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ECONOMIA

AGROMAFIE E CAPORALATO, IL DOSSIER
I numeri dell’Agro pontino e il caso Latina

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caporalatoLATINA – Si terrà sabato 15 Febbraio alle ore 16.00, presso il Liceo G.B. Grassi di Latina in Via P. Sant’Agostino 8, l’incontro pubblico promosso dalla Flai-Cgil, Legambiente e Libera sul tema delle agromafie e caporalato. L’iniziativa si inserisce nella folta lista di appuntamenti verso la manifestazione del prossimo 22 Marzo a Latina, Radici di Memoria Frutti di Impegno, promossa per celebrare la XIX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

L’iniziativa – che vedrà la partecipazione di numerosi esponenti delle Istituzioni locali,dell’associazionismo, del sindacato e della comunità Sikh – ha come obiettivo l’emersione dei tanti fenomeni di illegalità presenti sul territorio, in particolare legati alle condizioni di lavoro nel settore agricolo, al rispetto dell’ambiente e del territorio e, più in generale, alla massiccia infiltrazione e radicamento delle organizzazioni mafiose nel territorio pontino e in tutta la regione Lazio; dal caporalato al riciclaggio di capitali illeciti, dalla tratta dei lavoratori stranieri al sistema diffuso di violenze continue e sopraffazioni a cui sono costretti a sottostare migliaia di indiani e le loro famiglie.

La manifestazione sarà introdotta dalle relazioni di Giovanni Gioia (segr. gen. della Flai CGIL diLatina) e da Marco Omizzolo (coordinatore provinciale di Legambiente) che descriveranno le diverse problematiche del territorio pontino legate al settore agricolo e alle politiche per la valorizzazione e tutela del territorio. Seguiranno gli interventi di Rossella Muroni (direttrice nazionale di Legambiente) e di Roberto Iovino (Flai Nazionale) che metteranno a confronto i casi di illegalità riscontrati nel territorio pontino con l’attuale contesto nazionale, per concludere è previsto l’intervento di Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera. Le organizzazioni promotrici dell’evento distribuiranno un documento con dei dati sui principali punti critici legati al fenomeno del caporalato, delle agromafie e delle ecomafie nel territorio pontino.

IL DOSSIER – I lavoratori impiegati in agricoltura nel Lazio sono complessivamente 37.404 (dati INPS 2011). L’agricoltura laziale da sempre ha una forte centralità nell’economia regionale; nonostante rappresenti poco meno del 2% del PIL regionale (bisogna tener presente che solo i servizi nel producono l’84%), è soprattutto la quota relativa all’indotto, ai mercati ortofrutticoli e alla presenza di forti distretti di trasformazione agroalimentare industriale a rendere l’agricoltura laziale tra le più importanti in Italia e in Europa. Questo straordinario potenziale viene spesso mortificato dalla forte presenza dell’illegalità in questo settore. Secondo i dati Istat (2011) il Lazio sarebbe medaglia d’oro per percentuale di lavoro sommerso in agricoltura (media regionale del 32,8%); in sostanza ci sarebbero più di 15.000 (ma forse sono molti di più) lavoratori “invisibili”, impiegati illegalmente nelle campagne laziali. Rispetto a questi numeri è quasi impossibile quantificare l’evasione contributiva e la mancanza di introiti per lo Stato anche perché spesso l’irregolarità lavorativa, soprattutto per le stagionalità delle raccolte agricole, si sovrappone a tanti altri fenomeni illegali, quali il caporalato, la tratta degli essere umani, la riduzione in schiavitù e l’infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione della manodopera (come affermato dall’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia). A dimostrarlo sono i dati in merito agli arresti; solo nel 2012 sono stati circa 550 le persone arrestate per queste tipologie di reato su tutto il territorio laziale.lATINA

