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“Noi contro le mafie”, si può fare

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La musica suona in sottofondo e io guido. È tardi e sto tornando nel luogo in cui dormo questa notte. Sono sulle strade della provincia di Reggio Emilia, rettilinei interrotti da rotonde senza senso. Noi contro le mafie dicono in tanti in questi giorni qui nel reggiano (che sempre di più sembra cambiare vocale e diventare reggino): testimoni di giustizia e giornalisti e anche io ripetiamo che sì sì può fare. Se stiamo uniti, se scegliamo ogni giorno la parte giusta ogni qual volta ci troviamo a quel benedetto bivio che si fissa di fronte a noi e ci guarda e ride beffardo. Io so da che parte andare. E anche gli altri che sono qui con me.E gli studenti ci provano a capire, a comprendere cose distanti e allora gli spieghi che La mafia è come il bullismo, che stare uniti fa bene, che è l’isolamento la vera fregatura. Sempre, per ogni cosa della vita. E poi niente c’è chi dice che chi denuncia è un eroe e chi denuncia fa capire che è troppo comodo usare la parola eroe, giustificando così il proprio non far niente. E poi c’è chi racconta di come ha denunciato il capo che era un ladro e anche lui è diventato un altro eroe applaudito in segreto dai colleghi e da chi ascolta perché in fondo in fondo tutti pensano che chi denuncia è un infame e se poi il capo scopre che tu fai il tifo per lui fai la sua stessa fine. Ma chi denuncia non ci vuole stare, non può credere di essere solo e allora urla: sono io quello normale. Siete voi i pazzi. Voi che pensate che il compromesso faccia bene che arrangiarsi nella vita convenga e che in fondo se stiamo così la colpa è dello stato.

Ma non vi siete stufati? Io mi sono stufata di sentire che nulla cambierà. Di sentire che non c’è la volontà politica. Che non conviene parlare, che bisogna arrivare a fine mese e che le mafie sono ammortizzatori sociali. Mi sono proprio stufata. Stufata di sentire che non cambierà mai nulla, che da noi funziona così, che il problema è solo italiano e che se c’è la mafia all’estero è sempre una cosa tra italiani. Mi sono stufata di una politica che non parla di lotta alle mafie e forse anche di questa mafia che non si vuole combattere veramente perché così si evita di parlare di altro. Ci pensate cosa sarebbe l’Italia senza mafia? Cosa direbbero e cosa dovrebbero fare molte persone? Mi sono proprio stufata di chi si parla addosso, dei numeri, delle cifre, delle storie di riscatto che sono sempre le storie di altri mai le nostre… delle storie difficili che sono sempre degli altri mai le nostre. Tanto a noi non riguarderanno mai da vicino.

La strada continua con quelle rotonde senza senso della bassa padana. Ma quante rotonde ci sono senza senso in tutta Italia. Ci giriamo intorno e imbocchiamo sempre l’uscita sbagliata… non sarebbe ora di un bel rettilineo?

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A Ninfa in scena The Great Gatsby di Clemente Pernarella: “Un’opera che cento anni fa già raccontava l’oggi”

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LATINA – Teatro, danza, jazz per una storia ambientata negli anni ’20, che racconta soprattutto l’oggi. C’è tanto, in “The Great Gatsby – Quell’estate anche io”, nuovo spettacolo di e con Clemente Pernarella costruito sul libero adattamento del romanzo di Francis Scott Fitzgerald, con Melania Maccaferri e Marco Divsic (che è anche aiuto regista), musiche dal vivo del 52nd Jazz Quartet e i danzatori di Modulo Project. Un’ora e poco più di spettacolo, che sarà in scena nel Giardino di Ninfa il 7, 8 e 9 agosto 2026 (alle 20:30).

“Un romanzo che non mi ha mai abbandonato, l’ho incrociato a 14-15 anni ed è rimasto sempre con me, e che oggi, a centouno anni dalla sua pubblicazione, considero più urgente che mai – racconta Pernarella – . Francis Scott Fitzgerald, raccontava tantissimo della società americana che stava nascendo come modello, le meraviglie, ma soprattutto i pericoli, il rischio e i dolori che il grande sogno americano avrebbe generato.” Fondamentale la musica: “E’ lo scrittore a identificare i ruggenti anni venti, come “l’età del jazz”. Il jazz è protagonista perché è nella poetica di Scott Fitzgerald ed è l’unico genere che riesce a contenere lo spettacolo e le contraddizioni di quel sistema”, aggiunge Pernarella che parla di uno spettacolo  “divertente”, “un gioco a scatole cinesi”. Tra  sogno, illusione e realtà.

