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Coletta: “Sui 4,5 ml persi per le scuole avviata indagine interna. Ma chi mi accusa ricordi gli 80 milioni della Metro”

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LATINA – “Sono abituato ad assumermi le mie responsabilità e mi prendo anche questa. Sui fondi persi per le scuole ho avviato un’indagine interna per capire che cosa è successo e risponderemo su tutti gli aspetti nella prossima commissione trasparenza”. Apre così la conferenza stampa, il sindaco di Latina Damiano Coletta IL VIDEO che risponde alle accuse dell’opposizione sui 4,5 milioni di euro del piano triennale delle opere pubbliche che il Comune dovrà restituire per non essere stato in grado di utilizzarli. “Un fatto grave”, sottolinea il primo cittadino assicurando che si sta valutando come recuperare le risorse perse. Evidenzia poi il contesto in cui i fatti si sono svolti, le difficoltà di una macchina amministrativa messa a dura prova dalla esiguità delle forze in campo e dalla mole di lavoro. Un problema che si avverte con maggiore peso (non solo a Latina) soprattutto ora che ci sono da presentare i progetti per il Pnrr e tutto quello che ne consegue. Ma che cosa si farà per evitare che accada di nuovo? “Cercheremo  – dirà a fine conferenza – di capire esattamente che cosa è successo, faremo i concorsi per adeguare il personale, nomineremo il direttore generale che a questo punto si occuperà principalmente della supervisione dei progetti, assegnerò le deleghe ai consiglieri perché ciascuno abbia il suo ambito di competenza”.

E arriva quasi subito la stoccata rivolta al principale oppositore: “Non è il caso di fare gare quando si tratta di cose come questa – sottolinea -, ma vogliamo ricordarci gli 80 milioni di euro della metro? Forse qualcuno lo ha dimenticato. Quello era un finanziamento ottenuto su un progetto privo di qualunque sostenibilità, per il quale siamo ancora in contenzioso con il concessionario che chiede 30 milioni di euro (di risarcimento). Per salvare gli 80 milioni della metro sono stato al Ministero dei Trasporti più volte che in qualunque altro, sono andato a perorare la causa della nostra comunità e grazie a questo abbiamo ottenuto 600mila euro per una nuova progettazione, per trasformare quel progetto in qualcosa di realmente sostenibile. E’ sempre grave perdere anche un solo centesimo per la nostra comunità, ma vorrei ricordare a chi in questo momento spara sentenze e giudizi, di assumersi le responsabilità di ciò che ha determinato. E voglio ricordare anche gli sprechi di danaro pubblico per la Fondazione Teatro, Ex Icos e quant’altro”.

La realtà è una macchina amministrativa che fa fatica a stare dietro a tutto. Dalla pandemia all’economia di guerra, Coletta ha ricordato anche la difficoltà oggettiva di questo momento storico per gli enti locali e le preoccupazioni condivise con tutti gli altri amministratori in Italia, anche come rappresentante, nei ruoli attribuitigli all’interno degli organismi di rappresentanza, Anci e Ali. “Il lavoro svolto nella precedente consiliatura – ha detto Coletta in proposito – ha determinato sicuramente una diversa credibilità del nostro Comune a livello di legalità e a livello di credibilità politica. E prova ne sia che faccio parte del direttivo Anci, dell’esecutivo delle Autonomie Locali Italiane e mi è stato dato l’incarico di  referente nazionale per Sanità e Sport e non perché io sia andato a pietire e a pregare per un incarico, ma semplicemente viene riconosciuta con una identità diversa. Qualcuno dice che la legalità è un prerequisito, ma se questo prerequisito non c’è allora la devi garantire: abbiamo dovuto lavorare duramente per ripristinare una legalità che penso ormai sia da tutti riconosciuta. Nella passata legislatura abbiamo lavorato sempre in emergenza, in questa  vorrei lavorare sulla programmazione, ma servono numeri e risorse”.

Il sindaco nel suo discorso ha fatto anche il punto su teatro, biblioteca ed ex garage Ruspi.

