CRONACA
Terracina, giochi da spiaggia pericolosi, sequestro a Terracina
TERRACINA – Proseguono le operazioni di controllo finalizzate al contrasto dell’abusivismo commerciale da parte del Nucleo di Polizia Amministrativa del Comando di Polizia Locale di Terracina agli ordini del Comandante Mauro Renzi.
Il primo intervento in piazzale Aldo Moro si è concluso con un sequestro giocattoli, per un totale di oltre 1000 pezzi, tutti privi del marchio CE e potenzialmente pericolosi per la salute.
L’altro intervento questa mattina sull’arenile, dove gli agenti hanno sequestrato un carretto in ferro, pericoloso, con circa 150 gonfiabili, 100 tra borse e borsellini, giochi per il mare, accessori per capelli e bigiotteria varia per un totale di almeno 200 chili di merce.
I controlli della Polizia Locale proseguono anche per contrastare il fenomeno del preposizionamento dell’attrezzatura da spiaggia da parte dei privati, avvertono dal Comune.
CRONACA
Condanna per la morte di Satnam Singh, depositate le motivazioni: “Contesto illecito, intensità del dolo e condotte tese a occultare le prove”
LATINA – Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna in primo grado a 16 anni di reclusione per Antonello Lovato. La Corte d’Assise di Latina presieduta dal giudice Mario La Rosa a 90 giorni esatti dalla conclusione del processo per l’omicidio di Satnam Singh, sottolineando che “dall’istruttoria dibattimentale è emersa oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità penale dell’imputato”, spiega che la scelta di “una pena base superiore al minimo della cornice edittale” è stata dettata dalle “modalità dell’azione” anche per la “sordità dell’imputato alle plurime sollecitazioni ricevute dall’esterno che lo avrebbero dovuto portare ad assumere un comportamento diverso da quello tenuto”.
Con riferimento alla condotta – scrive la Corte – “vengono in rilievo anche i comportamenti antecedenti e susseguenti al fatto: in particolare il contesto illecito in cui si è verificato l’antefatto e le condotte tese ad occultare le prove”.
I giudici togati e popolari rilevando che “la gravità del danno cagionato è strettamente connessa al bene giuridico leso il più importante, la vita”, aggiungono che questa è “accresciuta dalle particolari condizioni di vulnerabilità della vittima, soggetto irregolari sul territorio italiano e sprovvisto delle minime tutele che dovrebbero essere garantite ad ogni lavoratore”.
“A sfavore dell’imputato depongono l’intensità del dolo che ha accompagnato la sua azione per un arco temporale significativo, nonostante le ripetute sollecitazioni di agire in modo diverso”. Antonello Lovato sapeva inoltre che Satnam poteva morire, ma voleva proteggere la sua azienda: “Non può non tenersi conto del motivo che lo ha spinto a delinquere, ossia proteggere la sua azienda, sperando che la situazione di irregolarità non emergesse”.
Quanto alle attenuanti generiche la corte ricorda che Lovato era incensurato e ha valutato positivamente il suo contegno in udienza e la sua partecipazione attiva, ma soprattutto l’apertura di un conto corrente a favore della moglie e degli altri familiari della vittima, su cui ha versato le somme guadagnate dal lavoro all’interno della casa circondariale, per complessivi 11.496,08.
Per quanto riguarda infine le provvisionali per le parti civili e in particolare per i congiunti, “si deve ritenete che le somme indicate in dispositivo rappresentano la misura minima di liquidazione dei danni subiti dai parenti stretti di Satnam Singh, considerando anche solo il dolore che le stesse hanno patito per l’uccisione del proprio marito, Soni Soni, del proprio figlio, Singh Gutmukh e Kaur Jasveer, e del proprio fratello Singh ,{mdpal e Kaut Rajveet.
“La sentenza depositata oggi ha confermato l’impressione che avevamo avuto con la lettura del dispositivo, cioè che è stata riconosciuta l’importanza del fattore tempo nel chiedere i soccorsi, e quindi tutto il tempo che è stato perso dall’imputato ha determinato, secondo la Corte, il decesso di Satnam. Questo era il primo aspetto che era importante venisse sottolineato, perché è quello che poi ha fatto la differenza tra il dolo eventuale, che era quello contestato dalla Procura, e la colpa che invece le difese hanno cercato di sostenere – ha commentato l’avvocato Gianni Lauretti, legale di Soni Soni, compagna della vittima e parte civile – . Per il resto è stata data molta importanza al comportamento del Lovato successivo al fatto, soprattutto l’intensità del comportamento, cioè che è durato tanto, si è manifestato in diverse condotte che non avevano senso, oltre a quella di non chiamare i soccorsi, quello di aver ripulito il furgone e aver fatto sparire anche il macchinario, quindi tutti elementi che hanno indotto la Corte a ritenere il dolo intenso e quindi a far sì che poi la pena base sia stata determinata non nel minimo, ma in 24 anni”.
