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Ventotene, il sindaco Santomauro: “Per Santo Stefano vogliamo una rinascita come a Pompei”

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VENTOTENE – Santo Stefano come Pompei: dopo il declino, il rilancio. L’azione di successo messa in campo dallo Stato alcuni anni fa per il sito archeologico di Pompei è quello che serve oggi all’isolotto del confino culla dell’Europa. Lo dice il sindaco di  Ventotene, Gerardo Santomauro dopo il richiamo dell’ex premier Matteo Renzi che ha invitato il Ministro Franceschini a portare avanti il progetto di recupero dell’ex carcere borbonico avviato sotto il suo governo e poi arenatosi. Il titolare dei Beni Culturali non si è fatto trovare impreparato e ha assicurato che si andrà avanti di certo, attraverso la nomina di un commissario unico per gestire la procedura.

“Ci siamo spesi per tenere alta l’attenzione e le parole di queste ore sono incoraggianti. Abbiamo però solo un anno di tempo per non perdere i 70 milioni di euro di fondi Fesr per Santo Stefano e dobbiamo avere i contratti firmati per dicembre 2020. L’idea di un commissario unico per la gestione di questi fondi europei ci va ben sperare. Speriamo – dice il primo cittadino – che sia ripetuta per Santo Stefano la felice esperienza di Pompei”.

Intanto i segnali che arrivano dalla struttura non sono rassicuranti: “Ci preoccupa soprattutto la parte del carcere che dà verso Ventotene, l’assessore Carta monitora in continuazione la situazione, sono crollati alcuni solai e potrebbe collassare da un momento all’altro senza darci tempo di intervenire. Del resto parliamo di una struttura che ha 250 anni, bisogna pensare subito alla messa in sicurezza, poi sul resto si può anche avere un po’ più di calma”.

SIMEONE – “Il progetto di recupero del carcere di Santo Stefano, deve diventare operativo. Occorre evitare che gli 80 milioni di euro, finanziati dal Fondo per lo sviluppo e coesione 2014-2020, vadano perduti. Il tempo stringe, dal momento che la scadenza di questi fondi è fissata per il 1 gennaio 2021. Se non saranno impegnati entro quella data, per lavori di consolidamento della struttura, cambieranno destinazione d’uso. Il gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale presenterà nei prossimi giorni una mozione, con il sottoscritto primo firmatario, che impegna la Regione Lazio ad intervenire sulla vicenda ed eventualmente a chiedere una proroga della scadenza del finanziamento.  Vale la pena ricordare che in tale plesso furono detenuti Silvio Spaventa e Luigi Settembrini, esponenti del risorgimento napoletano. Più recentemente, il regime fascista vi imprigionò Sandro Pertini, Umberto Terracini e Mauro Scoccimarro. Tra l’isola di Santo Stefano e quella di Ventotene, dove, durante il fascismo, vennero confinati Eugenio Colorni, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, nacque e fu elaborato l’ideale federalista europeo.  Nell’ottobre del 2015 è stato costituito un Tavolo tra Ministero per i beni e le attività culturali, regione Lazio, Agenzia del demanio e comune di Ventotene e nel gennaio del 2016, l’allora premier Renzi, il ministro Franceschini e il presidente della Regione Lazio Zingaretti annunciarono il piano di recupero.  Nel febbraio 2018 si è svolta l’ultima riunione del tavolo permanente per proseguire l’iter del progetto di recupero e da allora non è stato più convocato. Manca poco più di un anno alla scadenza del finanziamento da 80 milioni e serve accelerare i tempi. Dalla Regione Lazio mi aspetto un intervento rapido che favorisca il recupero di un luogo di inestimabile valore architettonico e culturale”. Lo dichiara in una nota Giuseppe Simeone, capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Lazio e presidente della commissione Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

CALANDRINI –“Finalmente la politica si ricorda del carcere di Santo Stefano. Sono passati tre anni da quando Matteo Renzi, allora premier, promise 70 milioni di euro per la riqualificazione della struttura che ricade nel comune di Ventotene, e ad oggi neppure un euro è stato speso. Sul tema avevo presentato un’interrogazione lo scorso 29 aprile, uno dei miei primi atti da Senatore, ed avevo avuto modo di confrontarmi anche con il sindaco Gerardo Santomauro e la sua amministrazione, vittime dell’ennesima lungaggine burocratica – scrive in una nota il senatore Nicola Calandrini – Il paradosso è che i soldi ci sono, sono già stanziati, ma a quanto pare è impossibile spenderli, e se non saranno impegnati entro il 2021, il finanziamento andrà perso. Nel frattempo, il tempo passa e il carcere di Santo Stefano, già inagibile, continua a cadere in rovina. Mi auguro che gli incontri previsti tra il governo nazionale e l’amministrazione comunale portino allo sblocco di questa assurda situazione. Il carcere di Santo Stefano ha un valore storico e culturale che non possiamo permetterci di perdere. Gli annunci non bastano più, bisogna semplificare le procedure e sbloccare i fondi affinché possano essere investiti per dare una nuova vita a questo sito dal valore inestimabile”.