Sul palco, nel cartellone culturale della Fondazione Roffredo Caetani, con gli attori, ci saranno i jazzisti Erasmo Bencivenga al pianoforte, Nicola Borrelli al contrabbasso e Giorgio Raponi alla batteria con una giovanissima cantante, Laura Sangermano; si muoveranno i danzatori Alessia Campagna e Francesco Compagnone su coreografie di Laura Bernardini, e valorizzeranno la scena le luci di Gianluca Cappelletti.

“Il protagonista del racconto è il protagonista del romanzo – aggiunge Pernarella – Nick siamo noi, che riusciamo a mantenere ancora uno sguardo distante rispetto a quello che sta accadendo”.

Il teatro torna così nell’area spettacoli di Ninfa dopo un anno di stop. “Un’operazione resa possibile dalla Fondazione Roffredo Caetani. Il mio grazie  – conclude il regista – va alla Fondazione e al suo Presidente Massimo Amodio che conferma la centralità dell’Ente nelle progettualità legate al settore culturale nel nostro territorio”.

Info e prenotazioni 3925407500

https://www.ciaotickets.com/it/ass-cult-lestra

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Il Latina chiude il ritiro di Fiuggi, Condò sul caso Parigi: “Chi lo vuole deve pagare”

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LATINA – Si chiude con una vittoria su rigore, l’ultima amichevole del ritiro di Fiuggi per il Latina Calcio 1932. Contro l’Anzio, che milita in Serie D, i nerazzurri hanno avuto feedback positivi sia sul piano atletico sia sotto il profilo del gioco. Un test utile e una vittoria che permettono al Latina di chiudere nel migliore dei modi il ritiro di Fiuggi –  assicurano dalla società sportiva che ora si trova ad affrontare il “caso Parigi”, l’attaccante che è stato decisivo per il Latina nella scorsa stagione ha infatti manifestato il desiderio di fare nuove esperienze. Dal Club nerazzurro non ci sono stati veti nonostante il contratto in essere con il giocatore, ma l’operazione ha un costo e le offerte –  ha spiegato il direttore sportivo Condò – dovranno arrivare entro il 15 agosto.

Ecco che cosa ha detto il Ds sulla squadra e poi sulla vicenda che riguarda l’attaccante

 

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Latina, l’allarme della Facoltà di Medicina suona da 24 ore e nessuno lo stacca

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LATINA – Un quartiere di Latina è stato “ostaggio” per un’intera giornata, quella di sabato 1° agosto, e la situazione prosegue anche oggi, della sirena dell’allarme della facoltà di Medicina. Il fastidioso suono è cominciato intorno alle 11 della mattina ed è rimasto attivo per tutta la notte e questa mattina, senza sosta per oltre 24 ore. Siamo in Corso della Repubblica, nel pieno centro di Latina, in una zona abitata, alle spalle di Piazza Roma, ma nessuno dei residenti è riuscito a ottenere aiuto. Anche il numero verde della Sapienza è stato bersagliato di chiamate, ma non esiste  un sistema di controllo da remoto da parte dell’Ateneo e dal Polo Pontino, per ragioni non ancora note, nessuno è intervenuto.

Un gruppo di residenti preoccupato dall’insistenza dell’allarme, posizionato sulla facciata che si trova su Via Lago Ascianghi, la parte dell’edificio di recente ristrutturata, ha dichiarato di aver segnalato la situazione alle forze dell’ordine e in particolare ai vigili del fuoco, temendo inizialmente che si trattasse di un dispositivo antincendio, ma quando si è appurato che non c’erano fiamme all’interno della sede universitaria, l’allarme ha continuato a suonare ininterrottamente mettendo a dura prova i nervi di chi è obbligato a subire.

aggiornamento – Intorno alle 10 del mattino di domenica sono arrivati in Via Lago Ascianghi mezzi da cantiere con due squadre di operai e un escavatore che ha cominciato il suo lavoro facendo saltare il manto stradale appena rifatto. Al momento non è chiaro se le due cose siano direttamente collegate, ma l’ipotesi è che si possa trattare di una guasto alle reti di alimentazione dell’energia elettrica che ha generato anche l’avvio dell’allarme. Solo un’ipotesi.

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