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Epatite “A”, al Goretti dimesso un paziente, stabili gli altri. L’analisi del primario di Malattie Infettive, Cosmo Del Borgo
LATINA – L’attenzione è alta dopo l’emersione di 24 casi di epatite “A” in provincia di Latina. Il lavoro della Asl prosegue su più fronti: diagnosi e monitoraggio dei pazienti che hanno contratto il virus epatico, il tracciamento, le verifiche nei ristoranti, l’informazione con indicazioni diffuse anche alle scuole.
La buona notizia è che i pazienti con sintomi più severi non destano particolari preoccupazioni al momento, e che dei sei ricoverati, uno è stato dimesso proprio in queste ore.
Per fare il punto della situazione e spiegare quali comportamenti è opportuno avere o evitare, abbiamo sentito il professor Cosmo del Borgo, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive del Goretti, la struttura di riferimento sul territorio della Asl di Latina.
Professore, qual è la situazione ad oggi?
La situazione oggi è di estrema tranquillità, con stabilità del numero dei casi. I pazienti sono tutti in buone condizioni, in fase di miglioramento e contiamo presto di dimetterli. Al Goretti in questo momento abbiamo cinque casi, e speriamo che il numero si riduca ogni giorno. Però dobbiamo aspettare le prossime settimane per vedere come va l’andamento di questo eccesso di casi che abbiamo riscontrato e che ha fatto sì che comunque l’Asl si sia attivata prontamente per poter inquadrare il fenomeno e tenerlo sotto controllo nelle prossime settimane.
Quali sono i consigli che possiamo dare e quali le preoccupazioni da avere eventualmente?
Innanzitutto nessuna preoccupazione, perché i consigli in realtà vanno bene per tutto l’anno e per sempre. Quello comunque di evitare il consumo di cibi non cotti, in particolare, per quanto riguarda l’epatite A, il rischio è aumentato soprattutto per i molluschi in quanto le loro caratteristiche biologiche tendono a concentrare, a filtrare le acque e quindi a poter aggregare in maniera più efficace particelle virali se vengono contaminate, ma è un buon consiglio non consumare cibi non cotti, in quanto i virus sono termolabili quindi con pochi secondi, un minuto in ebollizione il virus viene inattivato. Il consiglio principale è questo, poi un altro consiglio che vale sempre tutto l’anno per qualsiasi virus o batterio è quello del lavaggio accurato delle mani, soprattutto quando si manipolano gli alimenti anche nelle proprie abitazioni.
Quali sintomi possono essere considerati un campanello d’allarme?
La cosa più importante è ricordarsi che questo virus ha un’incubazione molto lunga, il periodo di incubazione così detto va dai 15 ai 50 giorni, e quindi ha tempi lunghi di sviluppo della malattia, questa è la prima cosa da sapere. Poi, i sintomi più tradizionalmente associati a uno scompenso epatico sono la comparsa di ittero, le congiuntive possono diventare di colore giallo, questa pigmentazione è abbastanza facilmente riconoscibile, le feci diventano molto chiare, possiamo avere le urine un pochino più scure, questo associato a un malessere generale, una persona sente quasi di avere l’influenza, di avere dolori articolari, chiaramente se abbiamo questo tipo di corteo sintomatologico è giusto rivolgersi al medico che farà una diagnosi differenziale delle forme di epatite perché non esiste soltanto il virus A. I segni sono comunque facilmente riconoscibili e devo dire che i nostri pazienti li hanno riconosciuti anche prontamente e quindi si sono rivolti subito al medico o al pronto soccorso.
C’è possibilità che i familiari dei pazienti ricoverati vengano contagiati e quindi che emergano nuovi casi?
Questo teoricamente è possibile nel senso che essendo un virus che viene trasmesso per contatto stretto, è chiaro che sono descritte nelle varie casistiche la possibilità di epidemie all’interno di focolai, quindi all’interno di una famiglia, proprio perché i contatti sono molto serrati, e ripeto un lavaggio non accurato delle mani potrebbe trasmetterlo, però fortunatamente non abbiamo molti casi secondari e questo ci conforta. Anche i contatti molto stretti di natura sessuale chiaramente possono dare adito a un’infezione, però questi rappresentano chiaramente dei casi secondari rispetto invece a un contatto diretto con materiale che è contaminato da particelle virali.
Che strascichi si potrebbero avere una volta guariti dall’epatite A?
L’epatite A può dare forme acute che possono determinare dei sintomi anche importanti, però rispetto agli altri virus epatici cosiddetti maggiori, cioè il virus dell’epatite B e dell’epatite C, non dà cronicizzazione, quindi il virus viene poi eliminato, si stabilisce un’immunità anche permanente con la formazione di anticorpi che proteggono da una reinfezione e da questo punto di vista quindi non esercita preoccupazioni di ulteriori controlli nel futuro.