In chiusura l’analisi politica tornando alle elezioni: “Sono uno sportivo e ho rispetto dell’avversario, ma inviterei a fare una valutazione del perché una sconfitta così pesante. Al ballottaggio la gente ha votato consapevole che poteva non esserci una maggioranza e ha scelto me come garante di questo equilibrio. Lo ricorderei ha chi ha perso. Sappiamo tutti che è una situazione complessa ma prima di tutto viene la responsabilità di tutti gli eletti nei confronti della collettività. C’è una parte del centrodestra, Fare Latina e Forza Italia che responsabilmente hanno fatto la scelta di garantire la governabilità concordando dei punti programmatici. L’opposizione invece che fa? Prima l’atteggiamento di ostacolare la formazione delle commissioni consiliari, adesso il ricorso contro le commissioni consiliari (così come divise al 50% tra maggioranza e opposizione). Ma alla comunità ci pensa qualcuno?”. Un richiamo arriva anche sul numero delle sedute delle commissioni (e quindi dei gettoni di presenza ndr), Coletta rimarca che non sono sostenibili se convocate continuamente perché rendono difficile il lavoro degli uffici.

“Avvelenare i pozzi non porta a nulla, creare caos in questo contesto politico a mio avviso rappresenta il fallimento della politica  – conclude Coletta – Da queste modalità prendo le distanze, ma deve prendere distanza tutta la città. In momenti come questo bisogna trovare la sintesi. E avverto delle sensibilità nell’opposizione,  ben vengano coloro che vogliano dare una mano”.

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La figlia di Wladislaw in piazza con i sindacati: “Mio padre era un grande lavoratore, ma bisogna imparare a dire no se la richiesta va contro i diritti”

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LATINA – C’è anche la figlia di Wladislaw, il 64enne operaio edile morto a Latina mentre lavorava dopo pranzo in una giornata di caldo asfissiante, contrassegnata da bollino rosso. La ragazza manifesta sotto la Prefettura con i sindacati di Cgil Cisl e Uil  in occasione dello sciopero unitario della categoria proclamato dai sindacati all’indomani di questa tragedia e dell’altra che si è consumata il giorno successivo a Borgo Santa Maria. “Erano le 14,40, i lavoratori devono imparare a dire no quando le richieste mettono a rischio la loro vita”, ha detto a Gr Latina al microfono di Antonella Melito.

“Nessuna famiglia dovrebbe ricevere questo tipo di chiamate e non dovrebbe mai vivere questo momento di non vedere i propri cari tornare a casa dopo il lavoro. Se esistono delle normative è importante che avvengano i giusti accertamenti e le giuste verifiche affinché queste cose non succedano. Papà era un grande lavoratore – ha aggiunto – . Qualsiasi cosa necessaria per il lavoro lui correva e la faceva, forse anche troppo, non avrebbe dovuto. Secondo me è anche importante dire di no quando le richieste superano i diritti dei lavoratori. In questo caso erano le 2.40 di pomeriggio, non avrebbe dovuto lavorare papà. È importante che anche i lavoratori imparino a dire di no quando non è un loro dovere”.

“Non si può morire di caldo – ha detto Natale Di Cola, segretario della Cgil Roma e Lazio -. Noi siamo qui per chiedere alle istituzioni di fare la loro parte, di fare applicare l’ordinanza, ma di fare in modo che in tutte le aziende ci sia la contrattazione per evitare che i fenomeni legati al cambiamento climatico colpiscano le lavoratrici e i lavoratori. Siamo qui in piazza per dare solidarietà alle famiglie che hanno perso un loro caro e per dire mai più. Basta morti sul lavoro, è una tragedia che va fermata, già ci sono tanti problemi, dobbiamo risolvere anche quelli che riguardano il caldo”. Di Cola ha anche ricordato che “le categorie degli edili hanno fatto un importante accordo che integra il salario e quindi permette di utilizzare la cassa integrazione aiutando sia le imprese che i lavoratori”  e che “c’è la contrattazione, si possono riorganizzare i tempi e le modalità in cui si lavora”. “Purtroppo  – ha concluso il sindacalista  – in tanti casi avviene sempre dopo una tragedia, ma è fondamentale adesso agire per fare in modo che non ci siano più altri morti (0:46) perché l’ondata di calore non è finita e i prossimi anni saranno peggiori anche di quella attuale”.