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  1. peter rei

    21 Ottobre 2019 at 13:06

    soldi buttati

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Un convincente Latina batte 2-0 il Forlì, Volpe: “Giusto premio alla serietà dei ragazzi”

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(foto Alessio Privato)

LATINA – Una rassicurante vittoria per il Latina, che sabato pomeriggio allo stadio Francioni  ha battuto per 2-0 il Forlì con  i goal di Marenco (10’) e di Tomaselli (38′). Unanime il giudizio positivo sulla prestazione dei nerazzurri che hanno segnato nel primo tempo e poi difeso il risultato. Mister Volpe al termine della gara ha fatto i complimenti ai suoi, “volevamo la vittoria ce la siamo presa”, ma ha anche sottolineato che cosa è mancato.

“Sicuramente vincere dà fiducia, dà entusiasmo – ha commentato il tecnico nerazzurro – Faccio complimenti ai ragazzi perché hanno fatto una partita sotto il profilo della voglia, dell’atteggiamento, una partita giusta. La cosa che mi fa arrabbiare è che possiamo fare cose migliori con la palla e anche senza. Perché noi non dobbiamo mai accontentarci del risultato, ma bisogna sempre pretendere il massimo dal nostro valore. Ripartiamo da una vittoria che era importantissima, perché la volevamo, la cercavamo tutti. L’abbiamo fatto nel modo giusto. Oggi era importante vincere e l’abbiamo fatto in maniera convincente. Poi sicuramente queste partite vanno chiuse, perché abbiamo avuto tantissime occasioni per farlo e non l’abbiamo fatto. A volte un episodio o una palla messa su può compromettere un risultato, una prestazione che ci avrebbe tolto qualcosa. Sicuramente l’espulsione ci ha agevolato, ma nulla toglie a quello che poi hanno prodotto i ragazzi. E’ un premio soprattutto per la loro serietà, per la loro abnegazione durante la settimana”.

IL TABELLINO – Latina Calcio 1932 2 – 0 Forlì

Latina: Mastrantonio, Ercolano, Porro (77’ Calabrese), De Cristofaro, Baez (85′ Di Giovannantonio), Marenco, D’Angelo (60’ De Ciancio), Plescia (60’ Cioffi), Carillo, Lipani, Tomaselli (60’ Keita). A disp: Basti, Giora, Bruscagin, Castorri, Sylla, Riccardi, Sussi, De Marchi. Allenatore: Gennaro Volpe.

Forlì: Theiner, De Risio (66’ Rosetti), Petrelli (73’ Tordiglione), Coveri (45’ Gabellini), Macri, Farinelli, Mattioli (85′ Perini), Scaccabarozzi (73’ Perretta) Palomba, Onofri, Munaretti. A disp: Tagliaferri, Veliaj, Mandrelli, Valentini Fi, Gaiola, Valentini Fe, Attasi, Diop. Allenatore: Nicola Campedelli.

Arbitro: Mattia Maresca di Napoli.

Assistenti: Matteo Bertelli di Prato e Vito Mattia Losapio di Siena.

IV Uomo: Alessandro Silvestri di Roma 1.

Operatore FVS: Giuseppe Scarpati di Formia.

Marcatori: 10’ Marenco (L), 38’ Tomaselli (L)

Ammoniti: 53’ D’Angelo (L), 63’ De Risio (F), 76’ Carillo (L), 82’ De Ciancio (L)

Espulsi: 31’ Palomba (F)

Angoli: Latina 6 – 5 Forlì

Recuperi: 4’ pt / 5′ st

Note: spettatori totali 1219 di cui 768 abbonati e 9 ospiti

 

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ExtraInvictus 2026: calcio e resilienza in “Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato

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“Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato è un romanzo di formazione che mette al centro il percorso di un ragazzo e il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il libro riceverà una delle otto menzioni ExtraInvictus della settima edizione del Premio Letterario Sportivo Invictus, riconoscimento dedicato alle opere capaci di raccontare lo sport attraverso storie che ne valorizzano anche la dimensione umana e sociale. La menzione sarà consegnata l’8 settembre alle 18.30, al Castello Caetani di Sermoneta, durante la serata ExtraInvictus.

Al centro della storia c’è Paolino, un giovane talento del calcio che sogna di trasformare la propria passione in una professione, ma che si trova improvvisamente costretto ad affrontare una tragedia destinata a cambiare radicalmente la sua vita. Il calcio diventa così molto più di una semplice ambientazione. È il terreno sul quale Paolino impara a misurarsi con la fatica, le responsabilità, le sconfitte e la necessità di continuare a credere nei propri obiettivi anche quando il percorso sembra interrompersi. Accanto a lui ci sono persone capaci di sostenerlo e accompagnarlo, dimostrando come la crescita di un ragazzo non sia mai soltanto un percorso individuale.

