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CRONACA

L’appello di un cooperante di Latina in Iraq: “Scenario di guerra, si lavori per la pace”

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LATINA  – Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’analisi e l’appello di un cooperante di Latina del Movimento Federalista Europeo che vive a Erbil dove i venti di guerra soffiano forte. E dopo il lancio di razzi nella notte, fa ancora più effetto la nota diffusa dalla  sezione di Latina del MFE per condividere la testimonianza di un proprio militante attualmente in servizio in Iraq, Luigi Pappalardo. Un appello per la pace mentre “il mondo ha davanti uno scenario di guerra possibile”.

“Noi cooperanti  – scrive Pappalardo – temiamo che il nostro lungo lavoro di pace rischia di essere distrutto in un secondo, alcuni progetti sono già stati sospesi e tutti gli americani stanno evacuando il paese nella notte: sospendere un progetto significa che migliaia di bambini non potranno più andare a scuola o che altrettanti rifugiati non potranno accedere ai servizi nei campi in cui vivono. Ma soprattutto temiamo che i nostri amici di Baghdad e nel resto dell’Iraq rischiano di ritrovarsi in un terribile campo di guerra tra Stati Uniti e Iran. Per questo siamo qui tutti a chiedere alle nostre città natali, a qualsiasi contatto abbiamo nel mondo di condannare concretamente qualsiasi ulteriore atto di violenza nei confronti dell’Iraq, che chiede solamente pace dopo decenni di guerre e morti”.

LA LETTERA DI PAPPALARDO  – Ogni volta salutiamo l’anno che si chiude con rimorsi per gli errori commessi, ma con la speranza che l’anno che verrà possa essere migliore, che le guerre possano magicamente finire nel nuovo anno e le persone possano vivere la loro vita in pace e serenità in tutto il mondo. Ma ecco che anche il 2020 viene rovinato sul nascere da una nuova guerra.

Questa volta per me però è particolarmente straziante, perché quest’anno per la prima volta non mi trovo nella mia Latina a guardare da lontano, ma sono qui, dove la vita di milioni di persone sta per essere stravolta dall’ennesima guerra. Mi chiamo Luigi, sono stato segretario della locale sezione e militante del Movimento federalista europeo, e da qualche mese lavoro nella cooperazione internazionale nel Kurdistan Iracheno nel Governatorato di Erbil. Lavoriamo in una città meravigliosa, che in solamente due anni si è rialzata dalle tragedie lasciate dall’ISIS, conoscendo alcuni dei protagonisti di questa ricostruzione e centinaia di persone che ogni giorno lavorano per rendere questo paese un posto migliore.

La mattina del 3 gennaio 2020 però tutto è cambiato, ancora. L’espressione sul viso di tanti amici e amiche è cambiata e tutti cerchiamo di fare previsioni di quello che sarà il futuro qui. La regione del Kurdistan gode di un’autonomia speciale che ci assicura un buon grado di sicurezza, qui lavoriamo per lo sviluppo economico e sociale della popolazione, mentre nel resto dell’Iraq altri amici ancora lavorano alla ricostruzione, dove le macerie dell’ISIS sono ancora visibili.

Poi ci sono gli amici di Baghdad, con cui ho trascorso il primo Natale iracheno, che da oltre tre mesi aiutano i ragazzi e le ragazze che protestano a Piazza Tahrir contro un governo diviso per etno settarismi, i quali membri governano per tutelare gli interessi particolari dei propri gruppi etnici o settari. Proprio da questa forma di governo che ha soppresso i musulmani sunniti, rei aver appoggiato Saddam Hussein prima del 2003, è nato l’ISIS. La storia dell’Iraq è una storia di soppressori e soppressi che si scambiano di ruolo nel corso dei decenni. Per questo, i ragazzi e le ragazze di Piazza Tahrir protestano pacificamente al grido di “ Siamo tutti iracheni”, spesso proprio sulle note della nostra “Bella Ciao” cantata in arabo e in italiano, rigettando le divisioni etniche, politiche e religiose.

