Lunanotizie.it

SANITA'

Lo scienziato di Latina Ennio Tasciotti ospite di HealthAbility spiega la longevità

Pubblicato

LATINA – Nutrizione, attività fisica, salute cognitiva e benessere emotivo, sono i tre pilastri della longevità. Ne parla oggi  lo scienziato di Latina Ennio Tasciotti, Ordinario di Tecnologie Avanzate per Benessere e Invecchiamento all’Università San Raffaele di Roma e Direttore dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma, ospite di HealthAbility a BolognaFiere.

L’appuntamento sabato 12 aprile dalle 11:10 alle 11:40 quando Tasciotti incontrerà i cittadini in Spazio Benessere 1 (pad. 31) per condividere “Nuovi trend e azioni quotidiane per combattere l’invecchiamento”. Sarà un’occasione per confrontarsi su quali siano le strategie più efficaci per garantire una longevità in salute, sulle innovazioni che stanno rivoluzionando il concetto di prevenzione, sui nuovi approcci della nutraceutica di precisione e sulle tecnologie emergenti che permetteranno di monitorare in tempo reale la salute dei pazienti. Secondo il Prof. Tasciotti, «se non corriamo ai ripari, potremmo essere la prima generazione che vivrà meno a lungo dei propri genitori». Da qui l’urgenza di «prendere in mano la propria salute e acquisire la consapevolezza di tutti gli elementi che vanno a impattare il benessere».

HealthAbilty lo ha intervistato. Ecco che cosa ha detto.

 Quando una vita si può definire longeva?

«Essere longevi già porta in sé un valore positivo, perché significa che si vive di più della media di riferimento in termini di quantità di anni. Ma la quantità non basta, soprattutto se viene a mancare la qualità di vita. Non basta vivere più a lungo, bisogna vivere meglio e per farlo bisogna imparare a proteggere la nostra salute a 360°, corpo e mente. Sui social o comunque nel dibattito pubblico, spesso il concetto di invecchiare bene è ridotto all’aspetto estetico, “la scoperta della pillolina anti-rughe”. Ci dobbiamo invece preoccupare dello stato di salute del cervello e impegnarci per continuare a farlo funzionare bene. Per questo la ricerca del mio laboratorio è incentrata sul cervello e sulle malattie neurodegenerative perché un corpo in salute senza un cervello lucido non è longevo. ».

In che modo si può migliorare la salute del cervello?

«Per la salute cognitiva, bisogna cominciare a trattare il cervello come qualunque altro organo e tessuto del corpo. Facciamo bene ad andare palestra per allenare i muscoli, ma non dobbiamo dimenticarci di allenare il cervello, che va stimolato ed esercitato proprio come un muscolo. Per farlo ci si può dedicare a un nuovo hobby, imparare una nuova lingua o a suonare uno strumento musicale, ma anche più semplicemente, migliorando i rapporti interpersonali e la vita di relazione. Cito quest’ultima in particolare, facendo riferimento a un’importante scoperta emersa da uno studio epidemiologico dell’Università di Harvard durato ben 80 anni. I ricercatori hanno mappato quanto la depressione e la solitudine o la gioia e l’integrazione sociale avessero correlazione con l’invecchiamento e la qualità di vita. I dati sono chiarissimi: nessuno di coloro che raggiungeva un’età avanzata viveva in solitudine o era triste, suggerendo quindi che gioia e attività sociali avessero un’azione protettiva, mentre solitudine e depressione un impatto negativo quanto fumare un pacchetto di sigarette al giorno. Il cervello insomma ha un ruolo determinante nell’invecchiamento».

Qual è oggi la frontiera della ricerca in questo ambito?

«Cercare di tenere sotto controllo tutti i processi infiammatori e ossidativi che sono legati all’invecchiamento di qualunque tessuto e organismo. E’ inutile riparare qualcosa che abbiamo rotto, se possiamo evitare che si rompa! L’obiettivo è prevenire i danni biologici alla fonte, anziché intervenire dopo che si sono manifestati. Per farlo bisogna tenere sotto controllo, i, sia l’infiammazione che lo stress ossidativo. Mangiare male, avere abitudini di vita sedentaria, per esempio, aumentano l’infiammazione e lo stress ossidativo sul corpo, due fattori che nel tempo ci portano a malattia e disabilità. Grazie ai nuovi approcci della medicina della longevità possiamo monitorare e modulare queste risposte in modo più efficace. Oggi, in laboratorio, stiamo sviluppando nanoparticelle intelligenti capaci di rilasciare molecole con azione antinfiammatoria mirata e di modulare la risposta immunitaria in modo preciso ed efficace, aprendo nuove prospettive per la prevenzione e il trattamento delle patologie dell’invecchiamento».

 

Perché in media la vita delle donne è più lunga rispetto a quella degli uomini?

