{"id":212241,"date":"2017-12-28T13:27:58","date_gmt":"2017-12-28T12:27:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radioluna.it\/news\/?p=212241"},"modified":"2017-12-29T13:15:52","modified_gmt":"2017-12-29T12:15:52","slug":"san-marco-paritaria-religiosa-sarebbe-unopportunita-per-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioluna.it\/news\/2017\/12\/san-marco-paritaria-religiosa-sarebbe-unopportunita-per-tutti\/","title":{"rendered":"San Marco paritaria religiosa? &#8220;Sarebbe un&#8217;opportunit\u00e0 per tutti&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LATINA<\/strong> &#8211; Riceviamo e volentieri pubblichiamo l&#8217;intervento di Gianmarco Proietti, docente e fino al 2016 preside della scuola paritaria dei salesiani di Roma Pio XI, un liceo, classico e scientifico, cresciuto in numero, in pochi anni, da 100 a 400 alunni e diventato la prima scuola digitale di Roma. La riflessione di Proietti, che \u00e8 anche il racconto di un&#8217;esperienza vissuta, riguarda la nota vicenda delle convenzioni scadute con gli ordini religiosi, con particolare riferimento a quella di San Marco. Suggerisce Proietti: &#8220;La trasformazione (di San Marco) in scuola paritaria avrebbe non solo dato autonomia e libert\u00e0 alle suore, ma anche garantito a tutti la libert\u00e0 di iscrizione indipendentemente dalla residenza&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;INTERVENTO<\/strong> &#8211; \u201cIlluminare la mente per rendere buono il cuore\u201d. \u00c8 una frase estratta da una prefazione alla Storia Sacra (1847), di don Giovanni Bosco: essa rappresenta ancora oggi la sintesi di un progetto complesso con un obiettivo apparentemente semplice: accompagnare i giovani perch\u00e9 essi siano \u201cbuoni cristiani e onesti cittadini\u201d.<br \/>\nPer tanti anni (2003-2016) ho insegnato nella scuola paritaria di Don Bosco a Roma, il Liceo Classico e Scientifico e la scuola Secondaria di Primo Grado PIO XI: di quella scuola sono stato l\u2019animatore (il primo laico in Italia) e anche il preside, o meglio il Coordinatore delle Attivit\u00e0 Educative e Didattiche. Quando sono andato via la scuola contava pi\u00f9 di 400 studenti ed era la prima scuola interamente digitale di Roma.<br \/>\nDall\u2019esperienza nella scuola di don Bosco, credo di aver compreso la profondit\u00e0 di quella frase: illuminare la mente per rendere buono il cuore: attraverso la cultura, l\u2019approfondimento, la ricerca, lo studio libero, si pu\u00f2 rendere \u201cbuono il cuore\u201d e cio\u00e8 privo di egoismi, livori, gelosie. La consapevolezza che la cultura libera \u00e8 liberante non \u00e8 un semplice slogan, ma si inserisce a pieno titolo nella progettualit\u00e0 educativa di don Bosco: \u201cil padre, maestro e amico dei giovani\u201d costru\u00ec un sistema educativo proprio attraverso l\u2019invito ad una partecipazione attiva alle questioni del tempo e della societ\u00e0 perch\u00e9 si possano cambiare fino alla radice, attraverso il cammino verso una consapevolezza critica che tramite la ragione cerchi risposte originali e innovative alle sfide del tempo. Quella di don Bosco non \u00e8 una tecnica didattica o un metodo di apprendimento, ma un sistema educativo, un sistema fondato sulla Ragione, sulla Religione, che oggi declineremo nella cura della dimensione spirituale, alimentato dall\u2019Amorevolezza, che connota lo stile mai violento, che non tollera umiliazioni e che mette, quindi, il giovane al centro dell\u2019azione educativa.<br \/>\nL\u2019invito di don Bosco ad essere \u201cbuoni cristiani e onesti cittadini\u201d richiama a un livello di integrazione di piani esistenziali dal quale come donne e uomini di fede non possiamo prescindere. Non possiamo prescindere per evitare di cadere nell\u2019illusione rassicurante di coltivare l\u2019una dimensione alleggerita dall\u2019assenza dell\u2019altra. No, questo per don Bosco non \u00e8 possibile: la \u201ce\u201d \u00e8 la \u201ce\u201d del \u201ca patto che\u201d, la \u201ce\u201d che impone di vivere nella comunit\u00e0 civile con onest\u00e0 e rettitudine alimentate dalla fede e di incarnare la fede avendo a cuore la giustizia della comunit\u00e0 civile.<br \/>\nMi permetto quindi di leggere, attraverso la lente di questa mia esperienza personale, quanto sta accadendo alle scuole gestite dalle religiose, e in particolare alla scuola di San Marco, in quanto da me frequentata sia come allievo (con le suore vincenziane) sia come educatore (con le suore salesiane). Certo \u00e8 una situazione assai diversa da quella da me vissuta: la scuola di San Marco \u00e8 una scuola Comunale, gestita dal Comune di Latina, il che implica che sia il Comune a pagare tutto: stipendi, la grande struttura, servizi, assicurazioni e vitto, compreso l\u2019alloggio alla comunit\u00e0 delle suore. Fin dal 1932 le due comunit\u00e0 di religiose, le vincenziane prima e le salesiane poi, hanno prestato il loro servizio nell\u2019educazione dei pi\u00f9 piccoli grazie alle convenzioni con il comune che, di fatto, affidava un servizio interamente pubblico ad una gestione privata. Nella scuola paritaria dove