{"id":212562,"date":"2018-01-02T08:58:42","date_gmt":"2018-01-02T07:58:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radioluna.it\/news\/?p=212562"},"modified":"2018-01-02T08:59:29","modified_gmt":"2018-01-02T07:59:29","slug":"primo-dellanno-in-cattedrale-il-vescovo-a-latina-siamo-tutti-immigrati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioluna.it\/news\/2018\/01\/primo-dellanno-in-cattedrale-il-vescovo-a-latina-siamo-tutti-immigrati\/","title":{"rendered":"Primo dell&#8217;Anno in Cattedrale, il vescovo: &#8220;A Latina siamo tutti immigrati&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LATINA<\/strong> &#8211;\u00a0\u00abMigranti e rifugiati sono uomini e donne in cerca di pace\u00bb\u00a0e noi qui, a Latina, siamo tutti immigrati. Questa, l&#8217;estrema sintesi del messaggio del vescovo Mariano Crociata nella cattedrale di S. Marco, nella solennit\u00e0 di Maria Santissima Madre di Dio. Come da tradizione, durante la celebrazione, \u00e8 stato presentato alle autorit\u00e0 politiche e istituzionali pontine il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso della sua omelia, il vescovo Crociata, ha ricordato le \u00abquattro pietre miliari\u00bb che papa Francesco indica per affrontare il fenomeno migratorio oggi, e cio\u00e8: accogliere, proteggere, promuovere, integrare, aggiungendo che \u00abil nostro territorio, sia diocesano che provinciale, \u00e8 per circa la met\u00e0 il risultato di ondate cicliche di immigrazione, di differente entit\u00e0 numerica, che durano fino ad oggi\u2026 Per qualcuno pu\u00f2 non essere facile riconoscerlo, ma la realt\u00e0 \u00e8 che qui siamo tutti degli immigrati\u00bb. Proseguendo, ha voluto portare all&#8217;attenzione dei fedeli e della citt\u00e0, una serie di riflessioni sulla situazione locale pontina e su quella pi\u00f9 generale indicata dal Messaggio del Pontefice.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;OMELIA &#8211; IL TESTO INTEGRALE<\/strong> &#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel riservare la nostra attenzione alla 51a\u00a0Giornata della pace e al Messaggio che papa Francesco ha indirizzato per l\u2019occasione, non dimentichiamo che oggi, a otto giorni dal Natale, la Chiesa celebra Maria, la madre di Ges\u00f9, invocandola come Madre di Dio, non solo il pi\u00f9 antico ma anche il principale titolo mariano, dal momento che tutto quanto possiamo dire di Maria discende dalla sua maternit\u00e0, che ha reso possibile l\u2019incarnazione del Verbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inizio del nuovo anno solare, poi, \u00e8 un invito a riconoscere la preziosit\u00e0 del tempo della nostra vita che scorre inesorabilmente e, a maggior ragione, chiede di essere vissuto bene e intensamente. E la pace \u00e8 senza dubbio una condizione imprescindibile per vivere bene. Senza di essa tutto \u00e8 compromesso, il benessere materiale, la salute, la serenit\u00e0 dei rapporti umani, la pratica religiosa, la possibilit\u00e0 di dedicarsi a tutto ci\u00f2 che eleva la persona e la societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019anno il tema scelto dal\u00a0Papa\u00a0\u00e8:\u00a0Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace. In esso il Papa richiama le cause degli imponenti movimenti migratori che si verificano da alcuni decenni a questa parte, invita ad assumere uno \u00absguardo contemplativo\u00bb per capire ci\u00f2 che sta avvenendo, suggerisce quelle che chiama \u00abquattro pietre miliari\u00bb nell\u2019affrontare il fenomeno, e cio\u00e8:\u00a0accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Infine avanza la proposta di due patti internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fanno impressione le cifre che il Messaggio riporta: circa 250 milioni di migranti, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati: fenomeni di proporzioni enormi. Il Papa non predica una accoglienza priva di criteri e di limiti; invita, invece, i governanti a usare la virt\u00f9 della prudenza, perch\u00e9 devono aver cura del bene di tutti, a cominciare dai propri cittadini, dei quali \u00abdevono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico\u00bb (n. 1). Osserva che il fenomeno non \u00e8 destinato ad esaurirsi nel breve periodo e che spesso viene strumentalizzato sfruttando e alimentando paure irrazionali. Ricorda che i migranti in molti casi portano, dove giungono, anche ricchezza umana, professionale e culturale. Infine incoraggia a \u00abspingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei \u201climiti consentiti dal bene comune rettamente inteso\u201d\u00bb (n. