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Dopo il via libera della Regione, Cori dice “no” alle nuove cave sul territorio

Il PCdI di Cori: "Tre cave in un fazzoletto di terra è l’ennesimo schiaffo al paesaggio laziale"

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attuale cava a cori poco distante da colle medicoCORI – Un secco no alle nuove cave sul territorio comunale di Cori e Giulianello arriva anche dalla sezione ‘Enrico Berliguer’ del Partito Comunista d’Italia, rappresentato nell’amministrazione comunale lepina dall’assessore Fausto Nuglio. Il direttivo del PCdI si è riunito giovedì sera alla luce del recente via libera della Regione Lazio all’apertura di altre due cave di calcare, una nel Comune di Cori, in località Monte Maiurro, a due passi da quella già attiva, l’altra nel Comune di Rocca Massima, a Colle Medico/Monte Pastore, vicina al centro urbano di Giulianello.

Si chiede al Presidente Zingaretti una marcia indietro sull’autorizzazione a scavare a Cori. “Questi sfregi al territorio sono inutili e ingiustificati – fanno sapere dalla segreteria del PCdI di Cori – Tre cave in un fazzoletto di terra è l’ennesimo schiaffo al paesaggio laziale, la regione più scavata d’Italia, con quasi 700 cave, tra attive e dismesse. Una situazione ancor più grave se si pensa alla tassazione irrisoria rispetto al guadagno ottenuto, e anche in questo caso il Lazio detiene il primato negativo: se nelle altre regioni i cavatori pagano alla collettività in media solo il 3,5% del prezzo di vendita degli inerti, nella nostra regione ne pagano il 2,4%, che in un giro di affari annuo di quasi 190 milioni di euro, rappresenta un rientro di appena 4,5 milioni, vale a dire un rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende di 1 a 42.”

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