Per quanto riguarda Soni, la compagna convivente della vittima, Lauretti si dice soddisfatto: “C’è stato riconoscimento pieno della sua posizione di compagna convivente, in quanto non avevano formalizzato un matrimonio vero e proprio e quindi sono stati riconosciuti tutti i diritti che vengono riconosciuti normalmente ai conviventi. C’è stata molta attenzione da parte della Corte nel valutare la posizione soprattutto di Soni, che era una posizione che poteva destare qualche problema proprio perché non era consacrata in atti formali, ma è stato riconosciuto il valore della convivenza, il fatto che hanno sempre vissuto insieme, sono venuti in Italia insieme, quindi questo è stato riconosciuto appieno e ne siamo soddisfatti”, conclude il legale.
CRONACA
Ponza, scoperto e sequestrato un manufatto abusivo in zona vincolata
PONZA – Nei giorni scorsi i militari del N.I.P.A.A.F. – Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Latina, a seguito di controllo ambientale del territorio, hanno accertato, in località Pagliaro/I Conti sull’isola di Ponza, la realizzazione di interventi edilizi in assenza di titoli autorizzativi. Secondo quanto accertato dai Carabinieri Forestali, i lavori edili riguardavano un’area sottoposta a vincolo paesaggistico e ricadente in zona di protezione speciale (ZPS), area di particolare pregio naturalistico-ambientale ai sensi della normativa europea della “Direttiva Habitat”.
E’ stato scoperto un manufatto di circa 29 metri quadrati di un’altezza di oltre due metri, identificato come “baracca da cantiere” e costituito da una struttura portante in metallo e copertura a doppia falda, posizionata su base in cemento, il tutto in assenza di titolo autorizzativo e su lotto di terreno avente vocazione agricola ai sensi del vigente P.R.G. I titoli autorizzativi erano stati concessi esclusivamente per interventi di bonifica e perimetrazione del terreno.
denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino il proprietario dei terreni e il committente dei lavori, entrambi per il reato di abuso edilizio in area vincolata paesaggisticamente. Il manufatto è stato sequestrato “in quanto non vi era un piano operativo di sicurezza in cui venisse dato atto della necessità di installare la baracca da cantiere a servizio delle maestranze; inoltre vi era difformità riguardo la tipologia dei lavori autorizzati (solo bonifica e perimetrazione del lotto di terreno) e l’assenza di nulla osta della Provincia di Latina inerente alla fascia di rispetto stradale essendo la struttura installata nelle immediate adiacenze della via principale (S.P. Ponza – Le Forna)”.
I militari dell’Organizzazione Forestale dell’Arma dei Carabinieri ricordano che il patrimonio rurale è protetto dalla Costituzione e incoraggiano chiunque – anche attraverso il numero gratuito di emergenza ambientale 1515 – a segnalare alle Autorità i comportamenti eventuali illeciti che possono anche solo potenzialmente causare un danno alle risorse naturalistico-ambientali o alla salute di chi abita quel territorio.
CRONACA
Celentano: “La richiesta di 41ml da Latina Ambiente, una bomba”. Pioggia di critiche da Pd, Lbc e PerLatina2032
LATINA – “Una bomba, un fulmine a ciel sereno, la richiesta di 41 milioni arrivata dalla curatela fallimentare di Latina Ambiente”. Lo ha detto oggi la sindaca di Latina Matilde Celentano intervistata da Lazio Tv a margine di un evento tenutosi al Teatro D’Annunzio, spiegando di aver “dato mandato all’Avvocatura e agli Uffici che stanno valutando la richiesta e decideranno che strada intraprendere”. “E’ una questione che si trascina dal 2003 e non è giusto che debbano oggi pagare la città e i cittadini”, conclude dopo aver ricordato la precedente transazione da 6 milioni di euro fatta dalla sua Amministrazione con Latina Ambiente.
