PRIMO PIANO
Giovane mamma muore al Goretti, il marito autorizza il prelievo multi organo
LATINA – Un’emorragia cerebrale ha stroncato nelle scorse ore la vita di una giovane donna di Latina. Una tragedia grandissima per “una mamma a tempo pieno” – così si definiva la 43enne sul suo profilo social – impegnata a crescere i suoi quattro bambini. Un lutto pesante che non ha impedito al marito di pensare con generosità anche ad altri malati, autorizzando la donazione egli organi.
Nella Rianimazione dell’ospedale di Latina, la macchina si è messa in moto nella notte quando è stata dichiarata la morte cerebrale di Veronica e, con il consenso dei familiari che erano stai informati dal team di esperti del Goretti sulla possibilità che gli organi della giovane mamma salvassero altre vite, è stata attivata la procedura prevista in questi casi.
Questa mattina, un’equipe arrivata in eliambulanza, ha effettuato il prelievo multiorgano espiantando cuore, fegato e reni che serviranno ad evitare la morte di quattro persone in lista d’attesa per un trapianto. Tutti gli organi sono partiti alla volta del San Camillo di Roma, mentre uno dei due reni ha raggiunto Torino.
OGGI IN PRIMA PAGINA
Latina: Botte alla moglie dopo la lite, per lui allontanamento dalla casa e braccialetto elettronico
A Latina i Carabinieri eseguono una misura cautelare per maltrattamenti in famiglia nei confronti di un 42enne di origine romena. I fatti risalgono al marzo 2026, quando l’uomo al culmine di un acceso diverbio, per futili motivi, aggredì fisicamente la donna, colpendola ripetutamente con calci e spinte, arrivando anche a colpire e rompere una porta. Sono seguiti approfondimenti investigativi dei Carabinieri di Latina Borgo Sabotino hanno permesso di compendiare il grave quadro indiziario emerso a carico dell’uomo, posto a fondamento della richiesta della misura cautelare personale avanzata dalla Procura della Repubblica di Latina all’Ufficio G.I.P. del locale Tribunale. I Carabinieri della Stazione di Latina Borgo Sabotino hanno così dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa, con contestuale applicazione del dispositivo di controllo elettronico (braccialetto elettronico), emessa dal Tribunale di Latina
CRONACA
Sabaudia, la Ferrari prende fuoco dopo un fuoristrada: illeso il conducente, auto distrutta
SABAUDIA – Una Ferrari Portofino è andata completamente distrutta nella notte dopo essere uscita di strada all’altezza della rotatoria di Sabaudia. Secondo una prima ricostruzione, il conducente ha perso il controllo della sportiva in maniera autonoma, finendo fuori strada e ribaltandosi nello sterrato laterale. Il tempo di abbandonare l’abitacolo da solo e la vettura ha preso fuoco. Miracolosamente illeso un 50enne. Sul posto Vigili del Fuoco, 118 e carabinieri.
CRONACA
Zalà attirato in trappola da un conoscente, poi gli spari in Viale XXIV Maggio a Latina
LATINA – Sarebbero almeno tre le persone coinvolte nell’omicidio del 27enne Ibrahim Dibba, detto Zalà, ucciso a Latina la sera di mercoledì. Gli agenti della squadra mobile, guidati dal vicequestore Giuseppe Lodeserto, hanno ascoltato nelle scorse ore la compagna del giovane gambiano: i due insieme aspettavano un figlio. La ragazza era con lui, sulle scalette del villaggio Trieste, la sera dell’omicidio e ha riferito che un suo vecchio conoscente, una persona che Zalà che non vedeva da tempo, lo ha attirato in viale XXIV Maggio ed è qui che sono spuntati gli assassini uno dei quali dalla Kia Picanto nera presa a noleggio ha sparato contro il ragazzo causandone la morte avvenuta poco dopo all’ospedale di Latina dove era arrivato in condizioni disperate dopo essere stato rianimato sul posto dagli operatori del 118. Sembrano ormai arrivate ad un punto decisivo e all’identificazione dei partecipanti all’agguato le indagini che si svolgono sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.
E riprende corpo l’ipotesi, in un primo tempo smentita, che anche gli spari di Via Pionieri della Bonifica uditi la sera prima da testimoni che hanno chiamato il 112, fossero in realtà legati alla stessa vicenda. La vittima che – secondo quanto riferito dalla sua compagna – aveva svolto un lavoro per esponenti del clan Di Silvio, pretendeva di essere pagato. Una motivazione che appare insufficiente per un delitto tanto eclatante, con il quale probabilmente chi ha agito voleva dare una lezione al giovane gambiano e anche un messaggio più generale a tutto l’ambiente.
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