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema migranti \u00e8 uno di quelli pi\u00f9 difficili da portare a un tavolo di discussione, di questi tempi. Suscita forti reazioni emotive, non solo contro ma anche a favore, impedendo di svolgere una riflessione pacata e oggettiva. Naturalmente,\u00a0non abbiamo nessun interesse ad alimentare polemiche inutili e a metterci sulla scia del chiacchiericcio di cui sono pieni i mezzi di comunicazione. Non vogliamo in alcun modo dare spazio a una informazione approssimativa o falsa, e nemmeno alla denigrazione o, all\u2019opposto, al vittimismo indulgente. Credo sia nostro interesse cercare di capire il senso di ci\u00f2 che sta accadendo, per rispondervi in maniera responsabile e adeguata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima riflessione che vi propongo \u00e8 di carattere storico.\u00a0Il nostro territorio, sia diocesano che provinciale, \u00e8 per circa la met\u00e0 il risultato di ondate cicliche di immigrazione, di differente entit\u00e0 numerica, che durano fino ad oggi. Si comincia negli anni trenta del secolo scorso con i veneti e i friulani e poi con gli emiliano-romagnoli; subito dopo la guerra \u00e8 la volta dei giuliano-dalmati dell\u2019Istria, a cui risale il Villaggio Trieste, ma anche di popolazione dal Sud della provincia e dal frusinate; negli anni cinquanta e sessanta \u00e8 la volta di immigrati dalle regioni meridionali, ma anche di quadri e dirigenti dal Settentrione; dagli anni cinquanta a tutti gli ottanta il campo Rossi Longhi accoglie profughi dell\u2019Europa dell\u2019Est, da oltre la cosiddetta Cortina di ferro, e poi anche dall\u2019Estremo Oriente. Al 1970 risale l\u2019ondata di profughi di origine italiana dalla Libia, mentre negli anni Ottanta \u00e8 la volta dei\u00a0sikh\u00a0del Punjab, la cui comunit\u00e0 \u00e8 diventata la seconda per grandezza in Italia. Quella a cui assistiamo da oltre dieci anni \u00e8 cronaca di questi giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per qualcuno pu\u00f2 non essere facile riconoscerlo, ma la realt\u00e0 \u00e8 che qui siamo tutti degli immigrati. Ci\u00f2 non significa che bisogna accettare passivamente ci\u00f2 che accade e che non ci vogliano criteri per affrontare le nuove ondate di immigrazione o che le istituzioni abbiano mancato di dare segnali importanti in tal senso. Significa invece che pi\u00f9 che chiudere gli occhi e pensare di alzare steccati e di trincerarsi entro recinti di fronte a ci\u00f2 che avanza, illudendosi di proteggersi dal cambiamento e di trovare cos\u00ec sicurezza, bisogna affrontare la realt\u00e0. Anche perch\u00e9, rimuovere i problemi \u00e8 il modo migliore per farli diventare pi\u00f9 grandi di quanto gi\u00e0 non siano. Da questo punto di vista, la situazione \u00e8 paradossale, perch\u00e9 di fatto il nostro \u00e8 un Paese nel quale l\u2019integrazione sociale, economica e culturale di tanti stranieri, \u00e8 un fatto non solo pacifico ma benefico e, ciononostante, da molte parti si proietta un fotogramma ormai largamente datato, poich\u00e9 una Italia solo di italiani non esiste pi\u00f9 da tempo, dal momento che con noi vivono quasi cinque milioni di stranieri.\u00a0Razionalizzare e gestire \u00e8 la vera esigenza, non esorcizzare e demonizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esorcizzare e non demonizzare significa affrontare innanzitutto il nodo psicologico che ci soffoca. Tante nostre paure non sono senza fondamento: la nostra vita \u00e8 sottoposta a una serie continua di cambiamenti, tutto si fa pi\u00f9 precario, le minacce sembrano aumentare, la stessa sicurezza economica traballa anche l\u00e0 dove erano state raggiunte posizioni ritenute stabili, per non parlare delle trasformazioni tecniche e scientifiche a tutti i livelli. Si diffonde un senso di insicurezza che non riusciamo a controllare e ci illudiamo di annullarlo scaricandolo tutto su un capro espiatorio. Ma le risposte semplicistiche sono anche le pi\u00f9 ingannevoli e fasulle, perch\u00e9 danno un falso senso di sicurezza, salvo lasciare irrisolti nodi e problemi.\u00a0Non bisogna credere a quelli che dicono che se non ci fossero stranieri le cose andrebbero meglio; non ci vuol molto a rendersi conto che invece i problemi nel nostro Paese sarebbero ben maggiori, considerati anche solo due aspetti, come la produzione di ricchezza e la natalit\u00e0.