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Tumore al seno, nasce la Magna Charta Rosa: il diritto delle donne di curarsi

Il dottor Fabio Ricci
LATINA – “Curare il cancro al seno è un diritto della donna, naturale, universale, indivisibile e inalienabile”. Parte da questa semplice, ma per nulla scontata osservazione, la Magna Charta Rosa, un richiamo soprattutto culturale al rivoluzionario documento europeo, la Magna Cartha Libertatum, che nel 1215 sancì l’inviolabilità e dunque anche la sacralità di alcuni diritti dell’uomo. Un invito alla donna malata di cancro al seno, a considerare le chanche di guarire dalla malattia e di essere seguita nel suo percorso di cura come un diritto primario e inviolabile che lo Stato e dunque le strutture pubbliche devono garantire.
La paternità dell’idea è del dottor Fabio Ricci, responsabile clinico della Breast Unit dell’ospedale Goretti di Latina e attivista della Lilt, da molti anni in prima linea nel trattamento del tumore della mammella e sempre alla ricerca di nuovi messaggi positivi da lanciare per sostenere ora anche l’attività della struttura multidisciplinare dell’ospedale di Latina dedicata al seno (e operativa dal 1 gennaio). “Viviamo in un periodo di profonda crisi economica che si riflette anche sulle strutture assistenziali e sul diritto alla salute delle persone e in particolare delle dome affette da tumore al seno. Abbiamo quindi voluto richiamare la Magna Cartha approvata da Giovanni Senza Terra in Inghilterra, e divenuta mito nella difesa delle libertà, per stressare il concetto del diritto delle donne alla salute rispetto ad un possible arbitrio di potere”, spiega Ricci.
La Magna Cartha Rosa è anche un pungolo per la sanità pubblica, perché sostenga con investimenti adeguati le strutture dedicate alla cura del big killer.
Anche di questo si parlerà in chiusura della Campagna Nastro Rosa in un incontro-dibattito in programma il 16 novembre (dalle 10) nella Sala convegni della Palazzina Direzionale dell’Ospedale “S.M. Goretti” anche con la testimonianza di alcune donne operate al seno.
Apri l’invito invito-alla-conferenza-stampa-campagna-nastro-rosa-2016
LA MAGNA CARTHA ROSA – di Fabio Ricci
CURARE IL CANCRO AL SENO, UN DIRITTO UNIVERSALE
Lodiamo la vita finché ci è propizia, e poi, il caos, le / malattie, le sofferenze e d’improvviso il palese nonsenso / dell’esistenza, dietro il quale bisogna cercare un altro senso” (Julia Hartwig)
Nell’attuale periodo di profonda crisi economica, quindi di una crescente, progressiva precarietà delle strutture “assistenziali”, il diritto alla salute si impone come una tra le necessità prioritarie ed assolute. Attanagliato dalla paura e da angosciose insicurezze, il cittadino ha assoluto bisogno di essere rassicurato sui fondamentali diritti umani. Quei diritti che tanti secoli or sono furono sanciti dalle gloriosa Magna Charta Libertatum, emanata dal Re d’Inghilterra Giovanni senza Terra nel 1215 e da allora, divenuta il mito – simbolo della difesa delle libertà, ovvero dei diritti dell’uomo, senza distinzioni di razze e di nazionalità.
Guardando ad essa, nel caso del tumore al seno, potremmo riferirci idealmente ad una ideale “ Magna Charta Rosa ”. Un richiamo, se si vuole un’affinità culturale le cui linee strategiche si prefiggono di individuare e dare un senso valoriale e sistematico alla collaborazione tra malati, operatori sanitari, istituzioni e società civile al fine di riaffermare con la stessa valenza di quella Charta: l’inviolabilità dei diritti individuali rispetto ad ogni arbitrio di potere. Di fatto, un moderno “ Contratto Sociale ” per il diritto alla salute delle donne.
Un diritto Naturale, Universale, Indivisibile, Inalienabile. Una sorta di Manifesto pro salute pubblica per ribadire le improrogabili urgenze o necessità di garantire da un lato, le migliori possibilità di cura, dall’altro di liberare, quanto meno di assicurare le donne circa la possibilità di superare l’oppressione o l’incubo della malattia al seno, affiancandole e sostenendole con spirito solidale, garantendo loro insieme ad una diffusa solidarietà, una non effimera qualità della vita. Efficienza sanitaria, dunque, e sostegno morale mediante una solida confederazione umanitaria. Come ha previsto il Leopardi ne “ La Ginestra ” che possiamo ritenere essere il manifesto della solidarietà per combattere la spesso dura e crudele natura. Alla stregua dell’ “ odorosa ed umile ginestra ”, che cresce sui dirupi o tra zolle rocciose e, se pur flagellata dal vento, si piega ma non viene abbattuta anche la donna, aggredita dal cancro, deve/può dare prova della stessa tenacia e resistenza non senza una sincera umiltà.
