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Latina è cardioprotetta con i defibrillatori pubblici: li useranno i cittadini

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(nella foto il defibrillatore in Via Diaz)

LATINA – Latina diventa città cardio-protetta grazie ad una rete di defibrillatori che verranno installati in punti strategici: prima nel centro cittadino, poi in periferia, nei borghi, e infine in tutta la provincia. I primi cinque sono già pronti e la fase successiva sarà istruire i cittadini, magari i commercianti che sono più vicini allo strumento salvavita. Sì, perché questi defibrillatori pubblici, dovranno essere usati non da personale esperto, ma da “laici”, cittadini comuni che non sono né infermieri, né medici, né operatori dell’emergenza, ma diventeranno protagonisti in fasi cruciali e che in qualche modo dovranno adottare questi apparecchi capaci di fare una diagnosi e di attivarsi solo se necessario, teleguidando chi li utilizza.

A tenere a battesimo il progetto nella sala De Pasquale del Comune, nell’ambito delle celebrazioni per  gli 86 anni di Latina, è stato il sindaco Damiano Coletta, che per un giorno ha rimesso il camice bianco: “Si concretizza un progetto che abbiamo tutti fortemente voluto, maggioranza e minoranza. La lista dei ringraziamenti è molto lunga”.  A cominciare dall’associazione Latina Cuore presieduta da Giovanni Stivali e dall’associazione Cse di Christian Manzi.

Così, anche i cittadini entrano nell’efficiente Rete dell’Infarto nata nel gennaio del 2013. “”Succede perché il Goretti ha una unità di emodinamica e di terapia intensiva cardiologica che ha portato Latina ai vertici nazionali, terza in Italia e prima nel Lazio per numero di trattamenti eseguiti”, ha detto il direttore generale della Asl Giorgio Casati. Una struttura le cui prestazioni sono sempre in ascesa come dimostra il dato che la vede nel 2018 superare Massa nel 2018 e mettersi in pole position per essere certificata seconda nella graduatoria nazionale. “Ma non ci fermiamo, ha assicurato il professor Francesco Versaci responsabile della Uoc Utic del Goretti  – Ecco il perché dei defibrillatori”.

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UN NUOVO MODELLO DI SANITA’ – “Non vogliamo solo inaugurare i defibrillatori oggi, vogliamo promuovere un modello nuovo di sanità e di salute in cui il cittadino e’ anche attore e collabora nei momenti più drammatici e dell’emergenza”, ha detto la cardiologa Rita Di Rosa spiegando che si tratta di accorciare ancora il tempo dell’intervento su chi è colpito da infarto con l’obiettivo di erogare la prima prestazione in un tempo massimo di dieci minuti che dovranno nel tempo diventare  quattro.

Nella rete dell’infarto  svolge un ruolo fondamentale il 118. “Quella dei defibrillatori è l’attivazione dell’anello mancante. L’intervento  precoce all’atto del malore cambia completamente la prognosi, ha sottolineato Maria Paola Corradi, dirigente dell’Ares 118 – nel momento in cui il totem con il defibrillatore viene aperto manda un segnale di allarme e il 118 può già inviare in zona un mezzo di emergenza migliorando i tempi di trasferimento”.

Le zone scelte per i defibrillatori sono:

Zona pub
Piazza del Popolo
Piazzale delle Autolinee
Corso della Repubblica/Teatro
Piccarello
Via Isonzo
Via del Lido (Rotonda Q5)
Q4/Q5
Capo Portiere
Via Romagnoli

 

3 Comments

3 Comments

  1. Dolcissima Bruni

    18 Dicembre 2018 at 21:28

    Bellissima iniziativa

  2. Ylenia Montanari

    18 Dicembre 2018 at 21:43

    Se li fanno durare!

  3. Laura Micolucci

    19 Dicembre 2018 at 9:17

    Ma ci saranno le istruzioni spero……

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SANITA'

La Radiologia Interventistica del Santa Maria Goretti riferimento in Europa

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LATINA – L’Unità Operativa Complessa di Radiologia Interventistica dell’Ospedale “Santa Maria Goretti” di Latina si conferma riferimento a livello nazionale ed internazionale. Il Dott. Giuseppe Pelle è intervenuto al Cirse Annual Congress 2026, il meeting più autorevole in Europa, per relazionare sulla esperienza nelle innovative procedure CARTO/PARTO per il trattamento delle varici gastriche in pazienti cirrotici, che si caratterizzano per un elevatissimo rischio emorragico e mortalità elevata.