Protestano anche contro il controllo che l’Iran ha ottenuto sul governo iracheno, dopo aver contribuito in maniera significativa grazie alle milizie iraniane di Qasem Suleimani a sconfiggere l’ISIS. Protestano perché da quella vittoria del 10 dicembre 2017 le milizie iraniane non hanno mai lasciato l’Iraq. E proprio queste milizie vengono oggi utilizzate dal governo iraniano per attaccare gli americani in Iraq, come nel caso dell’occupazione dell’ambasciata americana a Baghdad lo scorso 31 dicembre, e dal governo iracheno per sopprimere nel sangue le proteste, oltre 500 persone sono state uccise in tre mesi.

Solamente qualche settimana fa ci arrivò la notizia della scomparsa di due amici attivisti a Baghdad che aiutavano i giovani e le giovani in protesta portando viveri e letti. In quel momento speravamo tutti nella stessa cosa: che non fossero stati presi dalle milizie. Perché essere presi da loro, spesso, significa pagare con la vita. Fortunatamente pochi giorni dopo scoprimmo che erano stati arrestati dalla polizia irachena, che dopo una campagna internazionale della società civile è stata costretta a rilasciarli.

Qasem Suleimani, comandante delle Guardie iraniane di Rivoluzione, il più delle volte era proprio il mandante di questi assassini. Un signore della guerra amato in Iran, ma detestato in Iraq. La sua morte ha creato sentimenti contrastanti e confusi in tutti noi che viviamo in questo paese. Suleimani non era un terrorista, ma il comandante di un esercito regolare che esercita la sua influenza in Libano, Siria e Iraq con il permesso del governo ospitante. Era esattamente uno dei motivi delle proteste, i giovani e le giovani di Piazza Tahrir volevano cacciare lui e le milizie iraniane dal paese, non ucciderli. Perché tutti hanno realizzato che ora il suo assassinio significherà lo stravolgimento della loro vita, un’altra volta.

Noi cooperanti temiamo che il nostro lungo lavoro di pace rischia di essere distrutto in un secondo, alcuni progetti sono già stati sospesi e tutti gli americani stanno evacuando il paese nella notte: sospendere un progetto significa che migliaia di bambini non potranno più andare a scuola o che altrettanti rifugiati non potranno accedere ai servizi nei campi in cui vivono. Ma soprattutto temiamo che i nostri amici di Baghdad e nel resto dell’Iraq rischiano di ritrovarsi in un terribile campo di guerra tra Stati Uniti e Iran.

Per questo siamo qui tutti a chiedere alle nostre città natali, a qualsiasi contatto abbiamo nel mondo di condannare concretamente qualsiasi ulteriore atto di violenza nei confronti dell’Iraq, che chiede solamente pace dopo decenni di guerre e morti.

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CRONACA

Terracina celebra la Giornata mondiale della prevenzione dell’annegamento

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Max, Nina e Hiro, le unità cinofile del Gruppo Comunale della Protezione Civile di Terracina, sono stati protagonisti di una giornata dedicata alla sicurezza in mare e alla prevenzione degli incidenti da annegamento.

L’iniziativa si è svolta il 25 luglio, in occasione della Giornata Mondiale della Prevenzione dell’Annegamento, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2021 per sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle principali cause di mortalità accidentale nel mondo. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno si registrano circa 300 mila decessi per annegamento, con una particolare incidenza tra i bambini e i ragazzi nella fascia d’età compresa tra 1 e 14 anni.

Il Comune di Terracina ha aderito alla campagna “Bandiera Blu: al mare in sicurezza” attraverso il Gruppo Comunale di Protezione Civile, allestendo uno stand informativo sulla spiaggia davanti a Piazzale Aldo Moro.

Presenti il sindaco Francesco Giannetti e il dirigente del Demanio Michele Orlando, insieme ai volontari della Protezione Civile e ai conduttori delle unità cinofile: il coordinatore del gruppo Fabio Di Sauro, Nirvana e Alessandro.