«Secondo le teorie evoluzionistiche le donne “servono” più degli uomini per garantire la sopravvivenza della prole, motivo per cui devono restare in buona salute più a lungo dei maschi. La medicina invece suggerisce che la durata della vita media della donna (85,2 anni contro gli 81,1 degli uomini), si debba in parte agli estrogeni che proteggono da molte malattie, e dal miglior funzionamento del sistema immunitario femminile che protegge meglio di quello degli uomini, permettendo quindi alle donne di affrontare meglio le sfide a cui il corpo è esposto. Negli ultimi anni sta emergendo una nuova ipotesi che propone che alcuni valori più spiccati nel femminile come la gentilezza, l’empatia, la capacità di prendersi cura possano essere protettive. Le emozioni nel corpo sono tradotte in messaggeri chimici, hanno un impatto fisiologico. Così, questi sentimenti che sono più legati all’ossitocina, agli ormoni del benessere, hanno un’attività protettiva più spiccata nelle donne».

 

Arriveremo a vivere sempre più a lungo? La longevità è un trend in costante aumento da molti anni, ci sono segnali che fanno temere per un’inversione di tendenza?

«Molti ritengono che grazie alle nuove conoscenze mediche e ai progressi tecnologici degli ultimi anni, arriveremo a vivere fino a 100 anni e oltre. Io invece, ho il timore che la nostra generazione possa essere la prima che vivrà meno dei propri genitori. Ci potrebbe essere un’inversione di questo trend di allungamento che registriamo dall’inizio della storia umana.

Stiamo assistendo a un’anticipazione delle malattie croniche rispetto alle generazioni precedenti. Obesità, diabete, tumori, malattie cardiovascolari e neurodegenerative, che iniziavano prima attorno ai 60-70 anni, insorgono sempre prima, anche in età giovanile. L’esposizione a sostanze inquinanti, la sedentarietà, lo stress cronico e un’alimentazione ultra processata hanno modificato il nostro metabolismo e alterato il microbiota intestinale, influenzando negativamente il nostro stato di salute. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che fattori ambientali e stili di vita errati stiano addirittura accelerando i processi di invecchiamento a livello epigenetico, trasmettendo un’eredità biologica più fragile alle nuove generazioni.

Quali sono le cause di questo peggioramento?

Siamo esposti a un contesto ambientale molto peggiore rispetto a quello dei nostri genitori e dei nostri nonni; questo comporta una perdita di qualità di vita ed è quindi fondamentale correre ai ripari proprio per la nostra generazione». Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità pone la qualità dell’aria come prima causa di morte al mondo. Aggiungiamo che oltre ad aver inquinato l’aria, abbiamo inquinato un’altra risorsa fondamentale per la vita: l’acqua. E quella che beviamo oggi non è più pura come un tempo, perchè ormai è inevitabile la contaminazione da metalli pesanti, arsenico, nano e microplastiche, residui di pesticidi e altri contaminanti chimici. Gli effetti dell’esposizione cronica a queste sostanze sono praticamente sconosciuti, ma alcuni studi indicano un possibile legame con disturbi endocrini, alterazioni del sistema immunitario, infiammazione e persino un’accelerazione dei processi di invecchiamento cellulare.

Alcuni consigli concreti?

«L’ambito domestico è quello nel quale ci “avveleniamo” di più senza rendercene conto. La qualità dell’aria dentro casa è mediamente peggiore rispetto a quella fuori, e abbiamo parlato della scarsa qualità dell’acqua. Iniziamo a preoccuparci quindi dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo a casa. Un primo suggerimento è quello di filtrare sia l’aria e sia l’acqua e oggi ci sono tecnologie che permettono di abbattere i rischi di contaminazione di entrambe. Un altro suggerimento riguarda l’alimentazione: basta mangiare cibi processati. Bisognerebbe ritornare a mangiare cibi cucinati quanto più possibile a partire da materie prime di qualità, e puntando sulla varietà (cereali integrali, legumi, verdure di stagione). Mangiare le stesse cose è un incubo per la salute gastrointestinale».

 

 

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

SANITA'

Ottava edizione dei Pediatric Simulation Games, prof. Lubrano: «Molto soddisfatti di questa ottava edizione»

Pubblicato

LATINA – «Siamo molto soddisfatti dell’andamento dei giochi per diversi motivi: in primis, per l’ordine di come si stanno alternando le squadre nelle cinque sale di rianimazione; poi per come stanno provvedendo ai corsi di addestramento al monitoraggio ecodinamico non invasivo e di emografia; ma, soprattutto, per il livello tecnico dei team e, inoltre, per la particolare complessità degli scenari che vengono proposti». Si chiude con le parole del Prof. Riccardo Lubrano, Professore Associato di Pediatria presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Primario dell’Unità Operativa Complessa (UOC) di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, la terza giornata dei Pediatric Simulation Games, la più importante competizione internazionale per la gestione delle emergenze pediatriche.

«Siamo molto soddisfatti anche di tutti i tutor, che stanno svolgendo riunioni continue per il perfezionamento dei casi clinici, l’individuazione degli obiettivi didattici e, infine, l’incremento della complessità» assicura l’ideatore dei giochi, che in questa ottava edizione ospitano oltre 40 squadre provenienti dagli Atenei di tutta Italia e dalle Università di Francia, Portogallo, Spagna e Ungheria. Proprio come 24 ore fa, anche oggi gli specializzandi sono stati impegnati nella fase di gara, fronteggiandosi nelle oltre trenta emergenze su cui operare e “sfidarsi”. Tra esse l’arresto cardiaco, l’insufficienza respiratoria, la polmonite, l’ostruzione delle alte vie aeree, lo shock settico, il trauma cranico e, infine, le malattie rare in pronto soccorso.

