PRIMO PIANO
Prosegue lo stato di agitazione al Rosselli di Aprilia
APRILIA – Prosegue lo stato di agitazione al Rosselli di Aprilia. La Gilda Insegnanti di Latina, tra i sindacati che lo scorso 30 maggio hanno proclamato lo stato di agitazione, torna a farsi portavoce del «profondo e diffuso» che comunque – sottolinea la coordinatrice provinciale Patrizia Giovannini – non ha compromesso il regolare svolgimento dell’attività scolastica e degli esami di Stato.
«Ci saremmo aspettati – dichiara la segretaria – un cambio di passo da parte della dirigente, maggiore apertura all’ascolto delle criticità. Invece si continua a minimizzare, liquidando la protesta come l’iniziativa di una minoranza isolata, quando così non è».
Tra le criticità organizzative ancora irrisolte, la mancata sottoscrizione del contratto integrativo di istituto e i ritardi nei pagamenti relativi ai progetti finanziati con fondi Pnrr.
Un clima che, secondo la Gilda, è ormai compromesso: una ventina i trasferimenti richiesti e ottenuti dai docenti nell’ultimo anno. A questi si aggiunge il calo delle iscrizioni, un dato che preoccupa. «Fino a poco tempo fa – ricorda Giovannini – il Rosselli era un istituto richiesto, con una sorta di lista d’attesa. Oggi registra una flessione evidente. È un segnale d’allarme che non può essere ignorato».
Il sindacato conclude auspicando un intervento degli organi competenti, «per ristabilire condizioni di serenità e confronto. Una scuola che è sempre stata un riferimento nel panorama provinciale – ammonisce Giovannini – rischia di perdere la propria funzione educativa e sociale, e di andare incontro a un declino irreversibile».
CRONACA
Latina, indagini sull’omicidio vicine alla svolta: l’auto scura al Villaggio Trieste, le telecamere, i testimoni
LATINA – Il giorno dopo l’omicidio, si stringe il cerchio intorno all’autore degli spari che hanno ucciso un 27enne del Gambia ieri sera sul marciapiede all’esterno della principale sede universitaria di Latina. In Viale XXIV Maggio resta il nastro rosso a segnalare il punto in cui il ragazzo è stato ucciso, raggiunto da proiettili all’addome. E’ qui che la polizia Scientifica ieri si è soffermata a lungo ad analizzare la scena e sono emersi sin da subito particolari che hanno indirizzato gli investigatori della squadra mobile della Questura di Latina in una direzione ben precisa.
Le indagini sono partite da alcune testimonianze e dagli accertamenti sull’auto usata per l’agguato, una macchina di piccole dimensioni scura vista girare al Villaggio Trieste. Gli investigatori hanno acquisito e visionato nell’immediatezza anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona per ricostruire il percorso compiuto dall’auto dopo l’esplosione dei colpi.
Ibrahim, conosciuto da tutti con il soprannome di Zalà, faceva saltuariamente il bracciante agricolo, non aveva permesso di soggiorno e prima di morire sarebbe stato chiamato da un conoscente che lo ha invitato a seguirlo. Poi, si sono sentiti gli spari.
CULTURA
Il vescovo Mariano Crociata presenta la Lettera Pastorale: l’umano al centro della riflessione e del cammino diocesano
LATINA – Una visione dell’uomo che non sia però astratta. Con questo criterio – in verità molto più complesso – il vescovo di Latina Mariano Crociata ha consegnato la sua Lettera Pastorale 2026/2027 dal titolo “Per la gioia che è venuto al mondo un uomo… – Essere, diventare, rimanere umani”, che fa riferimento al versetto 16,21 del Vangelo di Giovanni. L’occasione è stata l’assemblea Pastorale diocesana, tenuta ieri sera, presso la curia vescovile di Latina, e moderata dal Vicario generale don Enrico Scaccia. A presentare il nuovo orientamento pastorale è stata la professoressa Maria Forte, che ha voluto mettere in evidenza alcuni tratti particolari della Lettera. Al termine, è seguito un momento di confronto sul posto tra i gruppi formati da cui sono scaturite delle domande dei presenti cui ha risposto direttamente il vescovo Crociata.
L’intera Lettera è disponibile sul sito della Diocesi pontina (diocesi.latina.it).
«Quelli della lettera sono pensieri che vengono dal sentire della Chiesa in tutti questi anni», ha spiegato il vescovo Mariano Crociata a margine dell’assemblea. Infatti, i riferimenti diretti da cui è partita la riflessione del vescovo Crociata sono quelli del Magistero, come l’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV, oltre a recenti documenti del Dicastero per la Dottrina della Fede, della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione teologica internazionale.