io prestavo servizio, invece, le famiglie che volevano avvalersi del progetto educativo specifico, indispensabile per la parit\u00e0 scolastica, pagavano una retta ai salesiani, con la quale venivano pagati stipendi, servizi, struttura, assicurazioni e alloggi. L\u2019impegno delle suore di Latina non risponde alla \u201clibert\u00e0 di scelta\u201d di un progetto educativo, perch\u00e9 per iscriversi \u00e8 necessaria la residenza nella circoscrizione della scuola. Oggi quelle convenzioni non sono pi\u00f9 possibili, non certo per volont\u00e0 politica del sindaco, ma per il nuovo codice sugli appalti. \u00c8 importante, in questa vicenda sottolinearlo, non per dare o meno ragione al sindaco, ma per ribadire che il codice degli appalti \u00e8 una tutela per tutti i cittadini e in questo caso soprattutto per i bambini: esso garantisce che servizi cos\u00ec importanti come la scuola non vengano dati in concessione a chiunque, basti essere nelle grazie di un\u2019amministrazione. Si dir\u00e0 che le suore, per la loro tradizione, non sono \u201cchiunque\u201d, e credo sia proprio per questo che \u00e8 intervenuto il vescovo mons. Crociata, nell\u2019omelia della notte di Natale, ma prima e soprattutto (a quanto si apprende dal comunicato dello stesso parroco della cattedrale) nella formazione, insieme al sindaco, delle proposte fatte alle suore. La prima proposta \u00e8 stata quella di trasformarsi in scuola paritaria autonoma. Il comune avrebbe garantito alle suore l\u2019uso gratuito dell\u2019intera struttura (e credo gi\u00e0 questo valga un impegno straordinario) pi\u00f9 un contributo su ogni singola retta, come nei migliori sistemi scolastici italiani (vedi Bologna o Trento). La trasformazione in scuola paritaria avrebbe non solo dato autonomia e libert\u00e0 alle suore, ma anche garantito a tutti la libert\u00e0 di iscrizione indipendentemente dalla residenza. Certamente per la piccola comunit\u00e0 di religiose sarebbe stato un impegno gravoso (non impossibile) in termini soprattutto di risorse umane da investire (oggi a San Marco credo insegnino solo due suore): la gestione autonoma di una scuola \u00e8 affare complicato, lo so e lo sanno i tanti dirigenti delle scuole statali e ancor di pi\u00f9 delle scuole paritarie, ma oggi, considerata la passione che la vicenda ha suscitato, occorreva forse avere il coraggio di accettare di percorrere strade impervie, specie se per il bene dei pi\u00f9 piccoli.<br \/>\nLa seconda ipotesi invece, sarebbe stata quella di continuare a gestire un servizio comunale, strada per\u00f2 vincolata alla vittoria di una gara di appalto (Codice Cantone).<br \/>\nNegli anni in cui sono stato preside del Pio XI, ho dovuto relazionarmi quotidianamente ai genitori, primi responsabili dell\u2019educazione dei figli, per cui oggi mi vengono alla mente diverse domande, non certo per alimentare polemiche o fare accuse, ma per capire affettivamente la situazione: perch\u00e9 le direttrici che si sono susseguite nel corso degli anni, hanno accettato di continuare a prestare un servizio educativo in una sostanziale condizione di illegalit\u00e0 e cio\u00e8 con una convenzione scaduta? Perch\u00e9 le amministrazioni non si sono mai fatte carico del problema? Perch\u00e9 i genitori non hanno mai chiesto conto di questa situazione? L\u2019attenzione e la volont\u00e0 che le suore rimangano, emerge, a quanto dicono gli attuali amministratori, in un dato che a molti potrebbe apparire stonato: le suore potranno continuare a stare nella struttura di via R. Giuliani gratuitamente anche se decidessero di non continuare la scuola; \u00e8 lecito chiedersi se tutte le organizzazioni non pubbliche godano di questa attenzione.<br \/>\nOggi i primi bambini che hanno frequentato l\u2019asilo di San Marco delle Salesiane sono genitori, educatori, professionisti, inseriti nella societ\u00e0 come adulti responsabili: sar\u00e0 forse venuto il tempo, come ha detto sua eccellenza il vescovo, di assumersi le responsabilit\u00e0 di un laicato adulto per continuare quell\u2019opera iniziata con la testimonianza dei religiosi? Si potr\u00e0 oggi in questa citt\u00e0 uscire dalla logica di un tradizionalismo ancorante al passato per poter guardare al futuro certi di una tradizione ricca?<br \/>\nMai come oggi, parole quali \u201cragione, religione e amorevolezza\u201d, fondamento del sistema educativo di don Bosco, sono essenziali per la costruzione e la cura delle relazioni, al fine di essere, prima di tutto, onesti cittadini, condizione necessaria, per chi ha fede, per essere buoni cristiani: le religiose, con la scuola dell\u2019infanzia, hanno seminato per anni, forse \u00e8 venuto il tempo che quei semi diano frutto.<br \/>\nGianmarco Proietti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LATINA &#8211; Riceviamo e volentieri pubblichiamo l&#8217;intervento di Gianmarco Proietti, docente e fino al 2016 preside della scuola paritaria dei salesiani di Roma Pio XI, un liceo, classico e scientifico, cresciuto in numero, in pochi anni, da 100 a 400 alunni e diventato la prima scuola digitale di Roma. 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