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CRONACA

Nardi: “Elisabeth e Thomek non danno notizie da 10 giorni”

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vettaLATINA – “Ieri con Roberto (Delle Monache) abbiamo trovato una strada per superare l’enorme ghiacciaio che ci separa dallo sperone Mummery. Due giorni in quota per montare campo 2, fare un pò di acclimatazione e vincere il ghiacciaio. Avevamo intenzione di restare altri giorni per andare a vedere da vicino lo sperone e magari fissare una tenda alla sua base. Tuttavia abbiamo deciso di scendere. La nostra decisione è stata dettata oltre che dalla soddisfazione del lavoro fatto sul ghiacciaio, che quest’anno è veramente difficile da attraversare, ma anche e sopratutto per la preoccupazione per i nostri due compagni di spedizione Elisabeth e Tomek che mancano dal campo base da dieci giorni e con cui non abbiamo nessuna comunicazione diretta”.

Dopo aver preso le distanze dalla scelta non certo prudente dei due colleghi che hanno rifiutato le radio messe a disposizione da Ali e dalla “Spedizione” isolandosi di fatto dal Campo Base che a questo punto non è più in grado di seguire i loro spostamenti, Nardi si dice preoccupato: “Abbiamo provato ad inviare messaggi per capire come stavano e dove si trovavano ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta. Anche se è evidente che hanno scelto un altra strada, qui al campo base la sensazione di responsabilità nei loro confronti è altissima. Tutti mi chiedono ed io, mio malgrado, non so che rispondere – dice ancora Nardi –  Per questo motivo abbiamo deciso di restare al campo base in attesa di notizie certe sul fatto che stiano salendo o realmente scendendo dalla montagna al fine di poter essere d’aiuto qualora ce ne fosse bisogno. Purtroppo più di questo non posso fare. Non è bello essere qui in attesa senza notizie. Anche io sono un alpinista e posso capire il richiamo di una vetta cosi importante. Comprendo anche che a volte comunicare da li su è molto difficile. I mezzi tecnologici a causa del freddo e della distanza non funzionano bene o le batterie velocemente si scaricano, molto più velocemente del normale. Anche per questo non ce la sentiamo di lasciare scoperto il campo base. Aspettiamo speranzosi di vederli apparire con la Vetta in tasca sani e salvi e poter continuare con il nostro progetto”.

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CRONACA

San Felice Circeo, sequestrati 124 grammi di cocaina: arrestato un commerciante

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Un commerciante italiano di 55 anni, residente a San Felice Circeo, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nel corso dell’operazione, i militari hanno sequestrato complessivamente 124 grammi di cocaina. L’intervento è stato eseguito dai Finanzieri della Compagnia di Terracina nell’ambito dell’intensificazione dei controlli contro i traffici illeciti disposta dal Comando provinciale di Latina. Durante la perquisizione personale, le Fiamme Gialle hanno trovato 21 dosi di cocaina confezionate singolarmente, del peso di circa un grammo ciascuna. Le verifiche sono state successivamente estese all’abitazione dell’uomo, dove, all’interno di un magazzino adibito a falegnameria, è stata rinvenuta altra sostanza stupefacente. Nel locale sono state sequestrate anche due bilance di precisione, cellophane e nastro in teflon, materiali ritenuti funzionali al confezionamento delle singole dosi destinate allo spaccio.

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CRONACA

Autotrasportatori, le proteste arrivano a Latina, Massafra (Cgil): “Lavoratori, studenti, pensionati, stessa rabbia, stessa radice”

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LATINA – Tir fermi sulla Variante Appia tra il Garigliano e Formia, code ai caselli di Frosinone e Ferentino, scaffali vuoti nei supermercati del Sud Pontino e del Cassinate. “Queste sono solo le espressioni più dirompenti, esauste, della protesta degli autotrasportatori che ha attraversato in questi giorni anche le province di Frosinone e Latina. La punta di un iceberg che nasconde lo stato di salute del lavoro e dell’economia di questo paese già da tempo appesantita da logiche asfissianti”. Lo scrive in una nota Giuseppe Massafra, segretario provinciale della Cgil Frosinone Latina.

