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Un giovane drammaturgo di Gaeta vince il Premio Giovane Holden

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premiazioneGAETA – Alessandro Izzi, critico cinematografico e drammaturgo di Gaeta, ha vinto il Primo premio per il Racconto inedito nella IX edizione del Premio Letterario Giovane Holden, con “Eva” una storia di guerra ambientata ai tempi del secondo conflitto mondiale.  La cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 26 settembre a Lucca e alla fine della stessa è stata presentata l’antologia dei racconti e delle poesie finaliste della sezione inedito dal titolo “I giovani di Holden”, pubblicata dai tipi della Giovane Holden edizioni.

La giuria sottolinea nelle motivazioni la “rara maestria” con cui l’autore descrive “sullo sfondo della Seconda guerra mondiale lo stupro di una ragazzina, da parte di un giovane soldato tedesco poco più grande di lei” sottolineando come i protagonisti assurgano simbolicamente al livello di vere e proprie “vittime sacrificali” dell’orrore della Guerra. “Racconto splendido” – concludono i giurati – “argomento trattato con epifanica sensibilità e maturità stilistica.”

“Un riconoscimento molto importante, quello ottenuto dall’autore gaetano – sottolineano dal teatro Bertold Brecht – perché il Premio Giovane Holden si è imposto con il tempo come uno dei concorsi più partecipati a livello nazionale. Erano, infatti, 1501 i partecipanti al concorso, di cui 319 concorrevano nella sezione racconto nel quale ha alla fine trionfato “Eva”. La notizia arriva mentre “La valigia dei destini incrociati”, spettacolo teatrale nato da una drammaturgia di Izzi, per la regia di Maurizio Stammati e la produzione del Teatro Bertolt Brecht di Formia, si appresta a cominciare il suo terzo anno di repliche portando in giro per l’Italia il suo desiderio utopico di riuscire a raccontare l’orrore della Shoah alle generazioni più giovani e ai bambini”.

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Sezze legge “Il nome della Rosa”, Loffarelli: “Saremo 108 di tutte le età. La Fondazione Umberto Eco ci ha ringraziato”

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SEZZE – Sezze torna protagonista della scena culturale con un’iniziativa dedicata al decennale della scomparsa di Umberto Eco: la lettura integrale del best seller “Il Nome della Rosa”. Domani, sabato 22 agosto, al Museo Archeologico di Sezze a partire dalle 17,30 circa e fino a domenica 23 agosto alle 19,30 circa,  108 persone di ogni età leggeranno le pagine del giallo storico, scritto da Eco nel 1980, ambientato in un monastero benedettino del Nord Italia nel novembre dell’anno 1327.

L’iniziativa è dell’Associazione Culturale le Colonne fondata e animata da Giancarlo Loffarelli che ci ha raccontato come è nata l’idea.

Ricordo quando poco prima di lasciarci Eco fece una dichiarazione, lui disse che per capire se una persona, uno scrittore, un artista, un intellettuale ha lasciato qualcosa, bisogna aspettare almeno dieci anni dalla sua morte. Per cui io gradirei  – disse – che per 10 anni non si stia troppo a parlare di me. Quest’anno sono appunto 10 anni dalla sua scomparsa, e un po’ in tutta Italia a dire il vero, sono nate una serie di iniziative. Noi, come Associazione Le Colonne avevamo un’esperienza al riguardo, nel 2010 abbiamo organizzato qui a Sezze, lungo le strade, le piazze, i vicoli del paese, la lettura integrale della Divina Commedia di Dante, nel 2012 abbiamo apposto anche qui, lungo i muri della città, delle targhe, ognuna contenente un articolo della nostra Costituzione. Nella ricorrenza di questi dieci anni abbiamo avuto questa idea, cioè quella di poter ricordare Eco con la lettura integrale del nome della Rosa“, spiega Loffarelli.

Una maratona alla quale parteciperanno persone di ogni età e mestiere.

In tutte le nostre iniziative  – prosegue Loffarelli – la volontà è quella di un grosso coinvolgimento popolare, per cui qui abbiamo i più piccoli, sono in due, che hanno 8 anni, mentre la persona più anziana ne ha 85 e poi c’è anche qualcuno che magari fa teatro, e ha a che fare con la lettura, con l’interpretazione, ma molte persone si sono semplicemente offerte. E’ stata un’adesione spontanea. Noi abbiamo diffuso sui social, sul sito web della nostra associazione, l’invito, e chi voleva poteva offrirsi come lettore, puntavamo a 100, giusto per fare cifra tonda, siamo arrivati a 108“.