Dopo il debriefieng, ciascuna squadra ha affrontato diversi scenari, concludendo il terzo round all’ora di pranzo mentre il quarto alle 18. Se alcune di loro hanno sottolineato “l’importanza di avere i coach al proprio fianco”, come quelli dell’università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, altri hanno ribadito “il divertimento e, al contempo, la formazione acquisite”, come gli specializzandi di Salerno. Rispetto alla gara vera e propria, invece, i più scaramantici sono stati quelli dell’Università degli studi di Milano La Statale – Policlinico – Clinica De Marchi, i quali non hanno voluto parlare di vittoria, mentre quelli di Genova non hanno nascosto di puntare almeno alla semifinale.

Si riparte questa mattina (sabato 5 settembre), sempre alle ore 9, con il quinto round delle simulazioni di emergenza pediatrica, prima delle tanto attese semifinali e finali nel pomeriggio: vale a dire quelle che permetteranno di decretare la squadra vincitrice, che erediterà lo scettro attualmente detenuto dall’Università degli Studi di Trieste.

Leggi l’articolo completo

SANITA'

Aprono quattro nuove case di comunità a Sperlonga, Terracina, Circeo e Sabaudia

Pubblicato

LATINA – Quattro nuove case di Comunità in provincia di Latina saranno inaugurate ufficialmente Lunedì 7 settembre dal Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, con la Direttrice Generale della Asl di Latina, Sabrina Cenciarelli, Sono quelle di Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo e Sabaudia.

Il fitto tour prenderà il via alle 11 dal civico 60 di Via Roma a Sperlonga per proseguire alle 11.50 con l’inaugurazione della Casa della Comunità di Terracina nell’immobile di Via San Francesco Nuovo. Taglio del nastro  a San Felice Circeo in Via Raffaele Risaliti, 186 alle 12.40, per chiudere con la Casa della Comunità di Sabaudia in via Via Conte Verde.

Leggi l’articolo completo

SANITA'

La Asl di Latina lancia il volontariato nelle Case di Comunità. Primo incontro formativo a Gaeta

Pubblicato

LATINA – Nel Programma Strategico della Asl di Latina c’è l’integrazione del volontariato nelle Case di Comunità dove il volontariato non è inteso come accessorio o sostitutivo dell’azione professionale, ma come presenza utile all’integrazione sociosanitaria, per la mediazione relazionale, l’orientamento ai servizi, il supporto alla comunità e il rafforzamento del capitale sociale territoriale. “La mission è promuovere un nuovo e ancora più efficace modello di cura e assistenza nei territori, promuovendo il ruolo del volontariato e del Terzo Settore nel supporto alle attività territoriali, favorendo l’integrazione con i servizi sanitari e sociosanitari e contribuendo allo sviluppo di una rete di prossimità sempre più rispondente ai bisogni della Comunità”, spiegano dall’azienda.

Firmato dalla Direttrice Generale della Asl Latina, Dott.ssa Sabrina Cenciarelli, e dalla Dott.ssa Assunta Lombardi, Direttrice del Dipartimento di Staff, il programma è stato sviluppato in aderenza agli indirizzi regionali emersi dagli “Stati Generali della Salute” promossi dalla Regione Lazio e in coerenza con la riforma dell’assistenza territoriale del DM 77/2022 e del Codice del Terzo Settore: Le progettualità  – spiegano le ideatrici in una nota – assumono come cornice di riferimento il modello delle Case di Comunità quale infrastruttura organizzativa della sanità territoriale, in coerenza con la logica della prossimità, della presa in carico integrata, della multiprofessionalità e della partecipazione civica.

“Con l’avvio di questo mirato Programma Strategico facciamo un ulteriore passo concreto e fondamentale verso la costruzione di una sanità territoriale sempre più moderna, accessibile e vicina alle persone”, ha sottolineato la Direttrice Generale della Asl Latina, Dott.ssa Sabrina Cenciarelli. “Le Case di Comunità non sono soltanto strutture fisiche, ma veri e propri spazi di integrazione e comunità. In questa visione, il volontariato ed il Terzo Settore rappresentano una risorsa insostituibile: sono l’infrastruttura relazionale in grado di contribuire ad umanizzare le cure, intercettare le fragilità e guidare i cittadini all’interno della rete dei servizi”.

A GAETA – Il primo atto del Programma Strategico è l’avvio del percorso formativo, intitolato “Fondamenti del volontariato nelle Case di Comunità”, il 4 settembre alle ore 16:30 a Gaeta, nell’ex ospedale Di Liegro, in via Salita Cappuccini. Le richieste di iscrizione devono essere inviate tramite e-mail all’indirizzo formazione@ausl.latina.it indicando il nominativo del partecipante e l’associazione di appartenenza.

Leggi l’articolo completo

Più Letti