“Il costo del gasolio  – prosegue Massafra – ha reso insostenibile, ora più che mai, per gli autotrasportatori fare il proprio mestiere. Ogni viaggio costa di più, i margini si assottigliano fino a scomparire, e il conto — come sempre — lo paga chi lavora e non chi specula. Per questo ridurre la protesta a una vertenza di categoria, a una richiesta corporativa da gestire e archiviare, sarebbe un errore politico oltre che un’ingiustizia. Ciò che sta accadendo sulle strade della Ciociaria e del Pontino, così come in tutto il Mezzogiorno, è la stessa cosa che accade ogni mese a milioni di lavoratori dipendenti con buste paga che non bastano più, ai pensionati che scelgono cosa possono permettersi di mangiare, ai giovani incastrati in contratti a termine che non consentono di progettare nulla. Perché se ad animare questa rabbia ci sono ragioni diverse, hanno tutte una radice comune: un sistema economico in cui i costi delle crisi vengono sistematicamente scaricati su chi lavora, mentre rendite, extraprofitti e speculazione prosperano indisturbati.

Di fronte a tutto questo, il Governo Meloni mostra una sordità che ha dell’incredibile e che non è più tollerabile. Nessuna misura strutturale sul costo dei carburanti, nessun intervento serio sui salari, nessuna risposta alla crescita della povertà che avanza. Mentre l’Italia protesta — dagli operai dell’ex Ilva agli studenti accampati davanti a Montecitorio, dagli agricoltori agli autotrasportatori — palazzo Chigi guarda altrove, come se le difficoltà di milioni di persone fossero un rumore di fondo da attendere che si spenga.

È importante tenere occhi e orecchie aperti, unire le voci. Questo senso di ingiustizia, che ora è esploso con una forza mirata al sovvertimento, già sobbolliva nelle file di un popolo esausto. La rabbia che sale dal territorio è legittima e va rispettata, ma la rabbia isolata rischia di esaurirsi o, peggio, di trasformarsi in conflitto tra categorie che subiscono le stesse scelte di chi sta in alto. Il nostro compito è tenerla insieme, darle obiettivi riconoscibili, trasformarla in forza collettiva capace di incidere per difendere salari e pensioni, contrastare le rendite e la speculazione, impedire che ogni nuovo rincaro si traduca in ulteriore sfruttamento del lavoro. Questo è esattamente il percorso che abbiamo tracciato con La Via Maestra — la manifestazione di sabato scorso a Roma, che ha dimostrato che quando si parla chiaro la gente risponde — e che proseguirà con lo sciopero generale del 20 novembre.

Chi ha bloccato le strade in questi giorni e chi sabato era in piazza San Giovanni stanno dicendo la stessa cosa. È tempo che qualcuno li ascolti”, conclude l’esponente della Cgil.

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Sonnino, pistola modificata e parti di veicoli senza telaio: arrestato un 45enne

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Un uomo di 45 anni di Sonnino, già noto alle forze di polizia, è stato arrestato dai Carabinieri nel pomeriggio di ieri con l’accusa di detenzione di arma clandestina. L’intervento è scattato durante un servizio di controllo del territorio, quando i militari hanno notato nel cortile dell’abitazione dell’uomo due veicoli completamente smontati: un’autovettura e un motociclo.

Dagli accertamenti è emerso che entrambi erano privi dei rispettivi numeri di telaio. All’interno dell’auto, inoltre, i Carabinieri hanno trovato una targa abbinata a un altro veicolo, risultata oggetto di appropriazione indebita.

La successiva perquisizione domiciliare ha portato al ritrovamento di una pistola scacciacani marca BBM, ritenuta clandestina perché priva di tappo rosso e modificata con una canna in alluminio rigata. Sono stati sequestrati anche un proiettile calibro 7,65, compatibile con il serbatoio dell’arma, una parte di pistola calibro 9 e le parti dei due veicoli.

Oltre all’arresto per detenzione di arma clandestina, l’uomo è stato denunciato in stato di libertà per riciclaggio. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina, proseguiranno per chiarire la provenienza dell’arma e verificare un suo eventuale utilizzo in episodi precedenti.

Al termine delle formalità di rito, il 45enne è stato sottoposto agli arresti domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida con rito direttissimo, richiesta dalla Procura.

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