Ognuno di loro leggerà un brano, passando il testimone al successivo partecipante, anche nel cuore della notte.
Certo, su questo eravamo un po’ scettici all’inizio, poi considerato che è un sabato e considerato che soprattutto il sabato i giovani sono abituati a uscire dopo cena, abbiamo avuto grosse adesioni da parte loro. A ognuno abbiamo fatto scegliere un orario in cui preferivano leggere, per quanto la cosa potesse essere poi inquadrabile nello schema generale, e in quella fascia notturna abbiamo diversi giovani che si sono offerti per cui speriamo che altri giovani siano fra il pubblico ad ascoltare“.

Che cosa vi augurate che possa venire fuori da questa iniziativa?

Intanto abbiamo avuto già un piccolo riscontro, l’altro ieri, martedì 18 agosto, abbiamo fatto un incontro per prepararci, sempre lì al museo archeologico, una mia conferenza su “L’allegro nominalismo nichilistico di Umberto Eco”. Era un modo per dire che “Il nome della rosa” è stato tante cose: un romanzo che qualcuno pensa semplicemente poliziesco, medievale, storico ma che ha tanti svolti anche filosofici. Anche lì abbiamo avuto una grossa adesione, diverse persone che sono intervenute e hanno sottolineato il valore culturale per la nostra città di questa iniziativa, abbiamo anche avuto un bel riconoscimento, ci è arrivata una mail di Stefano Eco, il figlio di Umberto Eco che è il presidente della Fondazione, che ci ha fatto i complimenti per questa iniziativa. Ci auguriamo semplicemente che ci sia la più ampia partecipazione e ci basta sapere che alcune persone abbiano avuto lo stimolo per rileggere tutto in parte questo romanzo e magari incuriosirsi ad altre cose di Eco, già questo per noi è un grandissimo risultato“.

 

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CULTURA

Arte sacra nel Lazio, a Pisterzo arriva il nuovo San Michele del maestro Lattanzi

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Il patrimonio artistico e religioso di Pisterzo, frazione del Comune di Prossedi, si arricchisce di una nuova opera. Domenica 23 agosto 2026 la chiesa del borgo accoglierà in esposizione permanente un dipinto dedicato a San Michele Arcangelo, realizzato dall’artista romano Gianni Lattanzi. La nuova opera è stata accolta con entusiasmo dalla Pro Loco di Pisterzo e da don Heriberto Soler, presidente anche della commissione per le feste patronali dedicate a San Michele Arcangelo. Il dipinto, dal valore stimato di 18.500 euro, entrerà a far parte dei beni ecclesiastici ufficiali della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino.

Classe 1991, Gianni Lattanzi si sta affermando nel panorama dell’arte sacra contemporanea. Tra i suoi lavori figurano già quattro dipinti di grandi dimensioni realizzati per altrettante chiese di Riano, in provincia di Roma. La sua produzione si caratterizza per la rilettura in chiave contemporanea dei soggetti della tradizione religiosa. Un percorso che ha attirato anche l’attenzione di importanti esponenti della critica, tra cui Plinio Perilli, e che si inserisce in un progetto più ampio legato alla valorizzazione dell’arte sacra, del patrimonio religioso e del turismo culturale nel Lazio.

Tra le opere realizzate dall’artista c’è anche “La Santa Maria”, un lavoro a tema storico-religioso che è stato inoltre donato a scopo solidale all’associazione Onlus “Ceralaccha”, impegnata nel sostegno alle persone con disabilità.

Anche il nuovo San Michele Arcangelo nasce dall’incontro tra la tradizione iconografica classica e una sensibilità artistica contemporanea. La tela sarà collocata stabilmente all’interno della chiesa di Pisterzo e sarà destinata sia alla devozione dei fedeli sia alla visita degli appassionati d’arte.

L’opera sarà inoltre inserita su Google Maps come punto di interesse culturale, con l’obiettivo di contribuire alla valorizzazione del borgo e alla promozione di un turismo legato all’arte e alla spiritualità.

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CULTURA

Si è insediato il neo questore Marco Martino: “Dobbiamo dare risposte ancora più efficaci”

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LATINA – Si è insediato questa mattina il Questore di Latina Marco Martino, lunga esperienza alla Questura di Torino dove ha diretto anche la Squadra Mobile e poi allo Sco e all’Anticrimine a Roma: prende il posto del questore Fausto Vinci, trasferito nella Capitale.

