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CRONACA

Falsi in vetrina su internet, un ragazzo guadagna 70mila euro in un anno

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LATINA – Vendeva da casa scarpe da ginnastica e capi d’abbigliamento contraffatti su piattaforme web, pubblicizzandone la vendita sui social media. ha guadagnato in poco tempo 70 mila euro. Lo hanno scoperto le Fiamme Gialle del Comando Provinciale Latina, nell’ambito di un’attività di polizia giudiziaria delegata dalla Procura della Repubblica di Napoli. In particolare lo screening di un diffusissimo social network ha consentito di individuare  – spiega in una nota la guardia di finanza – una rete di distribuzione di imitazioni di capi di abbigliamento dei più famosi brand nazionali ed esteri. Attraverso una vetrina virtuale, un giovane residente a Napoli, gestiva l’attività di vendita di capi falsi., bastava un clic e il prodotto visionato veniva spedito a fronte del pagamento con carta di credito.

Nel corso della perquisizione domiciliare eseguita dai militari della Compagnia di Fondi presso l’abitazione dell’indagato, sono stati rinvenuti alcuni pacchi già pronti per la spedizione ed è stata individuata una nuova “vetrina” per la commercializzazione dei prodotti contraffatti con l’indicazione di una diversa utenza telefonica.

Le indagini hanno permesso di denunciare l’autore del reato e consentito di individuare l’estesa rete di acquirenti privati e rivenditori distribuiti in tutta Italia.

 

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CRONACA

Diaphorà, ripartono le attività: oltre 100 utenti e 29 laboratori

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Oltre cento utenti coinvolti e 29 laboratori in programma a partire dalla prima settimana di ottobre. Sono i numeri con cui Diaphorà apre il nuovo anno di attività, presentato domenica 13 settembre durante l’Open Day organizzato nella sede dell’associazione a Latina.

La giornata ha riunito ragazze e ragazzi, famiglie, volontari, professionisti e cittadini, offrendo l’occasione per conoscere i percorsi previsti nei prossimi mesi. Le attività spaziano tra formazione, socializzazione, autonomia e benessere e coinvolgono persone provenienti da Latina e da diversi comuni della provincia e dei territori vicini, tra cui Aprilia, Sezze e Anzio.

Tra le novità avviate negli ultimi mesi c’è “RI-GUARDA-TE”, un servizio rivolto ai caregiver familiari, con attività di ascolto e supporto psicologico e professionale per genitori e familiari di persone con disabilità.

«Abbiamo ormai superato i cento utenti», ha spiegato il presidente di Diaphorà Paolo Magli, sottolineando il ruolo di professionisti, volontari, ragazzi del Servizio Civile e famiglie nella costruzione delle attività. Magli ha inoltre evidenziato l’obiettivo di continuare a sviluppare percorsi dedicati all’inclusione e all’autonomia e di rafforzare il sostegno alle famiglie.

All’Open Day erano presenti anche l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Latina Maurizio Galardo e l’assessore al Welfare e Servizi alla persona del Comune di Sermoneta Valentina Cianfriglia. Galardo ha definito Diaphorà una realtà importante per il territorio, sottolineando il valore delle attività rivolte all’inclusione, alla socializzazione e all’autonomia.

Con l’avvio dei 29 laboratori, previsto dalla prima settimana di ottobre, riparte quindi il calendario annuale dell’associazione, sostenuto dal lavoro congiunto di operatori, professionisti, volontari e famiglie.

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CRONACA

Pugno al medico del Pronto Soccorso, Ugl chiede misure

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LATINA – Dopo l’aggressione, l’ultima, avvenuta al Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dove un medico di 48 anni in servizio è stato colpito al volto con un pugno da un 32 enne che stava visitando, l’Ugl  chiede interventi. “E’ l’ennesimo campanello d’allarme su una situazione che non può più essere considerata emergenziale soltanto quando si verifica un’aggressione. Il medico ha riportato un trauma facciale con cinque giorni di prognosi. Anche un addetto alla sicurezza intervenuto per fermare l’aggressore è stato colpito. Per riportare la situazione sotto controllo è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine e la sedazione dell’uomo”.

“Siamo di fronte all’ennesimo episodio di violenza che colpisce chi ogni giorno entra in ospedale per curare e assistere i cittadini – dichiarano i segretari nazionale e provinciale di UGL,  Gianluca Giuliano e Fabiola Del Gais–. Esprimiamo la nostra piena solidarietà al medico aggredito e all’addetto alla sicurezza coinvolto. A loro va la vicinanza dell’intera organizzazione sindacale”.

