CRONACA
Parco Falcone e Borsellino, nido di vespe e due bulloni caduti dal dinosauro: chiusa l’area giochi
LATINA – A meno di 24 ore dalla festa per l’inaugurazione di Parco Falcone e Borsellino, è stata chiusa dalla polizia locale di Latina l’area giochi. Il grande dinosauro, la principale attrazione per i più piccoli, ha infatti perso alcuni bulloni. La scoperta durante le operazioni di bonifica di un nido di vespe.
“Nel corso delle operazioni di disinfestazione – ha spiegato il vice sindaco Massimiliano Carnevale – la ditta incaricata ha rinvenuto a terra due bulloni del ‘dinosauro’, che saranno ricollocati quanto prima al loro posto dalla ditta fornitrice che ha effettuato anche il montaggio della struttura. Si raccomanda ai cittadini un utilizzo consono dei giochi, strutturati per un uso da parte di minori fino a 14 anni e non da parte di adulti, evitando un sovraffollamento sul dinosauro e sulle altre strutture”.
Tra sostenitori, felici di poter fruire di nuovo dell’area, e detrattori, più inclini a vedere le criticità, polemiche sono sorte per la pavimentazione (che è drenante, in Levostab), definita da alcuni “una barriera architettonica” per la presenza di breccia di grandi dimensioni che “mette in pericolo la deambulazione dei più fragili oltre che dei passeggini” e, visti i costi elevati dell’opera pubblica ( 6 milioni di euro) anche per la terra polverosa usata per ricoprire ampie porzioni della aiuole dove ci si attendeva che ci sarebbe stato il verde del prato.
“Come tutte le opere all’esordio si è registrato qualche inconveniente che è già in fase di risoluzione – ha sottolineato in una nota la sindaca Matilde Celentano citando la momentanea interdizione dell’area giochi – L’amministrazione si è già attivata per una soluzione rapida quanto efficace”.
Dal canto loro, i consiglieri comunali di opposizione dei gruppi Latina Bene Comune, Latina 2032, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico intervengono sulla riapertura del Parco Falcone e Borsellino, “avvenuta – sottolineano – dopo oltre tre anni di chiusura e con un ritardo di più di un anno e mezzo rispetto ai tempi annunciati evidenziando come “la restituzione del principale parco cittadino rappresenti un momento importante per Latina, trattandosi di un’opera attesa da migliaia di cittadini e realizzata grazie a un finanziamento PNRR di circa 6 milioni di euro, ottenuto dalla precedente amministrazione guidata da Damiano Coletta, su indirizzo dell’allora assessore Emilio Ranieri, che ha intercettato le risorse, predisposto il progetto e avviato l’intervento di riqualificazione, portato poi avanti grazie al lavoro dell’assessore Pietro Caschera”, e “esprimono rammarico per il fatto che, ancora una volta, l’amministrazione Celentano abbia presentato l’intervento come un risultato esclusivamente proprio, senza riconoscere il lavoro svolto dalla precedente amministrazione”. Inoltre, i consiglieri spiegano infatti di aver appreso che il collaudo tecnico-amministrativo dell’opera non sarebbe ancora stato completato e che vi sarebbero criticità nei rapporti con l’impresa esecutrice, fino all’ipotesi di un contenzioso relativo alla corretta esecuzione di parte dei lavori.
Per la sindaca Celentano invece “vedere centinaia e centinaia di famiglie, anziani, giovani e tantissimi bambini riempire di nuovo i viali del nostro parco è stata un’emozione indescrivibile. È il segno più bello di una città viva che desiderava riappropriarsi dei propri spazi – dichiara il sindaco Celentano – Desidero rivolgere un grazie di cuore a tutta la cittadinanza di Latina per la risposta straordinaria, calorosa e partecipe con cui ha accolto questo momento di festa e di ripartenza. Questo parco appartiene a tutti noi: vederlo di nuovo pieno di vita è la conferma che la strada intrapresa è quella giusta”.
CRONACA
Latina, scoperto uno shisha bar abusivo sul lungomare: sequestrati 10 narghilè e tabacchi
Un’attività pubblicizzata come shisha bar, ma priva delle necessarie autorizzazioni, è stata scoperta sul lungomare di Latina durante un controllo dei carabinieri del Nas in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’ispezione rientra nel servizio nazionale “Tutela della salute dei non fumatori”, disposto dal Comando carabinieri per la tutela della salute di Roma per verificare il rispetto delle norme nei locali che offrono il consumo di tabacchi aromatizzati attraverso il narghilè.