 IL CASO LATINA  – È soprattutto la provincia di Latina a preoccupare gli operatori del settore, considerando che, secondo le stime della Flai Cgil, essa è il territorio che ospita più della metà dei lavoratori irregolari dell’intera regione. Solo negli ultimi due anni sono state più di 30 le denunce per riduzione in schiavitù, caporalato e sfruttamento lavorativo; fenomeni che hanno visto soprattutto la comunità Sikh (indiani provenienti dal Punjab) al centro dei fenomeni di sfruttamento. Salari bassissimi (circa 2 euro l’ora a fronte dei 8.26 previsti dal contratto!), orari improponibili (10/12 ore di lavoro al giorno invece delle 6 ore e 40 minuti previsti dal contratto) e condizioni abitative del tutto inadeguate, queste sono le principali problematiche sul territorio pontino. Tale contesto favorisce il radicamento della criminalità organizzata nel settore agricolo. La forte disponibilità economica e il possesso d’ingenti quantità di denaro contante sono una leva impareggiabile per un settore con un’incidenza del sommerso così rilevante, il che danneggia la competitività dell’intera economia regionale. Ma la pervasività della criminalità organizzata è testimoniata anche dalla forte presenza di terreni agricoli confiscati alla criminalità, dallo sversamento illegale dei rifiuti in terreni originariamente destinati all’agricoltura e dai recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto il Mercato Ortofrutticolo di Fondi. Le inchieste Bilico e Sud Pontino (DDA Napoli) hanno svelato un patto tra le diverse criminalità (Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra) per la gestione del mercato; inchieste che hanno portato ad importanti arresti e alla richiesta di scioglimento (respinta) del Comune di Fondi.

NUMERI – Nei registri anagrafici in capo all’Inps (anno 2012) risultano iscritti 16.827 braccianti disseminati nel territorio provinciale, la maggiore concentrazione di braccianti si trova nei Comuni più grandi: Latina (2500), Aprilia (1024), Cisterna (1478), Fondi (1187), Sezze (1516), Sabaudia (1883), Terracina (2889).Le aziende agricole registrate presso la Camera di Commercio di Latina al 31 dicembre 2013 sono 9500 di cui solamente 3400 assumono stabilmente manodopera, altre 3000 hanno l’esenzione alla contabilità e non assumono, altre 3000 sono piccole aziende spesso a conduzione familiare. Di fatto sono 6000 le aziende agricole propriamente dette.Basta guardare i numeri per capire che 16827 braccianti da distribuirsi su 6000 aziende significa circa 3 braccianti ad azienda; se questa proporzione la dividiamo invece per le 3400 che stabilmente assumono manodopera, significa 5 braccianti ad azienda agricola. Se aggiungiamo che moltissime delle 3400 aziende agricole hanno estensioni territoriali significative per diverse decine di ettari, si evince facilmente che esiste una sacca di lavoro nero di dimensioni significative. Relativamente al meccanismo di controllo della manodopera e per farsi un’idea della grandezza del fenomeno citiamo un dato del 2011: a seguito del decreto flussi che in provincia di Latina prevedeva 6500 unità furono presentate presso la Prefettura di Latina oltre 25000 richieste, quattro volte la necessità dichiarata!

Dalle nostre stime, approssimative e basate sul numero delle aziende, l’estensione territoriale e gli indici di congruità, risulta circa il triplo della manodopera bracciantile, spesso retribuiti in nero, soprattutto migranti provenienti da Paesi Terzi, condannati a vivere in condizioni prossime alla riduzione in schiavitù, costretti a pagare per i permessi di soggiorno, per alloggi fatiscenti, per essere portati al lavoro. Un mercato delle braccia gestito da caporali locali ed etnici che oltre alle condizioni sopra citate genera anche concorrenza sleale tra le aziende.