Per il Pd “La richiesta avanzata dalla Curatela di Latina Ambiente per circa 41 milioni di euro riporta al centro una delle vicende più pesanti della storia amministrativa di Latina. Una vicenda che viene da lontano, maturata negli anni in cui il centrodestra governava la città e che, a distanza di quasi vent’anni, continua a produrre conseguenze sui conti del Comune. Per questo non è accettabile ridurre tutto a un’eredità ricevuta da chi governa oggi. Latina Ambiente è parte della storia amministrativa e politica del centrodestra locale. È sotto quelle amministrazioni, a partire dalla stagione di Vincenzo Zaccheo, che si sono formati alcuni dei nodi della gestione della TIA che ancora oggi il Comune si trova ad affrontare. Esistono dunque responsabilità politiche e morali che non possono essere cancellate dalla ricostruzione di quanto accaduto”. Il Pd Latina, con i consiglieri Campagna e Majocchi e il segretario comunale Cepollaro, chiede dunque alla sindaca Celentano di riferire in Consiglio comunale e di mettere a disposizione dei consiglieri tutta la documentazione relativa alla vicenda TIA, dalla transazione alle successive ricostruzioni contabili fino alla recente messa in mora.
“Ricostruire con precisione, attraverso atti e documenti, chi ha assunto le decisioni e sulla base di quali atti, evitando che oggi si attribuiscano colpe di problemi creati e gestiti precedentemente”, è anche la richiesta di Latina Bene Comune che respinge al mittente le dichiarazioni rilasciate ai due quotidiani locali nelle ultime ore in cui se la prende con l’ex sindaco Damiano Coletta e con Lbc. “Il pasticcio Tia – si legge in una nota del movimento firmata dalla segretaria Ortu La Barbera, dallo stesso Coletta e dai consiglieri Bellini, Isotton, e Floriana Coletta – non nasce certo nel 2016 ma era stata creata dal governo di centrodestra nel 2009 con la scelta scellerata, fatta dal sindaco Zaccheo, di assegnare alla Latina Ambiente la riscossione della Tia; c’è stato poi un governo guidato dall’ex sindaco Di Giorgi che non ha riconosciuto questi crediti e un commissariamento che, allo stesso modo, non li ha riconosciuti. Infine, una sentenza del giudice che parla di ‘società decotta’. Al fallimento della società si è arrivati dunque sulla base di situazioni documentate e di esiti giudiziari, senza dimenticare che la città arrivava da un anno di commissariamento in cui non era stata raggiunta alcuna conciliazione sulla vicenda. Intanto, le ricostruzioni negli anni sono state le più diverse. E ci chiediamo come si sia arrivati a questi conti e sulla base di quali relazioni tecniche e contabili. Nel 2014 la somma indicata era di circa 13,97 milioni; nel 2024, con la ripresa del tavolo tecnico sulla Tia a cui siede l’amministrazione Celentano,la cifra scende a 3 milioni, nel 2026 il Comune arriva addirittura a sostenere l’esistenza di un credito del Comune. Poi la Curatela arriva a chiedere 41 milioni”.
“Si tratta di una richiesta di parte, non accertata e contestata dagli uffici, ma di entità tale da poter incidere sugli equilibri finanziari dell’Ente”, sottolinea Nazzareno Ranaldi, consigliere comunale in quota PerLatina2032. “La diffida fissa termini precisi: 15 giorni per individuare un responsabile del procedimento e 90 per giungere a una proposta transattiva, pena il ricorso alla Camera Arbitrale dell’ANAC. Il tempo per decidere come difendere l’interesse della città è dunque già in corso”. Per questo, continua Ranaldi, “in qualità di consigliere comunale, ho chiesto la convocazione immediata della Commissione congiunta Ambiente e Bilancio, con la presenza dei dirigenti dei servizi Ambiente, Finanziari e Tributi, per conoscere: l’esito del Tavolo tecnico concluso nel luglio 2014, riaperto nel 2024, e le valutazioni degli uffici sulle somme effettivamente dovute; se sia stata proposta domanda di ammissione al passivo per i crediti che il Comune ritiene di vantare, circostanza che la Curatela contesta; quali accantonamenti siano stati previsti nel fondo contenzioso e quale valutazione abbia espresso l’organo di revisione; quali pareri legali siano stati acquisiti e quale strategia difensiva l’Amministrazione intenda adottare”.Il nodo della transazione risale al 28 dicembre 2023. “Il Comune ha definito con la Curatela del Fallimento di Latina Ambiente un contenzioso per 6 milioni di euro. – spiega il consigliere – Una domanda sorge inevitabile: perché quella transazione non ha ricompreso l’intera esposizione tra Comune e fallimento, compresa la partita TIA che la stessa Curatela rivendica oggi per quasi 18 milioni di capitale, già nota da anni attraverso la delibera di Giunta n. 658 del 2013, la nota del 2014 e i lavori del Tavolo tecnico? Per quale ragione la partita è stata lasciata aperta? È stata presentata richiesta di accesso agli atti finalizzata anche ad avere documentazione da usare in commissione”.
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