad esito dell’incontro che si è tenuto nella giornata di ieri, giovedì 25 marzo, con la Regione Lazio, gli altri sindacati di categoria (Flc Cgil, Cisl, Uil, Snals) e l’Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici. Al tavolo, organizzato dall’assessorato all’Istruzione della Regione per discutere proprio della riapertura delle scuole con l’imminente passaggio in zona arancione, solo la Gilda ha espresso netta contrarietà al rientro in classe anticipato per tutti i gradi di istruzione, inclusa la scuola dell’infanzia. «Diversamente dalle altre sigle – spiega Giovannini – la Gilda ha ritenuto che la tutela alla salute sia prioritaria per tutta la comunità educante in quanto questa terza ondata di Covid, dominata dalle varianti, colpisce soprattutto le generazioni più giovani. Non ci sarebbero le condizioni giuste per consentire un rientro in classe in sicurezza, nemmeno dopo il 6 aprile».

Per il sindacato è inutile oltre che pericoloso riaprire per due giorni; piuttosto, questi due giorni dovrebbero essere spesi per adeguare le misure di distanziamento e prevenzione utili a un ritorno sui banchi per aprile. «Di fatto alcuni giorni – sottolinea Giovannini – non servono a recuperare la didattica in presenza, che dovrebbe essere riorganizzata in così breve tempo, a cominciare dalle mense scolastiche. Per di più non sono state aggiornate le misure di tutela sanitaria rispetto alle varianti, che sappiamo essere una minaccia maggiore proprio per i più piccoli e i più giovani». Si è indietro anche con la somministrazione dei vaccini: «La vaccinazione del personale scolastico non è stata conclusa – ribadisce Giovannini – nè è prevista una soluzione per la fascia di età che va dai 65 ai 67 anni, parliamo di oltre 4mila tra docenti e Ata. Mancano poi tutti i precari utilizzati come supplenti di colleghi messi in quarantena fiduciaria per casi di contagio. A nulla valgono gli sforzi della Regione di fronte a una mancata organizzazione e distribuzione capillare dei vaccini». «Le misure di distanziamento sono ferme al metro buccale – ricorda la segretaria della Gilda – totalmente assenti nelle scuole dell’infanzia e rispettate solo in parte nelle secondarie. Manca l’uso di semplici e adeguati dispositivi, come per esempio le mascherine FFP2, ancora al vaglio della commissione regionale. Nè si riesce a comprendere perché siano state ascoltate le poche centinaia di manifestanti scesi in piazza per chiedere un ritorno in classe a prescindere dal colore della propria regione e dalle necessità di tutela sanitaria o che addirittura hanno ricorso contro l’uso delle mascherine per gli alunni».

 

L’accordo raggiunto e sottoscritto al tavolo con la Regione Lazio e le parti sociali, in conclusione,  prevede il mantenimento della Dad nelle scuole superiori almeno fino al 6 aprile.

 

 

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