LE RICHIESTE AL PREFETTO – Durante la manifestazione, una delegazione è stata ricevuta dalla prefetta Vittoria Ciaramella. Il punto con Roberto Cecere segretario provinciale della Cisl di Latina: “C’è bisogno di sensibilizzare l’0etica del lavoro, le norme non bastano. Chi vuole fare impresa lo deve fare con dignità, con rispetto per la vita e la salute dei dipendenti. I lavoratori spesso sono vittime, perché se si lamentano vanno a casa, ma con l’ordinanza della Regione Lazio devono essere i datori di lavoro a fermare i lavoratori nelle ore in cui è vietato lavorare con il caldo estremo. Bisogna cominciare a parlare di doveri”.

“Dobbiamo garantire il diritto dei lavoratori di tornare a casa, c’è un tema etico che bisogna riaffermare e il rispetto della legge che già esiste”, ha aggiunto Giuseppe Massafra Segretario generale della Cgil Frosinone Latina

Nella delegazione era presente anche il segretario Uil Luigi Garullo: “La situazione è insostenibile eil caldo estremo non è occasionale, servono rimedi effettivi ed efficaci. Nell’immediato servono controlli”.

 

 

Foto, video (sui social) e interviste sono state curate da Antonella Melito

 

 

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La Famiglia Zamboni dona lo storico locale della Gbc di Via Neghelli alla Diaphorà: “Sogno che si avvera”

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LATINA – “Un sogno che diventa realtà”. L’Associazione Diaphorà di Latina ha ricevuto, grazie a un gesto di grande generosità della famiglia Zamboni, lo storico locale commerciale in Via Neghelli dove Ferruccio e Maria Teresa Zamboni aprirono uno dei primi negozi di elettronica della città: la Gbc. L’associazione era da tempo alla ricerca di uno spazio in cui far crescere nuovi progetti e questa donazione inattesa ha già aperto nuovi scenari.

«Siamo felici e profondamente emozionate di potere, con questa donazione contribuire alla realizzazione di un progetto della Diaphorà e allo stesso tempo ricordare i nostri genitori con lo spirito che li ha animati nella loro vita”, dicono Cristina e Stefania Zamboni che sono andate dal notaio con il presidente di Diaphorà Paolo Maria Magli dando concretezza alla loro idea. «Ricevere questo dono  – commenta Magli – significa sentire tutta la responsabilità di custodire una storia importante e trasformarla in un bene per l’intera comunità».

Con la firma dell’atto, lo scorso 16 luglio, prende così vita un progetto che va ben oltre il trasferimento di un immobile. “Quel luogo – dicono dall’Associazione in una nota – continuerà a essere un
punto di riferimento per la città, ma con una nuova missione: diventare uno spazio di lavoro, crescita, formazione e inclusione per giovani con disabilità”. Il nuovo locale rappresenterà un tassello fondamentale nel percorso già avviato con l’impresa sociale Etikey, nata dall’incontro tra Diaphorà e Centro Donna Lilith per creare opportunità lavorative concrete e percorsi di autonomia per persone che affrontano percorsi di riscatto e vulnerabilità. Qui nascerà un progetto innovativo dedicato proprio all’inclusione lavorativa, pensato per offrire ai giovani con disabilità un luogo in cui sviluppare competenze, costruire autonomia e mettere in valore i propri talenti.

«Cristina e Stefania non hanno donato semplicemente un immobile: hanno affidato alla nostra associazione un luogo che custodisce la memoria della loro famiglia e di tanti cittadini di Latina. Questa scelta ci emoziona profondamente perché rappresenta anche un riconoscimento del lavoro che Diaphorà porta avanti da oltre vent’anni insieme alle famiglie, costruendo ogni giorno percorsi di autonomia, inclusione e dignità. Qui nascerà un progetto innovativo: sarà un luogo di lavoro, di crescita e di opportunità, ma soprattutto uno spazio aperto alla città. L’inclusione non è un compito che riguarda soltanto chi opera nel sociale: è una responsabilità collettiva e una ricchezza che appartiene a tutta la comunità. Questo straordinario gesto ci ricorda che quando un bene privato diventa un bene comune nascono opportunità capaci di cambiare davvero la vita delle persone», commenta Paolo Magli.