La UOC di Radiologia Interventistica del Goretti è stata tra le prime nel Vecchio Continente ad aver eseguito questo tipo di interventi mini invasivi in anestesia locale, che nella maggior parte dei casi garantisce la guarigione completa. A confermare il ruolo di capofila nell’applicazione delle CARTO/PARTO, i medici del presidio ospedaliero pontino sono stati i primi in Europa a pubblicare uno studio su una rivista internazionale, Gastrointestinal Disorders.

Sempre allo stesso congresso internazionale, tenutosi a Copenaghen alla presenza di oltre 1500 operatori sanitari, il Dott. Flavio Andresciani, assistente della Radiologia interventistica del Goretti, ha ricevuto il premio come revisore della rivista europea “Cvir Endovascular” della Cardiovascular and Interventional Radiological Society of Europe.

La Radiologia Interventistica del Goretti, Hub neurovascolare di primo livello, è inoltre al vertice in Italia – con oltre 100 casi all’anno – nell’applicazione delle SIRT, procedure endovascolari per il trattamento di tumori epatici mediante radioisotopi.

L’Unità operativa diretta dal Dott. Cesare Ambrogi si distingue inoltre per la pratica di embolizzazione endovascolare, tecnica innovativa che offre risultati eccellenti nel trattamento del dolore da osteoartrosi resistente a terapia medica.

La Radiologia interventistica dell’ospedale di Latina, con una attività h24, tratta in media ogni anno oltre 100 casi di ictus e 40 di aneurismi celebrali. Gli oltre 2000 casi trattati annualmente, in proficua e sinergica collaborazione con le Unità Operative Complesse di Cardiologia, Chirurgia Vascolare e Gastroenterologia, riguardano anche delicate patologie toraco-addominali e vascolari.

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SANITA'

Infarto, il Goretti di Latina protagonista in un nuovo studio internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine. Novità per i pazienti

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LATINA – E’ stato pubblicato in questi giorni sul New England Journal of Medicine, la più prestigiosa rivista scientifica di medicina del mondo, uno studio che apre nuove prospettive nella gestione dei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto e che presentano malattia coronarica multivasale. Allo studio, che ha coinvolto 21 centri in Italia e in Pakistan, ha contribuito attivamente proprio la Cardiologia dell’Ospedale Santa Maria Goretti che ha arruolato una significativa parte dei 1.823 pazienti. tra gli autori, il Prof. Francesco Versaci, Primario della Terapia Intensiva Cardiologica, Emodinamica e Cardiologia dell’Ospedale di Latina.

“Dopo il trattamento mediante angioplastica dell’arteria responsabile dell’infarto – spiegano dalla Uoc guidata dal professor Versaci -, i pazienti sono stati assegnati in modo casuale a due differenti strategie per decidere quali ulteriori restringimenti coronarici trattare: una basata sulla coronarografia convenzionale e l’altra sulla coronarografia funzionale, una metodica che permette di stimare direttamente dalle immagini angiografiche se una stenosi limita effettivamente il flusso sanguigno”. E proprio l’uso di quest’ultimo strumento diagnostico ha dato risultati importanti consentendo di distinguere meglio le stenosi che hanno un reale significato funzionale da quelle che possono non richiedere un ulteriore intervento.

