AMBIENTE
Rapporto spiagge, poche libere a Terracina, Sperlonga, Minturno e San Felice Circeo e metamorfosi da erosione
TERRACINA – Quarantotto (48) eventi meteoclimatici estremi sul 79% della costa, il 59% della costa bassa è in metamorfosi da erosione e avanzamento e tra le aree inondabili al 2100 ci sono piana Pontina, piana di Fondi e foce del Tevere. Il Lazio inoltre è la terza peggior Regione per incremento di consumo di suolo lungo la costa tra 2006 e 2021 con +8,27% di opere rigide costruite e nei comuni di Ostia, Terracina, Sperlonga, Minturno e San Felice Circeo ci sono poche spiagge libere. Lo dice il Rapporto Spiagge 2023 di Legambiente presentato oggi a Terracina dove il circolo locale ha dato vita negli anni a una grande azione di contrasto alla mala-fruizione del litorale.
“Le coste rappresentano una delle cartine di tornasole più importanti, per capire quali processi ambientali e di gestione sostenibile stanno avvenendo sul territorio, ma soprattutto per analizzare gli impatti che i cambiamenti climatici stanno già portando – dicono da Legambiente illustrando lo studio condotto per capire il livello di pressione ambientale che le coste stanno vivendo – Gli impatti degli eventi meteo-idrogeologici, il livello di erosione costiera, la mappatura delle aree e dei porti inondabili, il consumo di suolo nei comuni costieri, le concessioni del demanio marittimo, la situazione delle acque di balneazione”.
Ma qual è la situazione nel Lazio e in particolare in provincia di Latina? E che cosa bisogna aspettarsi? Lo abbiamo chiesto a Anna Giannetti presidente del circolo Legambiente Pisco Montano di Terracina. “Abbiamo presentato il Rapporto spiagge dando seguito e rafforzando il percorso che in questi anni il nostro circolo ha costruito, proprio nell’analisi scientifica, nella ricerca di modelli positivi e nel far emergere numeri e casi sbagliati da contrastare sulla nostra costa. Il dato da sottolineare è che quasi l’80% dei comuni costieri del Lazio ha subito almeno un danno da eventi meteo-idro estremi. Spicca la presenza di 26 danni da trombe d’aria e raffiche di vento su un totale di 48 eventi. L’erosione riguarda 76 km di costa, il quinto dato in Italia, e quasi il 30% del litorale laziale. E tra le aree a rischio inondazione ci sono la piana Pontina, la Piana di Fondi. Chiediamo un passo preciso e definito alle amministrazioni e alla Regione Lazio, mettendoci a disposizione perché venga generato un grande percorso condiviso, così da immaginare il futuro del nostro splendido litorale, nel pieno rispetto della legalità, dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile”.
Nel Lazio – si legge nel rapporto – sono stati registrati 48 eventi meteo climatici estremi sul 79% dei comuni costieri tra 2010 e 2023 e il 59% della costa bassa è stata modificata da erosione e avanzamento tra 2006 e 2019; ma la Regione è anche al terzo posto nazionale per incremento del consumo di suolo (tra 2006 e 2021) con un +8,27% di cemento e impermeabilizzazione lungo le coste. Sul piano della balneazione, rispetto ai 243 km complessivi di costa sabbiosa, sono 24,47 i cosiddetti km di costa abbandonata, quelli cioè dove le autorità non concedono la balneabilità per la presenza di foci e torrenti dove quindi neanche vengono svolte le analisi microbiologiche; 0,8 km di costa sono interdetti per inquinamento: complessivamente il 10,4% del litorale basso non è balneabile. Intanto, secondo lo studio “Variazione del livello del mare lungo la costa italiana negli ultimi 10.000 anni” di ENEA, tra le aree inondabili in Italia al 2100 ci sono le piana Pontina, la piana di Fondi e la Foce del Tevere.
