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OGGI IN PRIMA PAGINA

Omicidio Ibrahim Dibba, due fermi. La procura: “Grave allarme sociale”

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LATINA – Due fermi per l’omicidio di Ibrahim Dibba, ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 16 settembre a Latina. I provvedimenti sono stati eseguiti ieri, 24 settembre, su disposizione della Procura della Repubblica di Latina e della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Roma. I soggetti fermati sono gravemente indiziati, allo stato delle indagini, dell’omicidio pluriaggravato e premeditato. Ibrahim era stato raggiunto da almeno tre colpi di pistola.

Nel corso della conferenza stampa, il procuratore di Latina, Giuseppe Capasso, ha sottolineato la gravità della vicenda e il forte allarme sociale provocato dall’omicidio, ribadendo però il principio di non colpevolezza: i provvedimenti riguardano la fase delle indagini e le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nei successivi passaggi giudiziari, fino alla sentenza definitiva.

Capasso ha parlato di un territorio nel quale opererebbero gruppi criminali in grado di disporre di droga, armi ed esplosivi e ha richiamato altri recenti episodi di particolare gravità, tra cui sequestri di arsenali e attentati. L’omicidio di Ibrahim è avvenuto intorno alle 20 del 16 settembre, davanti a una chiesa e a poca distanza dal tribunale. Per il procuratore, episodi di questo tipo rendono necessaria una presenza costante dello Stato sul territorio, attraverso prevenzione e repressione.

Capasso ha quindi ringraziato gli investigatori della Squadra Mobile e le forze dell’ordine per il lavoro svolto, sottolineando l’impegno comune delle istituzioni per interrompere quella che ha definito una “scia di violenza”.

A spiegare gli elementi dell’indagine è stata infine la procuratrice aggiunta Spinelli, che ha evidenziato come la ricostruzione dell’omicidio sia stata possibile soprattutto grazie alle immagini degli impianti di videosorveglianza presenti in città. Gli investigatori hanno messo a sistema le immagini, riuscendo a ricostruire le fasi precedenti e successive all’omicidio.

Le indagini, ha precisato Spinelli, sono tuttora in corso e il provvedimento di fermo è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

CRONACA

Anziana smaschera il truffatore: “Tu non sei un carabiniere”: 60enne denunciato

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LATINA – Ha smascherato il suo truffatore che si fingeva carabiniere per derubarla dell’oro che aveva in casa. Nel pomeriggio di ieri, i Carabinieri della Stazione di Maenza hanno denunciato un uomo di 60 anni residente a Napoli  già noto alle forze di polizia, per il reato di truffa aggravata. I fatti poco prima dell’ora di pranzo mentre la vittima era in casa in compagnia della figlia. Poco prima, l’anziana aveva ricevuto una chiamata sull’utenza fissa da parte di  un uomo che usando un espediente ormai noto, si è qualificato come carabiniere e le ha comunicato che l’auto del marito era stata usata per una rapina commessa in mattinata in provincia di Roma, aggiungendo che sarebbe stata raggiunta a casa da un suo collega che avrebbe dovuto controllare gli oggetti in oro in suo possesso, per verificare se fossero riconducibili a quelli del colpo. Effettivamente la donna, poco dopo, aveva ricevuto la visita dell’indagato che era riuscito a convincerla a mostrargli l’oro in suo possesso. Poi, mamma e figlia hanno iniziato a dubitare che si trattasse realmente di un appartenente all’Arma dei Carabinieri e glielo hanno detto, provocando la sua fuga. A quel punto, hanno dato l’allarme e, insieme, una dettagliata descrizione della persona e dell’auto con cui si era presentato, auto che pochi minuti dopo è stata intercettata all’uscita dalla città, sulla Via Circonvallazione.
Si indaga per capire se l’uomo avesse dei complici.

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ATTUALITA'

Gli amici di Zala, il giovane gambiano ucciso a Latina, portano una lettera alla Sindaca Celentano

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Sono partiti dalle autolinee e sono arrivati dalla sindaca di Latina Matilde Celentano gli amici di Ibrahim Dibba ed hanno portato alla prima cittadina una lettera di cui riportiamo le parole integrali.

“All’Onorevole Sindaco di Latina, Matilde Celentano, Noi, familiari e amici del compianto Ibrahim Dibba, Le scriviamo in questo momento di immenso dolore. Ibrahim era un giovane rispettoso e un gran lavoratore. Desideriamo ringraziare Lei, la Prefettura e tutte le autorità locali per la tempestiva risposta, per l’incontro tenutosi e per le condoglianze espresse alla nostra famiglia.