Insomma, deve accettare l’insulto e restituirlo al mittente!. Concludiamo con una riflessione sulle donne, un “ inno sacro ”. “ Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni. Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Fino a quando sei viva, sentiti viva. Non vivere di foto ingiallite. Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni. Quando non potrai correre, cammina veloce. Quando non potrai camminare veloce, cammina. Quando non potrai camminare usa il bastone. Però non trattenerti mai”!!! ( Madre Teresa di Calcutta).
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Un convincente Latina batte 2-0 il Forlì, Volpe: “Giusto premio alla serietà dei ragazzi”
(foto Alessio Privato)
LATINA – Una rassicurante vittoria per il Latina, che sabato pomeriggio allo stadio Francioni ha battuto per 2-0 il Forlì con i goal di Marenco (10’) e di Tomaselli (38′). Unanime il giudizio positivo sulla prestazione dei nerazzurri che hanno segnato nel primo tempo e poi difeso il risultato. Mister Volpe al termine della gara ha fatto i complimenti ai suoi, “volevamo la vittoria ce la siamo presa”, ma ha anche sottolineato che cosa è mancato.
“Sicuramente vincere dà fiducia, dà entusiasmo – ha commentato il tecnico nerazzurro – Faccio complimenti ai ragazzi perché hanno fatto una partita sotto il profilo della voglia, dell’atteggiamento, una partita giusta. La cosa che mi fa arrabbiare è che possiamo fare cose migliori con la palla e anche senza. Perché noi non dobbiamo mai accontentarci del risultato, ma bisogna sempre pretendere il massimo dal nostro valore. Ripartiamo da una vittoria che era importantissima, perché la volevamo, la cercavamo tutti. L’abbiamo fatto nel modo giusto. Oggi era importante vincere e l’abbiamo fatto in maniera convincente. Poi sicuramente queste partite vanno chiuse, perché abbiamo avuto tantissime occasioni per farlo e non l’abbiamo fatto. A volte un episodio o una palla messa su può compromettere un risultato, una prestazione che ci avrebbe tolto qualcosa. Sicuramente l’espulsione ci ha agevolato, ma nulla toglie a quello che poi hanno prodotto i ragazzi. E’ un premio soprattutto per la loro serietà, per la loro abnegazione durante la settimana”.
IL TABELLINO – Latina Calcio 1932 2 – 0 Forlì
Latina: Mastrantonio, Ercolano, Porro (77’ Calabrese), De Cristofaro, Baez (85′ Di Giovannantonio), Marenco, D’Angelo (60’ De Ciancio), Plescia (60’ Cioffi), Carillo, Lipani, Tomaselli (60’ Keita). A disp: Basti, Giora, Bruscagin, Castorri, Sylla, Riccardi, Sussi, De Marchi. Allenatore: Gennaro Volpe.
Forlì: Theiner, De Risio (66’ Rosetti), Petrelli (73’ Tordiglione), Coveri (45’ Gabellini), Macri, Farinelli, Mattioli (85′ Perini), Scaccabarozzi (73’ Perretta) Palomba, Onofri, Munaretti. A disp: Tagliaferri, Veliaj, Mandrelli, Valentini Fi, Gaiola, Valentini Fe, Attasi, Diop. Allenatore: Nicola Campedelli.
Arbitro: Mattia Maresca di Napoli.
Assistenti: Matteo Bertelli di Prato e Vito Mattia Losapio di Siena.
IV Uomo: Alessandro Silvestri di Roma 1.
Operatore FVS: Giuseppe Scarpati di Formia.
Marcatori: 10’ Marenco (L), 38’ Tomaselli (L)
Ammoniti: 53’ D’Angelo (L), 63’ De Risio (F), 76’ Carillo (L), 82’ De Ciancio (L)
Espulsi: 31’ Palomba (F)
Angoli: Latina 6 – 5 Forlì
Recuperi: 4’ pt / 5′ st
Note: spettatori totali 1219 di cui 768 abbonati e 9 ospiti
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ExtraInvictus 2026: calcio e resilienza in “Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato
“Chi vive d’amore” di Massimo Proietto e Antonio Barracato è un romanzo di formazione che mette al centro il percorso di un ragazzo e il difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il libro riceverà una delle otto menzioni ExtraInvictus della settima edizione del Premio Letterario Sportivo Invictus, riconoscimento dedicato alle opere capaci di raccontare lo sport attraverso storie che ne valorizzano anche la dimensione umana e sociale. La menzione sarà consegnata l’8 settembre alle 18.30, al Castello Caetani di Sermoneta, durante la serata ExtraInvictus.