“Le sfide di questo territorio riguardano ovviamente la sua ampiezza, la presenza di gruppi criminali e il fatto che comunque dobbiamo dare delle risposte sempre più efficaci al cittadino, quindi mostrarci ancora più presenti rispetto a quanto già positivamente veniva effettuato fino adesso. Useremo ogni arma  – aggiunge – per contrastare il narcotraffico con indagini di polizia giudiziaria, anche con attività sotto copertura, soprattutto nelle aree o nelle zone dove queste sostanze sono in contiguità o addirittura contagiano i ragazzi, scuole, plessi dove si svolgono attività ludiche, quindi in quelle attività ci sarà svolto il massimo del contrasto”.

Una conoscenza quella del territorio pontino dal punto di vista criminale, dovuta al lavoro svolto presso la Direzione Centrale Anticrimine (DAC) e il Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato a Roma che coordinano le indagini di alta specializzazione contro la mafia, la criminalità organizzata e i reati gravi a livello nazionale, gestendo anche le Squadre Mobili e le divisioni anticrimine locali. “Questa provincia ha un territorio ricchissimo, possibilità di avere flussi di turismo importanti che riguardano una bella fetta dell’anno. Negli anni ha subito anche l’afflusso di soggetti “particolari ” che hanno potuto avere un ruolo nell’ambito della gestione della comunità. Il contrasto è stato molto importante, quindi la seconda fortuna di Latina è aver avuto una risposta  corale da parte delle forze di polizia”.

In attesa di conoscere anche geograficamente meglio la provincia di Latina, attraverso le visite istituzionali nelle sedi dei commissariati, Martino pome l’accento sull’importanza della fase delle indagini per dare risposte durature, basate su impianti affidabili, e risponde sul caporalato, piaga dell’Agro Pontino: “Certamente una delle risposte più efficaci che nell’ambito di un’azione integrata dobbiamo dare è quella di andare a colpire i patrimoni illegali, ma non dovrà essere un’azione scoordinata rispetto all’azione delle Procure della Repubblica. Il pallino rimangono sempre le indagini – spiega – , le azioni di confisca e sequestro fatte con le misure di prevenzione possono essere effettuate se dietro sono supportate da sane e solide indagini che comunque hanno provato anche in parte l’esistenza di patrimoni, di arricchimenti illeciti, eccetera. Quindi è bene che questi vari tasselli del settore del contrasto siano affiancati l’uno con l’altro e che si possa giungere a una risposta più importante ma più efficace per tutti quanti e per il bene di Latina soprattutto.

Anche lo sfruttamento della manodopera sarà uno degli aspetti che dovrà essere oggetto di attenzione. Il territorio è molto importante dal punto di vista del commercio, dell’agricoltura e la piaga del caporalato, non presente solo sulla Latina, ma in diversi punti d’Italia dovrà essere affrontata in maniera adeguata, non soltanto per la gravità del fenomeno,  non soltanto perché spesso sono veramente persone straniere in difficoltà che vengono sfruttate, ma perché arricchiscono soggetti che non meritano tutto questo”.

Sul disagio giovanile, il numero uno di Corso della Repubblica sottolinea l’importanza della prevenzione, con azioni anche nelle scuole. “La Polizia di Stato non ha da sola tutte le risposte, le forze di Polizia collaborano nell’ambito delle risposte che devono essere offerte per il disagio giovanile, ricordando però che la Polizia interviene quando questo disagio assume delle caratteristiche tali che poi impongono un tipo di risposta che può essere una conseguenza penale o comunque un’azione amministrativa. Noi siamo poi a nostra volta genitori e quindi capiamo che i comportamenti dei ragazzi non si devono contrastare con un’azione muscolare,  ma l’azione deve essere più lunga e per questo che una delle risposte più efficaci che in passato ho avuto modo di apprezzare è la collaborazione per esempio con gli enti del terzo settore della provincia che potrà esserci, con la scuola e quindi con le azioni di coinvolgimento dei giovani, perché poi spesso coloro che hanno un disagio e che si comportano in maniera violenta hanno bisogno di un palcoscenico, di altri soggetti che li seguono, se questo palcoscenico gli viene un po’ tolto, sicuramente l’azione sarà più efficace. Insieme a quelle che purtroppo dovranno essere effettuate:  denunce penali,  ammonimenti e tutte le attività che ne conseguiranno”.

 

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