 LA COMUNITA’ DEL PUNJAB – Possiamo dire che sono decine di migliaia disseminati in tutto il territorio provinciale e limitrofo alla provincia di Latina. Quando parte un lavoratore dal proprio Paese di origine, la famiglia si adopera per raccogliere i fondi necessari per garantirgli il viaggio, la permanenze e le condizioni necessarie per arrivare a destinazione, in alcuni casi ipotecandosi la casa o vendendo beni necessari alla propria sopravvivenza. Il “viaggio della speranza” costa mediamente dai 5.000 agli 8.000 euro e comprende: spese di trasporto e (solo andata) nulla osta provvisorio per entrare in Italia. Tale fenomeno è ben descritto anche nel docu-film Padrone Bravo prodotto dalla Cooperativa Parsec insieme alla Flai Cgil di Latina che racconta la condizione di vita di queste persone. La loro giornata tipo è fatta da 12/14 ore di lavoro nei campi, utilizzati (ovviamente in nero) per la raccolta dei prodotti o per l’allevamento del bestiame, con una movimentazione continua da un campo all’altro a seconda del fabbisogno. I “più fortunati” vengono pagati dai 2 ai 4 euro l’ora. Nonostante queste proibitive condizioni, gli indiani del Punjab presenti nel nostro Paese hanno un senso della comunità e delle tradizioni molto forte. Nell’unica giornata settimanale libera, la domenica, si riuniscono nei templi (Gurudwara) per pregare, mangiare e passare almeno una giornata a settimana in comunità. In provincia di Latina ci sono 4 templi di grandi dimensioni uno a Sabaudia, uno a S.Vito, Fondi e l’altro a Pontinia ma ce ne sono altri tre nelle zone limitrofe (Velletri, Lavinio e CampoVerde) e due a Roma (Anagnina e Massimina). In ognuno di questi templi la domenica si contano più di 1500 persone. Le condizioni abitative portano queste persone a dover pagare per un posto letto in un tugurio anche fino a 150 euro al mese. Senza il contributo della comunità Sikh, il settore agricolo, strategico per l’economia laziale, sarebbe inesorabilmente in crisi, con conseguenze economiche, lavorative e sociali gravissime per il territorio. I sikh contribuiscono alla crescita e allo sviluppo economico e sociale della provincia di Latina, tanto da avviare processi virtuosi i cui vantaggi sono evidenti. Solo una politica miope può negare questo contributo. Non tenerne conto significa promuovere un sistema illegale di sfruttamento. A tale concreta potenzialità ancora non corrisponde invece un positivo percorso di inclusione. La carenza di servizi dedicati (primi fra tutti l’insegnamento della lingua italiana L2 e la mediazione culturale), le aggressioni razziste, l’isolamento rurale e sociale pesa come un macigno sulla comunità sikh pontina. La mancanza di comunicazione e comprensione tra cittadini indiani e italiani amplifica ancora più l’isolamento sociale e l’esposizione dei primi a truffe e sfruttamento.La scarsa conoscenza della lingua italiana costituisce il fattore di emarginazione più importante, spesso usato strumentalmente da sfruttatori e approfittatori per realizzare piccole occasioni di business a tutto discapito dei lavoratori indiani. Per questo la Flai-Cgil dopo aver tradotto i contratti di lavoro, la Costituzione Italiana e alcune Leggi nella loro lingua, ha deciso di organizzare corsi di italiano gratuiti prima presso la sede di B.go Hermada e ora addirittura nelle scuole.Le occasioni sono drammaticamente continue. Dal rinnovo dei permessi di soggiorno o dei documenti anche più semplici, all’intermediazione con la P.A., ai servizi sociali, alla ricerca di un posto di lavoro, al relativo reclutamento, sino all’affitto di una nuova abitazione. Esistono ormai numerosi saggi e pubblicazioni in tal senso, a dimostrazione di un sistema collaudato di sfruttamento che poggia sulle spalle di migliaia di migranti e sull’assenza di scrupoli di truffatori e sfruttatori.

Le stesse violenze sono continue. Sono stati registrati casi di violenza fisica, aggressioni immotivate, alcune anche particolarmente gravi come il tentativo di dare fuoco ad alcuni migranti con il solo obiettivo di “divertirsi” o di derubarli il giorno di paga del denaro in contante. In alcune aziende agricole si sono registrate prepotenze e violenze di varia natura. Dal salario non corrisposto anche per diversi mesi, a violenze fisiche come percosse, ad altre di carattere psicologico, come nel caso di lavoratori indiani costretti a chiamare i datori di lavoro PADRONI, ad abbassare la testa e a fare due o tre passi indietro prima di rivolgersi a loro. Storie e sistemi che vigono da anni e che sono stati documentati abbondantemente come nel caso del documentario di Patrizia Santangeli, Visit India, dei dossier di In Migrazione e Amnesty International. La saldatura tra tratta degli esseri umani, reclutamento, caporalato e sfruttamento nei campi agricoli e sistemi criminali costituisce l’emergenza maggiore. In primis ciò costituisce l’occasione attraverso la quale le organizzazioni mafiose possono impadronirsi quasi completamente del settore agricolo pontino, stritolando gli imprenditori che hanno invece investito in qualità e legalità. Diventa anche occasione per riciclare in maniera sempre più facile fiumi di denaro provenienti dai traffici tradizionali delle mafie, e infine, sistema attraverso il quale schermare traffici tradizionali come la tratta di esseri umani, lo sfruttamento, il caporalato ma anche, come molte inchieste giudiziarie hanno accertato, attraverso la logistica e la complessa rete che la caratteristica, il traffico di armi, di uomini e di droghe. La lotta per sconfiggere il caporalato e le agromafie è di fondamentale importanza per vincere contro le mafie e le loro logiche perverse e di morte. Stare dalla parte dei lavoratori indiani e di tutti coloro che sono sfruttati nei campi agricoli pontini e non solo è la condizione per una democrazia matura e una giustizia sociale compiuta e reale. Come sosteneva un celebre striscione che apriva la manifestazione per la legalità organizzata a Latina dalla Flai Cgil tenuto proprio dai lavoratori indiani, “stesso sangue, stessi diritti”.

