di licia pastore

Storie di Vaccini nel libro di Gennaro Ciliberto: dal Vaiolo al Coronavirus

L'autore, docente e direttore dell'Istituto Regina Elena, racconta l'Italia (e il Lazio) della ricerca

LATINA – In un Paese piccolo come l’Italia e con scarsi finanziamenti, la ricerca si trova a essere, in maniera sorprendente protagonista e competitiva nella corsa per un vaccino contro il coronavirus. Nel Lazio, poi, ci sono aziende in prima linea. Ne parla, insieme ad innumerevoli altre cose,  il professor Gennaro  Ciliberto in “Storie di Vaccini. Dal Vaiolo al Coronavirus (ed La Bussola). Il Direttore Scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma e professore di Biologia Molecolare all’Università di Catanzaro mette a disposizione dei lettori vent’anni di studi e ci apre alla conoscenza di realtà di casa nostra come per esempio IRBM,  Reithera (azienda del cui vaccino è in corso la sperimentazione al Goretti di Latina) e Takis; ma illustra anche le prospettive che le tecnologie sviluppate per combattere il Covid ci offrono in altri campi. Presente e futuro della ricerca. Presente e futuro dei vaccini.

Licia Pastore lo ha intervistato per noi.

Professore, nel libro si racconta come un Paese piccolo come il nostro riesca a essere protagonista della ricerca nonostante i pochi fondi a disposizione. E gli esempi che lei porta sono molto vicini a noi, aziende che si trovano tra Latina e Roma. Cominciamo da qui.

Si, certo. Si tratta di tre aziende molto diverse tra loro anche come dimensioni, la Irbm è una struttura bellissima, grande, dove lavorano 200 persone; le altre due più piccole, Reithera più grande di Takis. Ognuna ha la sua connotazione, la Irbm ha dedicato una parte della sua attività alla produzione del vaccino di Astra Zeneca  e in generale di vettori adenovirali di cui hanno esperienza da anni. Le altre due sono realtà di biotecnologie che si sono evolute in questi anni, ognuna con una propria caratteristica:  Reithera soprattutto nel campo dei vaccini adenovirali per le malattie infettive con esperienza pluriennale; mentre la Takis lavora con i vaccini a Dna con esperienza prevalente nei vaccini antitumorali. E’ chiaro che avendo queste tecnologie molto avanzate appena si è presentata questa occasione si sono tutte lanciate nello studio dei nuovi vaccini contro il coronavirus con i risultati che si stanno vedendo

Ma come sono nate queste realtà?

Non ci dimentichiamo che queste tre aziende hanno un antenato, l’Irmb che sorse a Pomezia circa trent’anni fa e che è stato punto di attrazione di tantissimi ricercatori italiani e stranieri e anche di cospicui e ingenti finanziamenti da parte dell’ industria farmaceutica. Questo dal 1990 al 2009. Una volta che l’industria farmaceutica è andata via, questo investimento in termini di know-how, strutture e competenze è rimasto e ha permesso, anche in una situazione italiana subottimale, di farsi strada e catturare opportunità di finanziamento, essendo molto competitivi. I finanziamenti in Italia sono pochi, lo diciamo da sempre, ma chi aveva competenze elevate è riuscito ad essere competitivo, come queste realtà. Immaginiamo se ci fossero stati più finanziamenti che cosa avrebbero potuto fare.

Un percorso di vita di circa vent’ anni quello raccontato da lei nel libro, una storia che certamente è ricca di realizzazioni ma anche di difficoltà 

Si, perché la storia della ricerca è sempre condita da successi, ma anche da imprevisti che possono frenare gli avanzamenti e i successi stessi. Per esempio, io racconto nel mio libro come la scoperta dei vettori adenovirali, come ottimo strumento per indurre una risposta immunitaria forte, e lo stiamo vedendo adesso con i vari vaccini approvati, nel momento in cui questa tecnologia è stata applicata per sviluppare il vaccino contro l’Hiv, ha dato risultati promettenti all’inizio, ma poi, quando si è andata a misurare la capacità protettiva di questo vaccino, non ha funzionato. Un insuccesso inaspettato che ha portato ad una grossa frenata. Anche i vaccini per Rna nati per la lotta ai tumori non hanno avuto fino ad ora quella risposta che ci si aspettava, perché i tumori sono molto complessi.

Nonostante questo resta comunque un obiettivo degli scienziati impiegare questa tecnologia sviluppata per i vaccini contro il Covid  come arma per combattere tumori, malaria, Hiv

Questo è un momento di grande importanza, io dico è lo spartiacque causato dal coronavirus. I vaccini sviluppati ci devono il più rapidamente possibile liberare dalla pandemia, ma è chiaro che la consapevolezza che abbiamo assunto ora come comunità, come Stati,  è quello che investire in vaccini, sia in termini di kow-how sia di infrastrutture, diventa importante per un paese moderno per  essere efficiente e controbattere le malattie. Accanto a questo, però, voglio anche sottolineare l’importanza che hanno assunto i vaccini genetici in generale, i vaccini a Rna, quelli ad adenovirus e anche quelli basati sul solo Dna, sono vaccini formidabili, potenti, flessibili, armi che hanno incubato 20 anni prima di poter raggiungere il loro successo, ora lo hanno raggiunto e domineranno per il futuro aiutandoci a combattere malattie che sono state difficili da combattere fino ad ora.

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