“Il problema affrontato dallo studio è molto concreto – spiega Versaci – . Nei pazienti con STEMI non è raro trovare, oltre all’arteria responsabile dell’infarto, restringimenti significativi anche in altre coronarie. La rivascolarizzazione completa è raccomandata, ma rimaneva incerto quale fosse la strategia migliore per stabilire quali lesioni non responsabili dell’infarto necessitassero realmente di angioplastica. Con un follow-up mediano di 18 mesi, l’endpoint primario – un insieme di morte per qualsiasi causa, infarto miocardico, ictus o attacco ischemico transitorio e necessità di una nuova rivascolarizzazione per ischemia – si è verificato nel 9% dei pazienti trattati con la strategia guidata dalla fisiologia, rispetto al 13,7% di quelli trattati sulla base della sola angiografia. Questo corrisponde a una riduzione relativa del rischio del 38% e a una differenza assoluta di circa 5 eventi ogni 100 pazienti. Anche l’endpoint principale di sicurezza – costituito da danno renale acuto associato al mezzo di contrasto o sanguinamento maggiore – è risultato meno frequente con la strategia guidata dalla fisiologia: 4,6% contro 7,1%. Tra gli outcome secondari – aggiunge il primario – , l’infarto miocardico si è verificato nel 4% dei pazienti del gruppo guidato dalla fisiologia e nell’8% del gruppo guidato dalla sola angiografia. Lo studio, invece, non ha evidenziato un’apparente differenza tra i gruppi nella mortalità totale o cardiovascolare, un elemento importante per interpretare correttamente i risultati”.

Dunque, uno degli aspetti più significativi dello studio è la maggiore selettività consentita dalla coronarografia funzionale che utilizza le immagini già ottenute durante l’esame angiografico per ricavare informazioni fisiologiche sul flusso coronarico, senza richiedere necessariamente l’impiego di fili di pressione intracoronarici o farmaci. Questo consente di distinguere meglio le stenosi che hanno un reale significato funzionale da quelle che possono non richiedere un ulteriore intervento.

«Il messaggio dello studio  – conclude Versaci – non è semplicemente quello di eseguire meno angioplastiche, ma di selezionare meglio quali lesioni trattare. Nei pazienti con infarto e malattia multivasale, integrare l’immagine angiografica con una valutazione funzionale consente una strategia più mirata, evitando procedure non necessarie e concentrando il trattamento sulle stenosi realmente rilevanti.»

La partecipazione del Santa Maria Goretti, terzo centro per arruolamento nell’intero studio, conferma il ruolo della Cardiologia di Latina nella ricerca clinica e la possibilità di coniugare l’attività quotidiana di cura dell’infarto con la produzione di evidenze scientifiche di rilevanza internazionale.

 

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SANITA'

Aprilia, i Progressisti chiedono alla Regione il rifinanziamento della terza alla della Casa della Salute: il sit in

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APRILIA- Mentre si inaugurano le quattro nuove casi della comunità della Asl di Latina (a Sperlonga, Terracina, Circeo e Sabaudia), Aprilia lamenta il definanziamento della terza ala della sua Casa della Salute. Lo fanno gli aderenti alla Coalizione Progressista (Aprilia Domani – Progetto Civico Italia, Europa Verde, Italia Viva, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico) che hanno organizzato un volantinaggio informativo per chiedere “il rifinanziamento della terza ala della Casa della Salute e un rafforzamento complessivo dei servizi sanitari di Aprilia”.

L’iniziativa è per martedì 8 settembre alle ore 8.30, davanti alla Casa della Salute. Al termine del presidio interverranno i referenti provinciali e regionali delle forze della Coalizione.

«Sulla terza ala siamo stati chiari fin dall’inizio. L’opera era finanziata con 2,65 milioni di euro e la Giunta Rocca ha cancellato quelle risorse. Da allora abbiamo assistito ad annunci, rassicurazioni e al tentativo di far gravare quasi 4 milioni sul bilancio della ASL di Latina. Il risultato della cosiddetta filiera di governo del centrodestra, ad oggi, è molto semplice: Aprilia ha perso un finanziamento già disponibile e la terza ala ancora non c’è».

La Coalizione ribadisce quindi la necessità di restituire all’opera una copertura finanziaria certa e strutturale. Sul tema è stata nuovamente portata in Consiglio regionale, attraverso il consigliere PD Salvatore La Penna, la richiesta di finanziare l’ampliamento e il potenziamento della Casa della Salute con risorse regionali dedicate.

«Il volantinaggio informativo di martedì serve a ribadire una richiesta che portiamo avanti da tempo: rifinanziare l’ampliamento e dare ad Aprilia una struttura sanitaria adeguata alle dimensioni e ai bisogni del territorio. Servono spazi, personale, specialisti e servizi territoriali più forti».

«La sanità apriliana – prosegue la nota della Coalizione – non può vivere di promesse. Chiediamo alla Giunta Rocca atti concreti, risorse certe e tempi definiti. Aprilia non può più aspettare».

 

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