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ECONOMIA

Politica agricola comune (Pac), Confagricoltura porta l’Europa in tour nell’Agro Pontino: “Qui principale distretto”

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LATINA – Confagricoltura Latina ha promosso giovedì 11 giugno una giornata di confronto sul territorio, ospitando l’eurodeputato Norbert Lins, vicepresidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo e relatore della futura PAC, l’europarlamentare Salvatore De Meo e il presidente nazionale di Confagricoltura e del Copa-Cogeca, Massimiliano Giansanti nell’ambito del tour che nasce dalla necessità di verificare da vicino le situazioni locali, mentre è in corso il dibattito sulle grandi sfide che l’Europa è chiamata ad affrontare attraverso la futura Politica Agricola Comune. L’Agro Pontino è infatti uno dei territori più rappresentativi per comprendere le ricadute concrete delle scelte che saranno assunte nei prossimi anni.

Ad accompagnare la delegazione sono stati il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini, il direttore Mauro D’Arcangeli e la vicedirettrice Daniela Salvador.

La visita si inserisce in una fase particolarmente importante per il futuro del settore agricolo europeo. La nuova Politica Agricola Comune rappresenta infatti uno dei principali dossier aperti nelle istituzioni comunitarie e determinerà le politiche che accompagneranno l’agricoltura nei prossimi anni in materia di competitività, innovazione, sostenibilità, gestione delle risorse naturali e capacità produttiva. Temi che nell’Agro Pontino assumono una rilevanza particolare per la presenza di filiere altamente specializzate, fortemente orientate all’export e chiamate ogni giorno a confrontarsi con le sfide della disponibilità idrica, dell’innovazione tecnologica, dell’organizzazione produttiva e della competitività internazionale.

La provincia di Latina rappresenta oggi uno dei territori agricoli più significativi del panorama nazionale ed europeo. Con oltre 9.000 imprese agricole, più di 85.000 ettari di superficie agricola utilizzata e circa 20.000 occupati, l’Agro Pontino costituisce uno dei principali distretti agroalimentari italiani e concentra alcune delle filiere più importanti del Paese.

La sua forza risiede in una straordinaria specializzazione produttiva. Nel territorio pontino si concentra infatti oltre il 93% della produzione italiana di carote in serra, circa il 71% dei ravanelli e oltre il 53% delle zucchine in serra. La provincia ospita inoltre il principale distretto italiano del kiwi, con circa 9.500 ettari coltivati e uno dei più importanti poli produttivi mondiali, rappresenta il principale polo regionale della zootecnia bufalina con oltre 53.700 capi allevati e dispone di circa 4.300 ettari vitati che la collocano al secondo posto tra le province laziali per produzione vitivinicola.

A questa capacità produttiva si affianca una forte vocazione internazionale. Nel 2024 le esportazioni agricole provinciali hanno raggiunto un valore di circa 258 milioni di euro, collocando Latina tra le principali province esportatrici italiane del comparto agroalimentare e confermando la capacità delle imprese pontine di competere sui mercati internazionali.

Proprio per questo Confagricoltura Latina ha scelto di dedicare agli ospiti europei un approfondimento sul modello agricolo pontino attraverso la visita a quattro aziende rappresentative di altrettanti comparti strategici: La Livrea di Aprilia per la zootecnia, Casale del Giglio di Latina per il vitivinicolo, San Lidano di Sezze Scalo per il comparto ortofrutticolo e della quarta gamma e l’azienda Di Meo Remo per il settore florovivaistico. Quattro realtà differenti ma accomunate dalla capacità di trasformare innovazione, qualità e sostenibilità in sviluppo economico, occupazione e valore per il territorio.