“Le nostre spiagge vanno preservate da nuovo cemento, inquinamento diretto e dall’entroterra, eccesso di concessioni che non lasciano spazio alla libera fruizione, opere rigide che modificano negativamente interi tratti di litorale – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – e con il nostro rapporto facciamo proprio il punto su quanto di positivo o negativo accade sulla costa. Il litorale è una linea in continua e storica metamorfosi, cambia sulla base all’apporto detritico generato o meno dai fiumi e viene stravolto dagli eventi climatici estremi, scatenati dalle emissioni climalteranti, come continuiamo a registrare: da aree vaste che rischiano nei decenni la scomparsa, a spiagge dove più si realizzano strade o edifici e meno si conciliano i cambiamenti evidenti lungo la linea di costa con quella che può essere la modalità migliore per generare green economy coniugando tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Ci sono troppi errori lungo la costa laziale, alcuni irreparabili e altri che sembrano inscalfibili: per l’adattamento al clima cambiato, sono però necessari modelli di intervento morbido che si adattino alle modificazioni del litorale, fino anche a innalzamenti o arretramenti della linea di costa, o progetti di fruizione sostenibile come quelli che abbiamo raccontato nel nostro rapporto”.
Per quanto riguarda le concessioni balneari, se ne registrano sul 40,8% dei litorali sabbiosi del Lazio, ma nei comuni di Roma (Ostia), Terracina, Sperlonga, Minturno, San Felice Circeo la percentuale di spiagge libere è meno del 50%, contravvenendo così in questi luoghi alla legge regionale 8/2015; a Nettuno spiagge libere per più della metà della costa solo calcolando il poligono militare di Torre Astura parzialmente fruibile. Il rapporto di Legambiente analizza in maniera specifica i “casi” di Ostia e Terracina, in quest’ultimo grazie al lavoro del locale circolo Legambiente
Hanno partecipato alla presentazione, tra gli altri: ANNA GIANNETTI presidente del circolo Legambiente “Pisco Montano” di Terracina, ROBERTO SCACCHI Presidente di Legambiente Lazio, DANILO RUGGIERI Consigliere Direttivo Nazionale del Coordinamento Mare Libero
DANIELE CERVELLONI, GIUSEPPE MASCI, GABRIELE SUBIACO, VALENTINA OLLEIA, ANNA MARIA SPERANZA Consiglieri Comunali di Terracina, ANNA MARIA SPERANZA presidente Commissione Consiliare Ambiente del Comune di Terracina, LORENZO TEMPESTI Comandante della Guardia Costiera di Terracina, FERNANDO DI CRESCENZO Referente Ufficio Sviluppo Costiero e Demanio del Comune di Terracina, Famiglia CERQUA-GHIRO impegnati sul fronte della accessibilità per i disabili
AMBIENTE
A Sabaudia il decimo nido di Caretta caretta nel Lazio
SABAUDIA – Nei giorni in cui Sabaudia perde la bandiera blu 2026, la buona notizia arriva dal mare. Una tartaruga marina Caretta caretta, inconsapevole delle roventi polemiche seguite alla decisione della Fee, ha infatti deciso di deporre le uova sulla famosa spiaggia di Sabaudia portando così a 10 i nidi scoperti dall’inizio della stagione sulle coste del Lazio.
“Siamo alla doppia cifra – dicono da Tartalazio raccontando in un post che “Ieri mattina uno dei volontari in pattugliamento sulla spiaggia di Sabaudia ha trovato le tracce lasciate stanotte da una tartaruga marina in deposizione. Gli esperti hanno raggiunto l’area e hanno trovato il nido, a conferma che le uova erano state effettivamente deposte”.
Il nido è stato giudicato in buona posizione e dunque è stato lasciato dove era e “recintato provvisoriamente, in attesa di una protezione maggiore che verrà realizzata nei prossimi giorni a cura del Parco Nazionale del Circeo. La schiusa è prevista per le prime settimane di settembre”.
AMBIENTE
Ancora un nido di Caretta caretta a Sperlonga: intervento del Parco Riviera di Ulisse per mettere in sicurezza le uova
Le tartarughe continuano a scegliere il nostro litorale per nidificare. Nella tarda serata di domenica 12 luglio, una tartaruga marina Caretta caretta è risalita sulla Spiaggia di Levante di Sperlonga per deporre le proprie uova, regalando al territorio un evento di straordinario valore naturalistico. E’ stato cittadino che, intorno alle 22.15, ha notato l’esemplare emergere dal mare e raggiungere la spiaggia. La chiamata alla Capitaneria di Porto ha immediatamente attivato la macchina organizzativa dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, che, insieme alla rete TartaLazio, è l’unico tra i Parchi regionali del Lazio autorizzato a intervenire direttamente sulla manipolazione delle tartarughe marine e delle loro nidiate.