Durante la giornata, Max, Nina e Hiro hanno svolto attività di sorveglianza e dimostrazioni di intervento, coinvolgendo cittadini e turisti con simulazioni pratiche di soccorso in mare e momenti dedicati alla prevenzione dei rischi.

A chiudere l’iniziativa una dimostrazione di primo soccorso curata dal consigliere comunale con delega alla Protezione Civile Daniele Carlot, istruttore di salvamento e facilitatore BLSD. Con la collaborazione di un volontario, sono state illustrate le principali manovre salvavita in caso di arresto cardiaco, dal massaggio cardiaco all’utilizzo del defibrillatore.

Una giornata che ha unito informazione, formazione e prevenzione, con l’obiettivo di rendere più consapevoli cittadini e turisti sui comportamenti corretti da adottare per vivere il mare in sicurezza.

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Sermoneta, uomo molesto nel parcheggio del centro commerciale. Cittadini preoccupati, interviene la sindaca

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Cresce la preoccupazione tra cittadini e dipendenti del Sermoneta Shopping Center per la presenza di un uomo che, secondo numerose segnalazioni, da tempo stazionerebbe nell’area del parcheggio creando situazioni di forte disagio. Secondo quanto riferito da alcuni frequentatori del centro commerciale, l’uomo chiederebbe con insistenza denaro ai passanti, rivolgerebbe minacce e insulti, soprattutto nei confronti delle donne, e in alcuni episodi si sarebbe anche spogliato in pubblico davanti a famiglie, anziani e bambini. Alcune persone riferiscono inoltre di essere state raggiunte da sputi e raccontano che l’uomo si troverebbe spesso in evidente stato di alterazione.

Sul posto sarebbero intervenuti più volte anche i Carabinieri. Secondo quanto riferito dai cittadini, le forze dell’ordine avrebbero spiegato di poter intervenire solo nei limiti consentiti dalla normativa.

Sulla vicenda è intervenuta anche la sindaca di Sermoneta, Giuseppina Giovannoli.

«Desidero rivolgermi ai cittadini in merito alle notizie riguardanti la situazione segnalata presso il parcheggio del Sermoneta Shopping Center. Comprendo pienamente la preoccupazione di cittadini e dipendenti del centro commerciale. Sin dal momento in cui ho ricevuto la prima segnalazione della vicenda, sono in costante contatto con le Forze dell’Ordine che stanno seguendo la situazione con la massima attenzione, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle procedure previste dalla legge».

I cittadini chiedono un intervento che possa garantire maggiore sicurezza, temendo che la situazione possa degenerare.

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CRONACA

San Felice Circeo, contro il vandalismo guardie armate e non

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SAN FELICE CIRCEO – Un servizio straordinario di vigilanza notturna per proteggere il patrimonio storico e culturale, l’arredo urbano e i beni pubblici di San Felice Circeo. La misura, attiva dal 24 luglio al 10 settembre, prevede l’impiego di personale di vigilanza armata e non armata durante il periodo di maggiore afflusso turistico. Gli operatori, che opereranno sotto il coordinamento della Polizia Locale, svolgeranno attività di tutela del patrimonio nel Centro Storico, con particolare attenzione alla prevenzione di danneggiamenti e atti vandalici. Il servizio comprende inoltre la sorveglianza armata notturna dell’intero territorio comunale. Lo comunica il Comune in una nota.

«Rafforziamo il presidio del territorio nelle ore notturne con un servizio dedicato alla tutela del nostro patrimonio storico e culturale, dell’arredo urbano e dei beni della comunità – dichiara il sindaco Monia Di Cosimo –. Nei mesi estivi San Felice Circeo registra un forte aumento delle presenze ed è necessario affiancare ai controlli ordinari ulteriori strumenti di prevenzione».

«Ringrazio il delegato alla Sicurezza Fabrizio Vittori per l’impegno e per il lavoro svolto nel seguire l’attivazione di questa misura – prosegue il sindaco –. È un intervento concreto, pensato per prevenire gli atti vandalici, proteggere il patrimonio pubblico e contribuire alla sicurezza e alla vivibilità del territorio».

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