i diari

La “Storia di Latina” vista da Pio Zaccagnini, il medico che suonava il violino per i suoi pazienti

Li ha ripubblicati in questi giorni la figlia Fiorella

LATINA – E’ stato ripubblicato di recente “Storia di Latina. Dal diario di un medico” di Pio Zaccagnini, pagine che raccontano fatti ed emozioni di Littoria prima e di Latina poi, dal ’36 agli anni ’60. Una bellissima avventura umana, prima che sanitaria, che racconta l’impegno di chi ci ha preceduto e, insieme, un pezzo di storia della città.

 “L’intento principale era di non lasciar cadere la memoria di chi ha contribuito alla crescita e all’edificazione di Latina – racconta Fiorella Zaccagnini, figlia del dottor Pio Zaccagnini scomparso nel 2006 all’età di 97 anni –  Ma era anche raccontare alle nuove generazioni un esempio. Papà essendo figlio di un operaio, si è impegnato molto per arrivare, e oggi la sua storia può essere esempio per i giovani, per dire che niente viene regalato e che tutto deve essere conquistato con le proprie forze”.

Tra le pagine dei diari spicca quella di Zaccagnini impegnato nella cura della difterite, allora causa della morte di molti bambini: “C’era stata una epidemia di difterite, gli portarono sette bambini tutti in fin di vita e lui trovò un nuovo modo per guarirli. Papà aveva per i bambini forte sensibilità, si sentiva responsabile della loro vita e si logorava se stavano male. In seguito alla sua scoperta, e al vaccino, nessuno morì più di paralisi bulbare. Sperimentando questa invenzione, stando vicino a loro di notte, si accorse che la febbre scendeva, che il battito si regolarizzava e che le  condizioni generali miglioravano fino alla guarigione. Li salvò, e la sua scoperta fu poi pubblicata anche in riviste scientifiche di tutto il mondo”.

Ma al lavoro del medico pontino si deve anche la realizzazione del primo ospedale di Latina dove divenne primario. Proprio in quelle corsie, dove lavorava giorno e notte, suonava anche il violino per alleggerire le sofferenze dei pazienti, magari la sera di Natale: “Mio padre si occupava sia della salute fisica che di quella spirituale, intima, delle persone, e non abbandonava nessun tentativo pur di salvare qualcuno”, racconta oggi la figlia.

A quest’uomo, non è mai stata intitolata una strada, un rammarico per Fiorella: “Credo che mio padre lo meriti. Ho presentato domanda già due volte e poi per vari motivi non se ne è fatto nulla. Spero di non essere costretta a presentare la terza domanda. Questo oggi è il mio desiderio”.

L’INTERVISTA

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