Gli operatori del Parco hanno raggiunto il sito dopo la segnalazione. Sebbene la tartaruga fosse già tornata in mare, l’analisi delle immagini e dei video realizzati dal cittadino, unita alla lettura delle tracce lasciate sulla sabbia, ha consentito di individuare con precisione il punto in cui erano state deposte le uova.
Una volta verificata la posizione del nido, gli esperti hanno valutato come la vicinanza alla battigia potesse rappresentare un rischio concreto per la loro sopravvivenza, esposte sia alle mareggiate che al passaggio di persone durante la stagione balneare.
Per questo motivo si è deciso di procedere al trasferimento della nidificazione. Gli operatori hanno ricreato manualmente una nuova camera di deposizione, mantenendo le stesse caratteristiche dimensionali e morfologiche di quella originaria, ma collocandola circa tredici metri più all’interno, in una posizione ritenuta più sicura per consentire il corretto sviluppo delle uova.
L’area è stata immediatamente delimitata e messa in sicurezza nel tratto di spiaggia della Grotta di Tiberio compreso tra il Lido La Casetta e il Lido Altamarea, dove rimarrà costantemente monitorata fino alla schiusa, prevista orientativamente nei primi giorni di settembre.
«Ogni nido di Caretta caretta rappresenta un patrimonio prezioso per la biodiversità del nostro territorio e una responsabilità che sentiamo profondamente» dichiara il presidente dell’Ente Parco Regionale Riviera di Ulisse, Massimo Giovanchelli. «Siamo orgogliosi che ogni estate queste straordinarie creature scelgano le nostre spiagge per dare vita a una nuova generazione. Il nostro compito è fare tutto il possibile affinché questo processo naturale possa compiersi nelle migliori condizioni. Per questo rivolgo un sincero ringraziamento ai cittadini che, con le loro segnalazioni, diventano parte attiva della tutela ambientale. Chiunque noti le tracce di una tartaruga o assista a una nidificazione deve contattare immediatamente gli enti competenti: una telefonata può fare la differenza e contribuire a proteggere uno degli spettacoli più affascinanti che la natura possa regalarci.»

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Nel Parco nazionale del Circeo sono nati tre pulli di Cavaliere d’Italia
SABAUDIA – Tre pulli di Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), sono nati nel Parco nazionale del Circeo. Ne dà notizia oggi l’Ente, postando la foto dell’uccello dalle inconfondibili zampe rosate lunghissime, con il corpo bianco brillante e le ali nere. Si tratta di una specie protetta e di un’icona per gli ecosistemi umidi, specie protetta.
“La disponibilità di habitat idonei, la qualità delle acque e la presenza di adeguate risorse trofiche influenzano in modo determinante il successo riproduttivo della specie” e dunque “la sua presenza è considerata un indicatore importante della qualità degli habitat e della funzionalità ecologica delle zone umide”, spiegano dal Parco del Circeo. “La nidificazione conferma il valore naturalistico di questi ambienti, fondamentali per la conservazione dell’avifauna acquatica e per la tutela della biodiversità lungo le rotte migratorie del Mediterraneo”.
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Alessandro Pennica
25 Luglio 2023 at 16:41
Spiagge libere sporche e senza bagnino ,mare che già alle 10 fa schifo e poi parlano di bandiera blu. Ma chi li paga a questi per dire ste stronzate i controlli fateli ora. Bandiera nera.ps la spiaggia libera dovrebbe essere pulita mai vista pulita.
maria delle curti
25 Luglio 2023 at 22:57
Prezzi altissimi e qualità delle acque scadenti
Angela giova
26 Luglio 2023 at 11:34
E Gaeta dove sono libere solo sulla carta
Angela giova
26 Luglio 2023 at 11:35
E Gaeta dove sono libere solo sulla carta e di nome