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CRONACA

LA DIA CONFISCA 90 MILIONI AI CASALESI
L’operazione anche nel sud Pontino

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 RICHIESTA DI PRECISAZIONE – Pubblichiamo qui il documento pdf  inviatoci dallo Studio Legale Sotis di Fondi in relazione all’utilizzo da parte nostra di una foto in cui gli agenti della Dia di Napoli appaiono all’esterno della Banca Popolare di Fondi: CLICCA PER LEGGERE IL DOCUMENTO

La Redazione di Radio Luna si scusa per l’inconveniente e per aver pubblicato delle foto dove gli agenti della Dia di Napoli (i quali ci hanno inviato una mail datata 14.01.2013 con suddette fotografie digitali) si trovano al di fuori dei locali della Banca Popolare di Fondi, Filiale di Gaeta: l’inserimento delle foto in questione a noi pervenute (e per questo pubblicate) non voleva assolutamente avere lo scopo di coinvolgere in alcun modo la Banca stessa, del tutto estranea alle vicende trattate dall’articolo sottostante. Siamo dispiaciuti noi in primis per l’equivoco creato rinnovando le scuse ai soggetti che si sono sentiti coinvolti indebitamente nella questione.

LA REDAZIONE

LATINA – Beni per oltre 90 milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia (Direzione Investigativa Antimafia) di Napoli in Lazio e Campania ad aziende e personaggi contigui al clan dei Casalesi. La confisca è stata disposta dal Tribunale di Frosinone ed è una delle più grosse ai danni delle organizzazioni camorristiche che operano nel Lazio. Sequestri anche a Gaeta in quella che è stata ribattezzata operazione Verde Bottiglia.

La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di confisca di beni ai sensi della normativa antimafia nei confronti di :

Gennaro de Angelis, 69enne di Casal di Principe; Aladino Saidi, 35enne di Sora e Antonio Si Gabriele, 67enne di Crispano.

Il provvedimento, adottato dal Tribunale di Frosinone arriva al termine di un iter processuale avviato con la formulazione da parte del Direttore della D.I.A. di Napoli di un’articolata proposta di applicazione di misura di prevenzione che aveva visto nel 2011 il sequestro d’urgenza dei beni degli indagati .

L’operazione “Verde Bottiglia” ha consentito di sottrarre al sodalizio criminale, contiguo al “clan dei casalesi”, un patrimonio del valore stimato in circa 90 milioni di Euro, costituito da beni a Castrocielo , Cassino,  Campoli Appennino , Sora, Arce, Arpino, Gaeta, Rocca di Mezzo e  Roma e consistenti in:

 20 società e relativi beni strumentali, immobili e mobili registrati,

2 ditte individuali;

26 fabbricati;

28 terreni;

19 veicoli tra cui tre Ferrari;

114 rapporti finanziari.

“In particolare – scrivono gli inquirenti spiegando ruoli e posizioni dei tre intestatari dei beni confiscati – Gennaro De Angelis, stabilitosi nel basso Lazio all’inizio degli anni ’70, ha rappresentato, per lungo tempo, un punto di riferimento del “clan dei casalesi” fino a diventarne “caporegime”, dapprima nell’organizzazione di Antonio Bardellino e, successivamente alla scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone “Sandokan” con il quale è imparentato. Secondo quanto emerso dalle attività della D.I.A., l’uomo,  avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza al sodalizio, aveva formato un proprio ed indipendente gruppo criminale di tipo mafioso dedito a estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, importazione da altri Paesi dell’Unione Europea di auto, in regime di evasione d’IVA.

Per un periodo ha svolto anche la funzione di “procacciatore” e “fornitore di armi” al clan dei casalesi durante la storica guerra intestina che ha visto contrapposti i casalesi di “Sandokan” ai “bardelliniani”. Ha partecipato alle attività estorsive nella zona d’influenza attraverso l’indicazione al clan, quali obiettivi contro cui destinare le richieste estorsive, delle attività economiche più fiorenti nel territorio sud-pontino. Per le capacità imprenditoriali e di intermediazione bancaria, de Angelis si era accreditato, in seno al clan, come “incaricato” dal boss “Sandokan” ad operare investimenti in Italia ed all’estero dei capitali illecitamente accumulati dall’organizzazione criminale.

Aladino Saidi, socio di Gennaro DE ANGELIS sotto un profilo finanziario ed economico, si impegnava, in particolare, nell’articolazione della frode all’Erario. Allo stesso sono state contestate diverse imputazioni per trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose e per associazione a delinquere finalizzata alle truffe ed altri reati contro il patrimonio; infine, Antonio Di Gabriele,  che ha precedenti per reati di natura associativa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose, fittizie intestazioni di beni, nonché reati contro la persona, il patrimonio, in materia di armi ed altro.

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“Si tratta di un messaggio gravissimo e offensivo, un vero e proprio oltraggio alla dignità delle donne e ai valori di uguaglianza, libertà e rispetto che dovrebbero essere alla base della nostra convivenza civile. Un atto tanto più vile perché compiuto nel giorno simbolo delle lotte e delle conquiste delle donne per i diritti, il lavoro e l’emancipazione. Scrive in un comunicato la Cgil . Questo episodio rappresenta purtroppo il segno evidente di un clima culturale sempre più regressivo, di un decadimento che rischia di trascinare la nostra società all’indietro, alimentando linguaggi e simboli che appartengono alle stagioni più buie della storia sociale e civile del nostro Paese. Non possiamo e non vogliamo considerare quanto accaduto come una semplice provocazione. È invece un fatto politico e culturale che va denunciato con forza, perché veicola un’idea di società fondata sulla subordinazione delle donne e sulla nostalgia per un sistema patriarcale che tante sofferenze e discriminazioni ha prodotto. Per questo chiediamo alle autorità competenti di accertare al più presto le responsabilità di quanto accaduto. Se davvero la città è disseminata delle centinaia di telecamere installate da questa amministrazione con l’obiettivo dichiarato di garantire sicurezza ai cittadini, ci aspettiamo che servano almeno a individuare chi si è reso protagonista di questo gesto vergognoso.  Allo stesso tempo rivolgiamo un appello a tutte le forze democratiche, alle associazioni, al mondo del lavoro, alle cittadine e ai cittadini liberi: non possiamo restare indifferenti di fronte a segnali così evidenti di regressione culturale. È necessario reagire, mobilitarsi e riaffermare con forza i valori dell’uguaglianza, del rispetto e della piena dignità delle donne. Latina merita di più. La nostra comunità non può accettare che il dibattito pubblico e il clima sociale vengano inquinati da messaggi misogini e nostalgici di un passato di discriminazione. La risposta deve essere collettiva, civile e determinata. La CGIL di Frosinone Latina continuerà a impegnarsi, ogni giorno, perché i diritti delle donne, nel lavoro e nella società, siano difesi e rafforzati. Perché senza libertà e uguaglianza per le donne non esiste democrazia piena.

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