«I nostri genitori, Ferruccio e Maria Teresa, hanno sempre amato profondamente Latina e vissuto il loro lavoro come un servizio alle persone e alla città – spiegano le sorelle Zamboni – Siamo felici e profondamente emozionate di poter contribuire alla realizzazione di questo progetto. Dopo la loro scomparsa, avvenuta a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra, abbiamo sentito il desiderio che questo luogo continuasse a vivere, restando fedele ai valori che ci hanno trasmesso. Quando abbiamo conosciuto l’Associazione Diaphorà abbiamo capito che quello spazio avrebbe potuto avere una nuova vita. Donarlo significa affidarlo a chi saprà trasformarlo in un luogo di opportunità, crescita e futuro per tanti giovani. Nostro padre ha sempre creduto nei ragazzi: nei loro occhi ritrovava l’entusiasmo, la curiosità e la voglia di costruire il domani che hanno accompagnato tutta la sua vita. Sapere che proprio qui altri giovani potranno trovare un’occasione di lavoro, autonomia e realizzazione personale è il modo più bello che conosciamo per custodire la memoria dei nostri genitori. È il nostro contributo per una comunità sempre più inclusiva.»

Determinante è stato il ruolo di Franco Martin Scaldaferri dell’agenzia immobiliare Tecnocasa Latina Ovest, che, conoscendo le esigenze di Diaphorà e offrendo la propria disponibilità a titolo gratuito, ha accompagnato con sensibilità e convinzione il percorso che ha reso possibile questo incontro. E c’è poi una suggestiva coincidenza che lega ancora di più la famiglia Zamboni a Diaphorà: la sede dell’associazione sorge infatti alle porte del Lago di Fogliano, lo stesso luogo al quale era profondamente legata Maria Teresa Zamboni, che proprio lì aveva studiato e dove suo padre lavorava come pescatore.
“Ci sono gesti che non fanno rumore, ma cambiano il destino delle persone. Gesti compiuti con naturalezza, quasi in punta di piedi, che raccontano il significato più autentico della parola comunità”, dicono da Diaphorà che è già in moto per costruire una nuova opportunità per i più fragili.

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Latina, riapre il Parco Falcone e Borsellino: inaugurazione il 25 luglio con eventi e attività

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Sabato 25 luglio riaprirà ufficialmente il Parco Falcone e Borsellino di Latina, al termine degli interventi di riqualificazione finanziati con fondi PNRR. L’evento è stato presentato questa mattina nella sala De Pasquale del Comune dal sindaco Matilde Celentano, dal vicesindaco Massimiliano Carnevale e dalla dirigente Micol Ayuso.

Nel corso della conferenza sono stati illustrati i lavori eseguiti, che hanno interessato la sicurezza e la riqualificazione dell’area, con l’installazione di un sistema di videosorveglianza, la definizione di un regolamento per l’utilizzo del parco e l’organizzazione di servizi dedicati alla gestione degli spazi.

Il parco sarà aperto dal 1° aprile al 31 ottobre dalle 7.30 alle 23 e dal 1° novembre al 31 marzo dalle 7.30 alle 20. Saranno garantiti il servizio di apertura e chiusura, la sorveglianza durante gli orari di accesso, anche con il supporto delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, e la manutenzione ordinaria del verde e degli arredi.

“Restituiamo alla città un luogo di incontro, sicurezza e socialità”, ha dichiarato il sindaco Matilde Celentano, sottolineando come il parco fosse diventato negli anni un’area poco frequentata dalle famiglie a causa delle criticità legate alla sicurezza:

Il vicesindaco Massimiliano Carnevale ha evidenziato come l’obiettivo dell’amministrazione non fosse soltanto riaprire il parco, ma garantirne una gestione stabile e una piena fruibilità nel tempo:

L’inaugurazione prenderà il via alle 19, con ingresso da Largo Silvestri. Ospite della serata sarà lo speaker Renzo Di Falco, che condurrà l’evento. Il programma prevede il taglio del nastro, la cerimonia dell’alzabandiera, la deposizione di una corona d’alloro, gli interventi istituzionali, l’intitolazione del largo centrale del parco a Fernando Bassoli, primo sindaco di Latina, il volo delle farfalle e un concerto del Conservatorio “Ottorino Respighi”.

Sono inoltre previste attività dedicate ai bambini, iniziative sportive e una serie di appuntamenti che proseguiranno nei fine settimana di luglio e agosto.

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