\u00a0L\u2019unica via\u00a0da percorrere per vincere la paura e la logica del capro espiatorio \u00e8 difficile e lunga, ma \u00e8 quella giusta: capire, cercare insieme soluzioni, superare divisioni, promuovere collaborazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione immigrati non pu\u00f2 essere affrontata isolandola dalle altre che ci assillano. In particolare nel nostro territorio essa equivale ad affrontare la questione che noi abbiamo con la nostra storia e con la nostra configurazione attuale. Il carattere composito della popolazione pontina presenta sia problemi che potenzialit\u00e0. Il positivo \u00e8 evidente nella vitalit\u00e0 che le nostre comunit\u00e0 sono state e sono ancora in grado di esprimere; il difficile sta nel formarsi una identit\u00e0 che \u00e8 ancora di l\u00e0 da venire, nel creare una narrazione condivisa, una coscienza di appartenenza, un progetto comune che nasca dalla nostra gente e porti a espressione e realizzazione le sue peculiarit\u00e0 e le tipicit\u00e0 di questo territorio. Cercare fuori di noi le cause della mancata riuscita, oltre ad essere alquanto puerile, ha l\u2019effetto di ritardare ulteriormente l\u2019individuazione di soluzioni e l\u2019avvio di percorsi virtuosi.\u00a0Se noi non riusciremo a integrarci tra di noi, non sapremo gestire la presenza di nuovi immigrati.\u00a0Ma se non proveremo ad affrontare la questione immigrazione, vorr\u00e0 dire che non avremo voluto affrontare il nodo della formazione della nostra identit\u00e0 e non avremo intrapreso per davvero un percorso coerente e unitario di sviluppo non solo socio-economico, ma anche umano e culturale. Pu\u00f2 sembrare strano, in un tempo di frammentazione e di dispersione, sentire un appello all\u2019identit\u00e0 e alla cooperazione; la verit\u00e0 \u00e8 che, anche in un tempo come questo, senza ideali condivisi, senza progetti comuni e volont\u00e0 di realizzarli insieme, qualsiasi comunit\u00e0 o collettivit\u00e0 \u00e8 destinata all\u2019anomia, alla dispersione e alla decadenza.\u00a0Ci vuole qualcuno che pensi a un progetto di comunit\u00e0, di citt\u00e0 e di territorio, e che coinvolga attorno ad esso persone, passioni, idealit\u00e0 e interessi.\u00a0Allora ci sar\u00e0 posto per tutti, anche per i nuovi immigrati che vogliano fermarsi qui da noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come avete ascoltato, non ho messo in campo argomenti religiosi, anche se essi sono alla base e nelle motivazioni del mio dire. Sarebbe facile, peraltro, elencare tutta una serie di riferimenti biblici a supporto del discorso sui migranti. Basti ricordare che il popolo eletto \u00e8 il prodotto di un lungo e faticosissimo cammino esodale, di emigrazione; basti soprattutto richiamare che Ges\u00f9 \u00e8 un emigrato e sar\u00e0 sempre un itinerante senza patria e senza casa. Su una cosa, invece, voglio soprattutto insistere e chiudere. La dico con una parola fortemente evocativa: compassione. Che cosa ha fatto il Figlio di Dio venendo al mondo in Ges\u00f9? Semplicemente ha sentito compassione nei confronti di un\u2019umanit\u00e0 desolata e smarrita, a cominciare dallo stesso popolo eletto, e ha scelto di venire in aiuto condividendo la nostra condizione, caricando anche lui su di s\u00e9 le conseguenze di un male e di un peccato che lui aveva subito piuttosto che commesso. Questo \u00e8 il senso dell\u2019incarnazione; questo \u00e8 il senso del Natale. Ges\u00f9 ha abbracciato la nostra sofferenza, senza averne motivo e necessit\u00e0, ma solo per amore compassionevole e gratuito, volendo aiutarci a sopportare, a combattere e a vincere il male. La compassione, che in Dio \u00e8 una dimensione della misericordia, \u00e8 un tratto essenziale e tipico del cristiano: chi vuole essere come Ges\u00f9 e suo discepolo, cominci con il sentire, come lui, pena e compassione per quanti si trovano nel dolore e nella disperazione. Non dimentichiamo che Ges\u00f9 ha detto che quanto fatto a uno che sta male, egli lo prende come fatto a s\u00e9 personalmente. Ebbene, il sintomo pi\u00f9 grave del nostro malessere spirituale, che poi diventa anche disagio sociale e morale, \u00e8 la perdita della capacit\u00e0 di provare compassione.\u00a0Le tragedie che vivono gli immigrati sono inaudite e inimmaginabili. La cosa pi\u00f9 grave che ci sta capitando \u00e8 l\u2019indifferenza nella quale cade questa massa incommensurabile di dolore e di disperazione. Da qui bisogna ricominciare, dal recupero della sensibilit\u00e0 umana elementare, dalla capacit\u00e0 di sentire pena e compassione di fronte al dolore indicibile di tanti disperati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LATINA &#8211;\u00a0\u00abMigranti e rifugiati sono uomini e donne in cerca di pace\u00bb\u00a0e noi qui, a Latina, siamo tutti immigrati. Questa, l&#8217;estrema sintesi del messaggio del vescovo Mariano Crociata nella cattedrale di S. Marco, nella solennit\u00e0 di Maria Santissima Madre di Dio. 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