“Non possiamo continuare ad assistere a una sequenza di aggressioni, minacce e intimidazioni come se fossero episodi inevitabili della professione sanitaria. Un Pronto Soccorso non può trasformarsi in una zona franca dove medici, infermieri, operatori sociosanitari e personale di supporto sono esposti quotidianamente alla violenza. Chi lavora per garantire il diritto alla salute deve poterlo fare in condizioni di sicurezza e dignità”.

“Il caso del Goretti dimostra ancora una volta che non basta intervenire dopo che l’aggressione è avvenuta – proseguono Giuliano e Del Gais –. Occorre una strategia preventiva seria, strutturale e permanente. Chiediamo che vengano rafforzati i sistemi di sicurezza nei Pronto Soccorso, assicurando una presenza adeguata delle forze dell’ordine, un servizio di vigilanza efficace, sistemi di videosorveglianza e protocolli di intervento immediato nelle situazioni di rischio.È necessario inoltre che le aziende sanitarie coinvolgano concretamente le organizzazioni sindacali nella valutazione dei rischi e nella definizione delle misure di prevenzione. La sicurezza degli operatori non può essere affidata all’improvvisazione o alla buona volontà del singolo professionista. Quello che chiediamo – conclude Gianluca Giuliano – non sono privilegi, ma condizioni minime per poter lavorare. La sicurezza di chi cura è parte integrante della qualità del Servizio sanitario. Chi aggredisce un operatore sanitario aggredisce un presidio fondamentale dello Stato e della collettività. Per questo servono prevenzione, presenza dello Stato e certezza delle conseguenze. La tolleranza deve essere zero”.

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Chiusini “Littoria”, Bonaldo: “Dopo 15 giorni ancora nessuna risposta dal Comune di Latina”

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LATINA – L’associazione Tor Tre Ponti torna a chiedere chiarezza dopo la sparizione dei tombini originari, con la scritta “Littoria”. “Sono trascorsi 15 giorni dalla PEC inviata dall’Associazione Culturale Tor Tre Ponti al Comune di Latina, ma sulla sorte dei chiusini storici, rimossi durante i lavori di riqualificazione del Parco Falcone e Borsellino, non è ancora arrivata una risposta ufficiale”, scrive in una nota Emanuele Bonaldo ricordando che “la comunicazione era stata indirizzata al sindaco Matilde Celentano, all’assessore ai Lavori Pubblici Massimiliano Carnevale e ai capigruppo consiliari, con una richiesta precisa e circoscritta. L’associazione ha chiesto di conoscere dove siano attualmente custoditi i manufatti, verificarne lo stato di conservazione e poterli visionare direttamente”.

L’iniziativa –  spiegano da Tor Tre Ponti –  non nasceva dalla volontà di alimentare una nuova polemica, ma dall’esigenza di contribuire a fare chiarezza su una vicenda che da settimane suscita interrogativi tra cittadine, cittadini e realtà del territorio. A distanza di due settimane, tuttavia, il mancato riscontro dell’Amministrazione comunale lascia l’associazione amareggiata.

«Siamo sinceramente dispiaciuti per questo silenzio – afferma Emanuele Bonaldo, presidente dell’Associazione Culturale Tor Tre Ponti –. Avevamo scelto di rivolgerci formalmente alle istituzioni proprio per evitare polemiche e cercare un confronto serio e costruttivo. Chiedevamo semplicemente di sapere dove si trovano questi manufatti e di poterli vedere. Non comprendiamo le ragioni per cui, dopo 15 giorni, non sia ancora arrivata una risposta».

L’iniziativa ha ricevuto largo sostegno: «Il sostegno ricevuto dimostra che il tema interessa una parte importante della comunità – prosegue Bonaldo –. Proprio per questo diventa ancora più difficile comprendere il silenzio che stiamo registrando. Quando una richiesta riguarda beni legati alla memoria collettiva di una città, una risposta dovrebbe essere doverosa e soprattutto tempestiva».

Per Tor Tre Ponti, la questione non può essere ricondotta alla semplice presenza o assenza di alcuni tombini all’interno di un parco. I chiusini con la scritta “Littoria” rappresentano infatti testimonianze materiali della storia urbana della città di fondazione e, come tali, meritano attenzione, documentazione e adeguate modalità di conservazione. «Latina ha bisogno di risposte serie e proposte concrete sulla tutela della propria storia – sottolinea Bonaldo –. Non chiediamo che la storia venga utilizzata per alimentare contrapposizioni ideologiche. Chiediamo che venga conosciuta, documentata e conservata».

L’associazione esprime l’auspicio che il confronto con l’Amministrazione possa finalmente aprirsi.

 

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