Nel corso della giornata Confagricoltura Latina ha consegnato agli europarlamentari il documento “Agro Pontino – Costruire Valore nel Tempo”, elaborato dall’associazione come contributo al dibattito sul futuro delle politiche agricole europee. Il documento, in continuità con il percorso avviato in occasione del settantesimo anniversario di Confagricoltura Latina, richiama l’attenzione sul ruolo strategico dell’agricoltura per la crescita economica, la sicurezza alimentare, la tutela ambientale e la coesione sociale dei territori, ribadendo come la competitività delle imprese rappresenti il presupposto indispensabile per raggiungere qualsiasi obiettivo di sostenibilità.

“L’Agro Pontino non è soltanto una delle aree agricole più importanti d’Italia. È un territorio nel quale si concentrano alcune delle principali filiere produttive europee e nel quale le scelte sulla futura PAC avranno effetti diretti sulla competitività delle imprese, sull’occupazione, sulla sicurezza alimentare e sulla capacità di continuare a generare valore. Ragion per cui la nuova Politica Agricola Comune dovrà offrire strumenti adeguati per accompagnare questi processi, sostenendo gli investimenti e garantendo alle aziende agricole la possibilità di continuare a creare sviluppo, occupazione e valore. Non a caso particolare attenzione è stata dedicata anche al dibattito sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea e alle ipotesi di introduzione di un Fondo Unico europeo, tema che sta suscitando forti preoccupazioni nel mondo agricolo per il rischio di indebolire la centralità della PAC e la sua capacità di garantire risorse adeguate alle imprese agricole europee”, ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Latina Luigi Niccolini.

“La Politica agricola comune – ha affermato il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – deve tornare ad essere una leva concreta di sviluppo per territori ad alta vocazione produttiva come l’Agro Pontino. Le testimonianze che oggi abbiamo raccolto dalle voci dei nostri imprenditori dimostrano come innovazione, sostenibilità e soprattutto qualità si traducano in valore economico e occupazione, favorendo anche un forte radicamento delle comunità. Per questo – ha concluso Giansanti – è fondamentale orientare le risorse della PAC verso la valorizzazione delle produzioni locali rafforzando le filiere, sostenendo gli investimenti e premiando le imprese che interpretano al meglio le sfide della transizione verde e della competitività”.

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Cresce la cassa integrazione ordinaria in provincia di Latina: +25,5%

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LATINA –  Cresce significativamente il ricorso alla cassa integrazione ordinaria nella provincia di Latina, che nel 2025 ha segnato un aumento del 25,5% rispetto all’anno precedente. Il dato elaborato dalla Uil di Latina conferma – a parere del sindacato – le difficoltà del tessuto produttivo del territorio e la persistenza di elementi di fragilità strutturale in alcuni comparti industriali e non.

“Quanto sosteniamo – afferma Luigi Garullo, segretario generale UIL Latina – trova riscontro nelle stato di sofferenza di alcune realtà aziendali del settore chimico-farmaceutico e anche nell’attuale vertenza della Koch Glitsch di Aprilia, dove 64 lavoratori sono a rischio licenziamento e rispetto alla quale la Uilm di Latina con il suo Segretario provinciale Domenico Bonanni si è immediatamente attivata  dichiarando   fin  da subito  che non si può parlare di licenziamenti ma occorre invece attivare gli ammortizzatori sociali, su questo il  sindacato  non  farà sconti.”

“Quelli che abbiamo registrato – continua il segretario generale Garullo – sono numeri che non possono essere letti come episodi isolati, ma come indicatori di una fase di rallentamento che interessa diverse realtà del tessuto produttivo del territorio”.

Secondo i dati Inps, le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate in provincia di Latina sono passate da 534.732 nel 2024 a 671.054 nel 2025, con un incremento pari al 25,5%. Una dinamica analoga si riscontra in altre province del Paese come Alessandria (+20,4%) e Lodi (+29,7%), collocando il territorio pontino fra le province italiane con una crescita percentuale significativa.

Nel Lazio, il ricorso complessivo agli ammortizzatori sociali nel 2025 ha superato i 38 milioni di ore, a fronte dei circa 25 milioni registrati nel 2024, confermando una tendenza generale che attraversa più territori e diversi comparti produttivi.