Perché una lettera pastorale dovrebbe occuparsi dell’umano? Una domanda che potrebbe venire spontanea a molti e cui Crociata risponde all’inizio della Lettera: «Ci si aspetterebbe che essa si occupi di temi di genere religioso, spirituale, pastorale. Se lo facciamo è per due ragioni. La prima, secondo cui in realtà la fede cristiana e l’esperienza ecclesiale toccano, eccome!, la condizione umana, e anzi intendono comprenderla sempre meglio e darle attuazione e pienezza. La seconda, perché viene sempre più in evidenza un senso di timore, e in alcuni casi una sorta di allarme, per la deriva che sembra prendere la nostra umanità, sia nel grande mondo delle guerre e dei disastri climatici, naturali e umanitari di ogni genere, sia nel piccolo delle fatiche e dei drammi che si consumano per effetto di una serie innumerevole di cause e di circostanze».
D’altronde la fede cristiana trova un suo fondamento proprio nel mistero dell’Incarnazione, con Gesù, Figlio di Dio, che assume la natura umana. Poi, tutti i Vangeli mostrano Cristo sempre attento alla condizione umana.
Nella prima parte, monsignor Crociata inizia la sua riflessione dal tema della nascita per dire che «la nascita biologica è un inizio, ma diventare umani è un processo». Si tratta della sfida che riguarda tutti: diventare umani.
Il percorso successivo della Lettera assume una direzione che porta alla definizione delle domande fondamentali della vita, tra cui «Che cosa fare della mia vita? Chi è l’altro? Quale responsabilità verso gli altri? Quale ruolo hanno gli adulti? Che cosa significa educare? Che cosa significa costruire il bene comune?». Sono domande diverse ma hanno tutte un denominatore comune, o meglio un interrogativo implicito che è «cosa significhi vivere da esseri umani.
Proprio nella presentazione della Lettera, è stato sottolineato che nel suo documento il Vescovo non offre semplicemente una definizione dell’uomo. Non dice: «L’uomo è questo». Propone piuttosto un percorso che parte dalla nascita e attraversa: la scelta, la coscienza, la tecnologia, l’altro, l’educazione, la società, la libertà. E poi ritorna a Cristo per rileggere l’umano guardando sempre a Cristo. E infine apre uno spazio: quello della speranza.
CRONACA
Condannato per omicidio in Francia, l’autore del pestaggio al giovane di Latina Jean Luc Krautsieder
LATINA – Ieri, al termine di tre ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise della Gironda ha condannato a quindici anni di reclusione l’uomo ritenuto responsabile dell’aggressione subita dal giovane di Latina Jean-Luc Krautsieder. Alla pena detentiva la Corte ha aggiunto quindici anni di sorveglianza socio-giudiziaria, che si applicheranno al termine della detenzione. Il processo si era aperto con l’accusa di tentato omicidio, ma i giudici togati e i giurati popolari hanno riqualificato i fatti in omicidio, riconoscendo il legame tra il pestaggio del 2019 e la morte del giovane avvenuta quattro anni dopo. Jean-Luc Krautsieder, cresciuto a Latina, aveva trentatré anni nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 2019, quando fu aggredito in strada a Langon, nel sud della Gironda, e lasciato a terra in condizioni drammatiche. Non si riprese mai.
In aula, per tutti e tre i giorni del dibattimento, c’erano sua madre Lucia Pellecchia e sua sorella Alessia.
«Le giornate sono state lunghe e difficili, a tratti dolorose, ma tutto ciò è stato necessario per rendere giustizia a mio figlio Jean-Luc», ha dichiarato Lucia Pellecchia.
«Per sette anni abbiamo camminato accanto a Lucia, e in questi sette anni non l’ho mai vista vacillare. La forza di una madre coraggio», dichiara Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast, organizzazione umanitaria in difesa dei diritti umani. «Quando ci scrisse, nel luglio del 2019, chiedeva soltanto che suo figlio non venisse dimenticato e che potesse tornare in Italia. Jean-Luc era un ragazzo pieno di sogni, un artista, e la violenza di una notte gli ha tolto tutto. Ma non gli ha tolto la dignità, e non gliel’ha tolta nemmeno nei quattro anni in cui è rimasto immobile in un letto. Troppo spesso, in quel tempo, la sua esistenza è stata raccontata come una vita ormai finita. Noi abbiamo sempre affermato il contrario, e ieri un tribunale ha detto la medesima cosa. Ha stabilito che quella vita valeva, e che spegnerla è un crimine. Questa sentenza non restituisce un figlio a sua madre, ma restituisce a tutti noi un principio. Ogni vita vale, sempre. Giustizia è stata fatta.»
Il Comune di Latina si appresta a intitolare a Jean-Luc Krautsieder un parco cittadino. «È il gesto giusto nel momento giusto», conclude Di Leo. «Latina lo ha accompagnato per anni con eventi di solidarietà e non lo ha mai lasciato solo. Ora il suo nome resterà in un luogo dove giocheranno dei bambini. È il modo migliore per ricordare un ragazzo a cui fu tolta la possibilità di vivere.»
Steadfast segue la famiglia Krautsieder dal luglio 2019, quando Lucia scrisse all’organizzazione chiedendo aiuto per suo figlio. Da allora l’accompagnamento non si è mai interrotto, dall’assistenza alla famiglia al tentativo di riportare Jean-Luc in Italia, fino all’udienza di questi giorni.
Il Comune di Latina si appresta a intitolare a Jean-Luc Krautsieder un parco cittadino.
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