Nel corso dei controlli è stato individuato un deposito non autorizzato utilizzato per preparare e somministrare melassa e tabacco per pipa ad acqua. Si tratta di prodotti soggetti ad accisa, la cui detenzione e vendita al pubblico richiedono specifiche autorizzazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, risultate assenti.
I militari hanno inoltre accertato la mancanza della documentazione necessaria a dimostrare la provenienza e il regolare acquisto del tabacco. Le violazioni contestate riguardano la vendita di generi di monopolio senza autorizzazione e il contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
L’intero materiale è stato sottoposto a sequestro amministrativo: sono stati ritirati 10 narghilè completi di accessori, tra cui piatti, bruciatori, anfore, bocchini e carbone, oltre a sette confezioni di melassa e tabacco per pipa ad acqua.
Le responsabilità del gestore sono ora al vaglio delle autorità competenti
CRONACA
Crollo sulla SP Norbana, modifiche alla circolazione per permettere i lavori di rispristino
Nelle giornate del 29 e 30 ottobre sono previste modifiche temporanee alla circolazione sulla SP Norbana per consentire i lavori di ripristino del muro a bordo strada, crollato a seguito dell’incidente della scorsa settimana.
Nelle due giornate, la circolazione sarà regolata secondo le seguenti modalità:
Dalle ore 7:30 alle ore 9:00: senso unico alternato.
Dalle ore 9:00 alle ore 13:00: chiusura totale della strada.
Dalle ore 13:00 alle ore 15:00: senso unico alternato.
Dalle ore 15:00 alle ore 17:00: chiusura totale della strada.
Il servizio di trasporto pubblico sarà garantito esclusivamente nelle fasce orarie in cui è prevista la circolazione a senso unico alternato.
CRONACA
Aprilia, furti di carburante dagli oleodotti: restano aperti diversi casi di contaminazione del territorio
Il passato dei furti di carburante lungo gli oleodotti che attraversano il territorio di Aprilia continua a lasciare conseguenze sul piano ambientale. A farlo presente in una nota Andrea Ragusa, referente locale per il Movimento 5Stelle. Per anni le condotte che trasportano idrocarburi tra Gaeta e Pomezia sono state bersaglio di forature clandestine e allacci abusivi, con sversamenti nei terreni agricoli e sostanze inquinanti che, in alcuni casi, hanno raggiunto le falde acquifere.
Nonostante alcuni procedimenti relativi a episodi storici siano stati archiviati, la situazione descritta dall’anagrafe regionale dei siti contaminati, aggiornata al 2023, e dagli atti comunali evidenzia che restano diversi fronti aperti tra caratterizzazioni ambientali, bonifiche e interventi di messa in sicurezza.
Tra i casi ancora in corso c’è quello della Palina 1001, in via Valbelviso, dove il procedimento risulta aperto e il piano di caratterizzazione è stato approvato dopo i monitoraggi ambientali.
In altri siti gli interventi di risanamento e messa in sicurezza risulterebbero completati, ma manca ancora la certificazione definitiva degli enti competenti. È la situazione segnalata per la Palina 972, in via del Genio Civile, e per la Palina 914, in via Valtellina, nella zona di Campoverde.
Restano inoltre aree con progetti di bonifica approvati, ma con le matrici ambientali ancora classificate come contaminate. Tra queste figurano la Palina 985, in via Fabio Filzi, la Palina 891 e la Palina CP-43, entrambe in via del Giglio.
Particolare attenzione riguarda via dei Giardini, dove si trovano le Paline 996 e 999. In quest’area, oltre alle criticità legate alla contaminazione storica, è stato aperto un fascicolo per una nuova effrazione. Il Comune di Aprilia è intervenuto con una determina del 2 ottobre 2026, prescrivendo ulteriori misure di messa in sicurezza: isolamento superficiale con materassino bentonitico, realizzazione di una soletta armata e prosecuzione dell’emungimento delle acque sotterranee.
La questione riguarda un territorio a forte vocazione agricola, dove diversi residenti utilizzano ancora pozzi privati. Per questo, il completamento delle bonifiche e il rilascio delle certificazioni finali rappresentano passaggi essenziali per verificare l’efficacia degli interventi e tutelare le falde, l’ambiente e la salute pubblica.
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