Esiste un vaccino?
Esiste un vaccino che è ampiamente praticato, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove questa malattia è molto diffusa in quanto le reti idriche sono anche minacciate da contaminazione, cosa che fortunatamente nei nostri paesi occidentali non si verifica, quindi è impossibile poter acquisire l’epatite A dalla rete idrica che viene sorvegliata e disinfettata in maniera regolare. Il vaccino può essere utile comunque o in casi di contatti molto stretti, perché se viene effettuato all’interno di un range temporale di 15 giorni dal contatto può impedire la manifestazione della malattia, questo può essere consigliato soprattutto quando il contatto si individua in maniera precoce, quindi si può somministrare entro 15 giorni dal contatto, oppure anche è buona norma, soprattutto se uno intraprende un viaggio in paesi in cui il numero di casi rimane costantemente elevato, questo può accadere soprattutto in mete che sono lontane come appunto i paesi in via di sviluppo, allora può essere consigliato farlo anche prima di un viaggio.
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Sezze legge “Il nome della Rosa”, Loffarelli: “Saremo 108 di tutte le età. La Fondazione Umberto Eco ci ha ringraziato”
SEZZE – Sezze torna protagonista della scena culturale con un’iniziativa dedicata al decennale della scomparsa di Umberto Eco: la lettura integrale del best seller “Il Nome della Rosa”. Domani, sabato 22 agosto, al Museo Archeologico di Sezze a partire dalle 17,30 circa e fino a domenica 23 agosto alle 19,30 circa, 108 persone di ogni età leggeranno le pagine del giallo storico, scritto da Eco nel 1980, ambientato in un monastero benedettino del Nord Italia nel novembre dell’anno 1327.
L’iniziativa è dell’Associazione Culturale le Colonne fondata e animata da Giancarlo Loffarelli che ci ha raccontato come è nata l’idea.
“Ricordo quando poco prima di lasciarci Eco fece una dichiarazione, lui disse che per capire se una persona, uno scrittore, un artista, un intellettuale ha lasciato qualcosa, bisogna aspettare almeno dieci anni dalla sua morte. Per cui io gradirei – disse – che per 10 anni non si stia troppo a parlare di me. Quest’anno sono appunto 10 anni dalla sua scomparsa, e un po’ in tutta Italia a dire il vero, sono nate una serie di iniziative. Noi, come Associazione Le Colonne avevamo un’esperienza al riguardo, nel 2010 abbiamo organizzato qui a Sezze, lungo le strade, le piazze, i vicoli del paese, la lettura integrale della Divina Commedia di Dante, nel 2012 abbiamo apposto anche qui, lungo i muri della città, delle targhe, ognuna contenente un articolo della nostra Costituzione. Nella ricorrenza di questi dieci anni abbiamo avuto questa idea, cioè quella di poter ricordare Eco con la lettura integrale del nome della Rosa“, spiega Loffarelli.
Una maratona alla quale parteciperanno persone di ogni età e mestiere.
“In tutte le nostre iniziative – prosegue Loffarelli – la volontà è quella di un grosso coinvolgimento popolare, per cui qui abbiamo i più piccoli, sono in due, che hanno 8 anni, mentre la persona più anziana ne ha 85 e poi c’è anche qualcuno che magari fa teatro, e ha a che fare con la lettura, con l’interpretazione, ma molte persone si sono semplicemente offerte. E’ stata un’adesione spontanea. Noi abbiamo diffuso sui social, sul sito web della nostra associazione, l’invito, e chi voleva poteva offrirsi come lettore, puntavamo a 100, giusto per fare cifra tonda, siamo arrivati a 108“.
Ognuno di loro leggerà un brano, passando il testimone al successivo partecipante, anche nel cuore della notte.
“Certo, su questo eravamo un po’ scettici all’inizio, poi considerato che è un sabato e considerato che soprattutto il sabato i giovani sono abituati a uscire dopo cena, abbiamo avuto grosse adesioni da parte loro. A ognuno abbiamo fatto scegliere un orario in cui preferivano leggere, per quanto la cosa potesse essere poi inquadrabile nello schema generale, e in quella fascia notturna abbiamo diversi giovani che si sono offerti per cui speriamo che altri giovani siano fra il pubblico ad ascoltare“.
Che cosa vi augurate che possa venire fuori da questa iniziativa?