Il romanzo nasce dall’incontro tra due sguardi ed esperienze diverse, quelli degli autori, capaci di utilizzare lo sport per parlare di qualcosa di più universale: il modo in cui una persona costruisce se stessa quando la vita la costringe a crescere, e quanto siano importanti le persone che decidono di restarle accanto.

Su Radio Immagine, Antonio Barracato ci ha parlato della costruzione del personaggio di Paolino e del significato di raccontare, attraverso la storia di un giovane calciatore, la forza necessaria per continuare a inseguire i propri sogni:

 

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Il Comandante provinciale dei carabinieri di Latina, col. Angellillo, dirigerà il Centro Operativo della Dia di Roma. Il saluto

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LATINA – Andrà a dirigere il Centro Operativo della Dia di Roma, spogliandosi temporaneamente dell’uniforme, il colonnello Christian Angelillo, fino a oggi Comandante provinciale dei carabinieri di Latina,  in partenza per il nuovo prestigioso incarico. A tre anni dal suo arrivo nel capoluogo pontino, sono i giorni dei saluti, una lunga sequenza per l’alto militare che sul territorio provinciale di Latina ha costruito relazioni anche umane profonde. Questa mattina, l’incontro con i giornalisti che si è tenuto nella rinnovata sala stampa della caserma Cimarrusti di Piazza della Libertà dove ha  parlato di un’esperienza umana e professionale totalizzante.

“l mio percorso qui a Latina si conclude con sentimenti di gratitudine, in primis verso i carabinieri del Comando Provinciale di Latina, a cui si devono tutti questi risultati sul piano preventivo e dell’azione di contrasto. Ho cercato in tutti i modi di rappresentare questo sforzo nel modo più etico possibile, con disciplina e onore, e soprattutto cercando di creare una stretta sinergia con tutte le istituzioni coinvolte nelle azioni di prevenzione e contrasto, mi riferisco in particolare alla Prefettura e alle procure ordinali e distrettuali. Quest’opera di unitarietà spero, credo, sia stata percepita e credo sia la premessa anche per politiche attive che valorizzino le tante meravigliose realtà, soprattutto nei corpi intermedi, che caratterizzano questo territorio”.
Con un pizzico di non celata commozione, Angelillo ha parlato di un territorio meraviglioso. “Quando lo definivo meraviglioso ovviamente si univano due fattori, quello dell’intensità del vissuto personale insieme alla mia famiglia, totalizzante, questo territorio che ci ha restituito tante amicizie, tanti legami che porteremo con noi, e dal punto di vista professionale è stata un’esperienza fantastica della quale non avevo la piena condizione. L’idea soltanto è che abbiamo dovuto affrontare minacce diverse, parliamo anche di forme di criminalità organizzate completamente diverse,  soprattutto dal carattere transnazionale e soprattutto di mafie, di matrici italiane diverse, tra loro a volte anche in interazione, questo ha necessitato di uno sforzo, di diversificazione dell’azione di prevenzione e contrasto, mirata chirurgica per ogni singola minaccia.
È in questo che ho riconosciuto il grande valore dell’arma dei Carabinieri e dei componenti del Comando Provinciale,  ma insieme a tutte le altre parti di specialità e forestali che hanno dato e danno ogni giorno un grande supporto e rappresentano veramente un presidio di sicurezza per i cittadini, così come le stazioni Carabinieri, che caratterizzano la nostra identità di forza di polizia sul territorio, di prossimità, sono loro il vero avamposto di umanità e delle istituzioni, sul territorio e sui territori. E in questo ho avuto sempre espressioni di riconoscimento e di valorizzazione dell’opera svolta dai Carabinieri e dei comandi stazioni verso la cittadinanza, verso le fragilità, le tante fragilità che oggi caratterizzano questa umanità che a volte è troppo tecnologica”.

Dal punto di vista investigativo, un’esperienza che porterà con sé a Roma nel suo nuovo incarico. “Credo che il mio trasferimento non vada lento in modo personalistico, il mio nuovo incarico con il Centro Operativo della Dia di Roma vada letto in una logica di sistema, a cui segue tra l’altro il mio trasferimento con il Comandante Nuovo Investigativo, a rivestire il delicatissimo incarico di Comandante Nuovo Investigativo di Roma. Io credo  – ha concluso Angelillo – che in questo senso sia stato premiato un modello organizzativo in cui il confronto tra le persone e idee innovative, anche sul piano del contrasto al cybercrime e all’incidenza delle tecnologie  e l’utilizzo delle tecnologie da parte della camera organizzata abbiano rappresentato una componente importante”.

 

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