Tuttavia, la nostra priorità assoluta è ora ottenere giustizia per Ibrahim, affinché la sua anima possa riposare in pace. Confidiamo nell’operato della Sua amministrazione e delle forze dell’ordine affinché vengano condotte indagini trasparenti e responsabili della sua morte vengano assicurati alla giustizia. Vogliamo far sapere che siamo pronti a proseguire con manifestazioni pacifiche per chiedere giustizia per Ibrahim Dibba. La sua morte ha colto di sorpresa la comunità gambiana di Latina. Siamo certi che il sistema giudiziario farà giustizia.

Inoltre, secondo quanto riportato dai media locali, Ibrahim viveva in Italia in condizione di irregolarità, con un provvedimento di espulsione pendente. Tuttavia, nessuno sa se questa situazione di irregolarità abbia contribuito al suo isolamento e alla mancanza di un alloggio. La mancanza di documenti può ostacolare il percorso di molti giovani in città.
Ci appelliamo a Lei affinché si faccia promotrice nei confronti delle Istituzioni e del governo perché valuti la possibilità di regolarizzare la posizione di queste persone, consentendo loro di contribuire allo sviluppo dell’Italia.

Per quanto riguarda la situazione documentale di nostro fratello, il suo avvocato di Roma aveva presentato con successo ricorso contro il provvedimento di espulsione e il procedimento era ancora in corso.
Ibrahim soggiornava quindi legalmente in Italia in attesa della decisione del tribunale. Il suo legale aveva depositato presso la Questura di Latina tutta la documentazione necessaria per ottenere un permesso di soggiorno provvisorio, indispensabile per stipulare un contratto di lavoro regolare.

Ibrahim desiderava soltanto lavorare legalmente, costruirsi una vita e sostenere la propria famiglia in patria. Lavorava con dedizione nel settore agricolo ad Aprilia: ogni giorno si alzava alle 3:00 o alle 4:00 del mattino per recarsi nei campi, attendendo ore al buio l’inizio del turno.
Possiamo affermare che Ibrahim è morto coltivando un’ambizione: quella di lavorare e contribuire allo sviluppo del Paese.

Ibrahim Dibba era stato inizialmente minacciato con un’arma da fuoco; l’assassino aveva esploso dei colpi per intimidirlo presso il Campo Boario di Latina — luogo in cui quegli aggressori risiedevano — uno o due giorni prima che venisse ucciso a sangue freddo. La polizia, informata da una chiamata anonima, intervenne prontamente con due pattuglie a sirene spiegate; tuttavia, con nostra sorpresa, gli agenti se ne andarono senza procedere ad alcun arresto.

Circa due giorni dopo, l’assassino tornò armato della stessa pistola, accompagnato dalla stessa persona che aveva minacciato Ibrahim Dibba. L’auto (una Kia Picanto) utilizzata per l’omicidio fu ritrovata in seguito al Campo Boario: era stata parcheggiata dall’assassino, non abbandonata.

Ibrahim, come molti altri, viveva a Latina in attesa di documenti e senza un lavoro stabile; la mancanza di documenti e di un’occupazione può spingere le persone a compiere azioni che non avrebbero mai voluto commettere.”

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CRONACA

Latina, omicidio in viale XXIV Maggio, fermo della Procura per “Pescio” Di Silvio e un 16enne, si cerca una terza persona

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LATINA – Svolta nelle indagini sull’omicidio di Zalà, il ventisettenne di origini gambiane che mercoledì sera è stato ucciso a colpi di pistola lungo la Circonvallazione di Latina nei pressi dell’Università. Sono stati individuati e fermati dalla polizia su ordine della Procura di Latina, i sospettati che erano a bordo della Kia Picanto nera da cui sono partiti i proiettili in via XXIV Maggio.

Dopo aver stretto il cerchio, la squadra Mobile ha perquisito l’insediamento alle spalle del campo da calcio San Pietro e Paolo, ma anche Campo Boario cercando i tre principali sospettati, di cui due si sono poi presentati in Questura, sono Ferdinando Di Silvio detto “Pescio” di 25 anni e un 16enne. Irreperibile una terza persona. Sono tutti accusati di omicidio volontario pluriaggravato.

Oggi gli amici della vittima consegneranno una lettera alla sindaca di Latina Matilde Celentano.

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