Al centro della storia c’è Paolino, un giovane talento del calcio che sogna di trasformare la propria passione in una professione, ma che si trova improvvisamente costretto ad affrontare una tragedia destinata a cambiare radicalmente la sua vita. Il calcio diventa così molto più di una semplice ambientazione. È il terreno sul quale Paolino impara a misurarsi con la fatica, le responsabilità, le sconfitte e la necessità di continuare a credere nei propri obiettivi anche quando il percorso sembra interrompersi. Accanto a lui ci sono persone capaci di sostenerlo e accompagnarlo, dimostrando come la crescita di un ragazzo non sia mai soltanto un percorso individuale.
Il romanzo nasce dall’incontro tra due sguardi ed esperienze diverse, quelli degli autori, capaci di utilizzare lo sport per parlare di qualcosa di più universale: il modo in cui una persona costruisce se stessa quando la vita la costringe a crescere, e quanto siano importanti le persone che decidono di restarle accanto.
Su Radio Immagine, Antonio Barracato ci ha parlato della costruzione del personaggio di Paolino e del significato di raccontare, attraverso la storia di un giovane calciatore, la forza necessaria per continuare a inseguire i propri sogni:
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Il Comandante provinciale dei carabinieri di Latina, col. Angellillo, dirigerà il Centro Operativo della Dia di Roma. Il saluto
LATINA – Andrà a dirigere il Centro Operativo della Dia di Roma, spogliandosi temporaneamente dell’uniforme, il colonnello Christian Angelillo, fino a oggi Comandante provinciale dei carabinieri di Latina, in partenza per il nuovo prestigioso incarico. A tre anni dal suo arrivo nel capoluogo pontino, sono i giorni dei saluti, una lunga sequenza per l’alto militare che sul territorio provinciale di Latina ha costruito relazioni anche umane profonde. Questa mattina, l’incontro con i giornalisti che si è tenuto nella rinnovata sala stampa della caserma Cimarrusti di Piazza della Libertà dove ha parlato di un’esperienza umana e professionale totalizzante.
“l mio percorso qui a Latina si conclude con sentimenti di gratitudine, in primis verso i carabinieri del Comando Provinciale di Latina, a cui si devono tutti questi risultati sul piano preventivo e dell’azione di contrasto. Ho cercato in tutti i modi di rappresentare questo sforzo nel modo più etico possibile, con disciplina e onore, e soprattutto cercando di creare una stretta sinergia con tutte le istituzioni coinvolte nelle azioni di prevenzione e contrasto, mi riferisco in particolare alla Prefettura e alle procure ordinali e distrettuali. Quest’opera di unitarietà spero, credo, sia stata percepita e credo sia la premessa anche per politiche attive che valorizzino le tante meravigliose realtà, soprattutto nei corpi intermedi, che caratterizzano questo territorio”.
Con un pizzico di non celata commozione, Angelillo ha parlato di un territorio meraviglioso. “Quando lo definivo meraviglioso ovviamente si univano due fattori, quello dell’intensità del vissuto personale insieme alla mia famiglia, totalizzante, questo territorio che ci ha restituito tante amicizie, tanti legami che porteremo con noi, e dal punto di vista professionale è stata un’esperienza fantastica della quale non avevo la piena condizione. L’idea soltanto è che abbiamo dovuto affrontare minacce diverse, parliamo anche di forme di criminalità organizzate completamente diverse, soprattutto dal carattere transnazionale e soprattutto di mafie, di matrici italiane diverse, tra loro a volte anche in interazione, questo ha necessitato di uno sforzo, di diversificazione dell’azione di prevenzione e contrasto, mirata chirurgica per ogni singola minaccia.
È in questo che ho riconosciuto il grande valore dell’arma dei Carabinieri e dei componenti del Comando Provinciale, ma insieme a tutte le altre parti di specialità e forestali che hanno dato e danno ogni giorno un grande supporto e rappresentano veramente un presidio di sicurezza per i cittadini, così come le stazioni Carabinieri, che caratterizzano la nostra identità di forza di polizia sul territorio, di prossimità, sono loro il vero avamposto di umanità e delle istituzioni, sul territorio e sui territori. E in questo ho avuto sempre espressioni di riconoscimento e di valorizzazione dell’opera svolta dai Carabinieri e dei comandi stazioni verso la cittadinanza, verso le fragilità, le tante fragilità che oggi caratterizzano questa umanità che a volte è troppo tecnologica”.
Dal punto di vista investigativo, un’esperienza che porterà con sé a Roma nel suo nuovo incarico. “Credo che il mio trasferimento non vada lento in modo personalistico, il mio nuovo incarico con il Centro Operativo della Dia di Roma vada letto in una logica di sistema, a cui segue tra l’altro il mio trasferimento con il Comandante Nuovo Investigativo, a rivestire il delicatissimo incarico di Comandante Nuovo Investigativo di Roma. Io credo – ha concluso Angelillo – che in questo senso sia stato premiato un modello organizzativo in cui il confronto tra le persone e idee innovative, anche sul piano del contrasto al cybercrime e all’incidenza delle tecnologie e l’utilizzo delle tecnologie da parte della camera organizzata abbiano rappresentato una componente importante”.
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