“E’ evidente – conclude Garullo – che l’aumento della cassa integrazione ordinaria è il segnale di un territorio in difficoltà e in affanno nel reggere i processi di transizione economica e produttiva in corso, che in assenza di adeguate politiche di accompagnamento rischiano di tradursi in una transizione sociale a carico dei lavoratori. Per questo rispetto al riconoscimento della Zona Franca Doganale e della Zona Logistica Semplificata nel basso Lazio, che comprende i principali comuni pontini compreso Gaeta e il suo porto, insistiamo nell’evidenziare l’opportunità di istituire un tavolo tecnico e di monitoraggio coordinato dalla regione, che possa governare mettere insieme e a fattor comune tutti questi incentivi e che veda anche il coinvolgimento delle parti sociali, del Consorzio Industriale del Lazio e degli enti territoriali di volta in volta interessati per contribuire a rendere attrattivo il territorio, questo per rendere operativi ed efficace il sistema integrato di incentivazione”.

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Ance Latina e Unindustria insieme per spiegare alle imprese come usare Zls e zona Franca Doganale

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LATINA – Un incontro rivolto agli imprenditori che operano in provincia di Latina e ai professionisti che svolgono attività di consulenza alle imprese, quello che si è tenuto oggi all’Hotel Europa, promosso da Ance Latina e Unindustria per presentare gli strumenti messi in campo per compensare l’esclusione del Basso Lazio dalla Zona Economica Speciale. Si è parlato dell’ iperammortamento,  della Zona Logistica Semplificata e della Zona Franca Doganale.

“Oggi parliamo degli strumenti che abbiamo a disposizione come territorio, come imprese di questo territorio per difenderci rispetto al fatto che tutto il centro sud Italia, tranne le nostre province del Basso Lazio hanno a disposizione uno strumento potente come quello della ZES. Noi abbiamo altri strumenti meno conosciuti, ma se “matchati” sono forse altrettanto potenti, se non più potenti. Questo incontro serve proprio per fare un confronto con tutte le imprese e spiegare a tutti gli operatori del nostro territorio come usufruire correttamente dei provvedimenti normativi che abbiamo a disposizione”, spiega il presidente di Ance Latina Pierantonio Palluzzi.

La ZLS  – aggiunge  il numero uno degli Edili  – ha dei vincoli territoriali, quindi non tutta la provincia di Latina è ricompresa nella perimetrazione della ZLS. La zona franco-doganale, ne parleremo meglio successivamente, funziona su richiesta, quindi chiunque abbia a disposizione un magazzino, un bene che può ristrutturare e deve fare comunicazione in questa fase preliminare, ma può usufruirne successivamente attraverso dei bandi che saranno predisposti dalla Regione Lazio e dalla Camera di Commercio. C’è poi il tema dell’iperammortamento, che secondo noi è il tema più importante che le imprese del territorio dovrebbero considerare, perché è quello che consente di portare i consumi energetici della propria azienda a zero.  Certo, l’iperamortamento è di carattere fiscale nel momento in cui si agisce sugli utili d’impresa perché nel tempo annulla il costo iniziale che l’impresa sostiene rispetto a uno sgravio fiscale attraverso un pagamento minore rispetto agli utili d’impresa di fine anno,  per cui si rivolge prevalentemente a quelle aziende sane, che lavorano in utile, che creano ricchezza per cui noi riteniamo che sia un provvedimento importante che può aiutare le imprese che si sono sempre comportate correttamente”.

“Siamo contenti  – la presidente di Unindustria Tiziana Vona – che ci siano stati questi strumenti che sono venuti immediatamente in soccorso dopo la grande esclusione della ZES. Oggi, devo dire che sono soddisfatta perché è stato nominato il comitato di indirizzo proprio per calare in via esecutiva quelle che sono state le misure che la ZLS ha messo come strumento.  Stiamo aspettando appunto che vengano insediati li strumenti al massimo della loro efficacia, e per valutare possibili miglioramenti. Sappiamo che ci sono delle criticità, che molti sono i territori che sono stati esclusi e che non siamo riusciti a coprire con questa misura il soddisfacimento pieno delle nostre imprese, pertanto lavoreremo a stretto contatto con la Regione proprio per farci carico di evidenziare quali sono ancora tutti i gap che la misura stessa ha mostrato”.

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