“Intanto abbiamo avuto già un piccolo riscontro, l’altro ieri, martedì 18 agosto, abbiamo fatto un incontro per prepararci, sempre lì al museo archeologico, una mia conferenza su “L’allegro nominalismo nichilistico di Umberto Eco”. Era un modo per dire che “Il nome della rosa” è stato tante cose: un romanzo che qualcuno pensa semplicemente poliziesco, medievale, storico ma che ha tanti svolti anche filosofici. Anche lì abbiamo avuto una grossa adesione, diverse persone che sono intervenute e hanno sottolineato il valore culturale per la nostra città di questa iniziativa, abbiamo anche avuto un bel riconoscimento, ci è arrivata una mail di Stefano Eco, il figlio di Umberto Eco che è il presidente della Fondazione, che ci ha fatto i complimenti per questa iniziativa. Ci auguriamo semplicemente che ci sia la più ampia partecipazione e ci basta sapere che alcune persone abbiano avuto lo stimolo per rileggere tutto in parte questo romanzo e magari incuriosirsi ad altre cose di Eco, già questo per noi è un grandissimo risultato“.
ATTUALITA'
Sabaudia, malore al concerto, Sal Da Vinci si ferma per consentire i soccorsi. Pubblico in estasi, lui: “Sorpreso da tanta bellezza”
SABAUDIA – Piccolo fuori programma al concerto di Sal Da Vinci all’Arena del Mare di Sabaudia. Un uomo si è sentito male e il cantante, appena se n’è accorto, si è fermato per consentire i soccorsi da parte degli operatori della Croce Rossa che presidiano l’area durante le affollate serate estive. Tutto è rientrato poco dopo, lo spettatore si è ripreso, e lo spettacolo è proseguito.
Grande il feeling con il pubblico, al quale il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo ha raccontato anche storie della sua vita, come l’amicizia con Renato Zero, nata durante la scrittura di un disco e diventata punto fermo nella vita.
“Sorpreso da tanta bellezza”, ha detto poi Sal Da Vinci ringraziando chi ha deciso di assistere al concerto.
Sul palco, con il nuovo album Per sempre sì, Sal Da Vinci continua a essere al centro della scena musicale italiana con un progetto che unisce emozione, melodia e contemporaneità. A guidare l’estate è Poesia, il singolo estratto dall’album, una bachata dalle sonorità avvolgenti e raffinate.
Uno spettacolo emozionante a Sabaudia che ha ripercorso i momenti più amati della carriera dell’artista insieme ai brani più recenti, in un racconto musicale applaudito dal pubblico che lo ha trovato intenso e coinvolgente.
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Ferragosto a Sabaudia, musica e spettacolo in piazza: Marco Ligabue conquista il pubblico
Una piazza gremita, la musica, la voglia di stare insieme e un grande spettacolo finale. Il Ferragosto a Sabaudia si conferma un appuntamento capace di richiamare cittadini, visitatori e turisti nel cuore della città, trasformando Piazza del Comune in un grande luogo di incontro e partecipazione.
A dare ritmo alla serata è stato Marco Ligabue, cantautore e chitarrista italiano, fratello minore di Luciano Ligabue.Nato a Correggio nel 1970, Marco Ligabue ha iniziato il proprio percorso musicale anche come chitarrista e autore dei Rio, prima di intraprendere dal 2012 la carriera da solista. Nel corso degli anni ha pubblicato diversi album e numerosi singoli, costruendo una solida esperienza dal vivo e portando la propria musica nelle piazze italiane durante i tour estivi.
Sul palco di Sabaudia, Ligabue è stato accompagnato da una band composta da Johnny alla chitarra, Jack al basso e Leo alla batteria, musicisti che hanno contribuito a dare al concerto un’impronta decisamente rock.
Il concerto ha proposto un repertorio capace di attraversare diverse generazioni della musica italiana. Brani di Fabrizio De André, Gianluca Grignani e Rino Gaetano si sono alternati ai successi di Luciano Ligabue e ad alcuni brani dello stesso Marco Ligabue.
Ancora una volta Sabaudia ha risposto con una partecipazione, il pubblico ha cantato, applaudito e accompagnato la band per tutta la serata, in un’atmosfera di festa che ha coinvolto l’intera piazza.
Tra un brano e l’altro, Marco Ligabue ha anche affrontato temi sociali importanti. Nel corso della serata ha parlato di femminicidio e violenza contro le donne, spiegando la scelta di affrontare questo argomento durante ogni suo concerto.
Un momento particolarmente significativo è stato quello dedicato alla Lingua dei Segni Italiana (LIS). Ligabue ha coinvolto direttamente il pubblico, insegnando i segni del ritornello di una delle sue canzoni, molto apprezzata anche dalla comunità sorda.
A conclusione dei festeggiamenti, la musica ha lasciato spazio alle luci del cielo. Lo spettacolo piromusicale a basso impatto acustico ha chiuso la serata accompagnando le immagini dei fuochi con la musica e regalando al pubblico un finale particolarmente suggestivo.



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