CRONACA
San Marco paritaria religiosa? “Sarebbe un’opportunità per tutti”
LATINA – Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento di Gianmarco Proietti, docente e fino al 2016 preside della scuola paritaria dei salesiani di Roma Pio XI, un liceo, classico e scientifico, cresciuto in numero, in pochi anni, da 100 a 400 alunni e diventato la prima scuola digitale di Roma. La riflessione di Proietti, che è anche il racconto di un’esperienza vissuta, riguarda la nota vicenda delle convenzioni scadute con gli ordini religiosi, con particolare riferimento a quella di San Marco. Suggerisce Proietti: “La trasformazione (di San Marco) in scuola paritaria avrebbe non solo dato autonomia e libertà alle suore, ma anche garantito a tutti la libertà di iscrizione indipendentemente dalla residenza”.
L’INTERVENTO – “Illuminare la mente per rendere buono il cuore”. È una frase estratta da una prefazione alla Storia Sacra (1847), di don Giovanni Bosco: essa rappresenta ancora oggi la sintesi di un progetto complesso con un obiettivo apparentemente semplice: accompagnare i giovani perché essi siano “buoni cristiani e onesti cittadini”.
Per tanti anni (2003-2016) ho insegnato nella scuola paritaria di Don Bosco a Roma, il Liceo Classico e Scientifico e la scuola Secondaria di Primo Grado PIO XI: di quella scuola sono stato l’animatore (il primo laico in Italia) e anche il preside, o meglio il Coordinatore delle Attività Educative e Didattiche. Quando sono andato via la scuola contava più di 400 studenti ed era la prima scuola interamente digitale di Roma.
Dall’esperienza nella scuola di don Bosco, credo di aver compreso la profondità di quella frase: illuminare la mente per rendere buono il cuore: attraverso la cultura, l’approfondimento, la ricerca, lo studio libero, si può rendere “buono il cuore” e cioè privo di egoismi, livori, gelosie. La consapevolezza che la cultura libera è liberante non è un semplice slogan, ma si inserisce a pieno titolo nella progettualità educativa di don Bosco: “il padre, maestro e amico dei giovani” costruì un sistema educativo proprio attraverso l’invito ad una partecipazione attiva alle questioni del tempo e della società perché si possano cambiare fino alla radice, attraverso il cammino verso una consapevolezza critica che tramite la ragione cerchi risposte originali e innovative alle sfide del tempo. Quella di don Bosco non è una tecnica didattica o un metodo di apprendimento, ma un sistema educativo, un sistema fondato sulla Ragione, sulla Religione, che oggi declineremo nella cura della dimensione spirituale, alimentato dall’Amorevolezza, che connota lo stile mai violento, che non tollera umiliazioni e che mette, quindi, il giovane al centro dell’azione educativa.
L’invito di don Bosco ad essere “buoni cristiani e onesti cittadini” richiama a un livello di integrazione di piani esistenziali dal quale come donne e uomini di fede non possiamo prescindere. Non possiamo prescindere per evitare di cadere nell’illusione rassicurante di coltivare l’una dimensione alleggerita dall’assenza dell’altra. No, questo per don Bosco non è possibile: la “e” è la “e” del “a patto che”, la “e” che impone di vivere nella comunità civile con onestà e rettitudine alimentate dalla fede e di incarnare la fede avendo a cuore la giustizia della comunità civile.
Mi permetto quindi di leggere, attraverso la lente di questa mia esperienza personale, quanto sta accadendo alle scuole gestite dalle religiose, e in particolare alla scuola di San Marco, in quanto da me frequentata sia come allievo (con le suore vincenziane) sia come educatore (con le suore salesiane). Certo è una situazione assai diversa da quella da me vissuta: la scuola di San Marco è una scuola Comunale, gestita dal Comune di Latina, il che implica che sia il Comune a pagare tutto: stipendi, la grande struttura, servizi, assicurazioni e vitto, compreso l’alloggio alla comunità delle suore. Fin dal 1932 le due comunità di religiose, le vincenziane prima e le salesiane poi, hanno prestato il loro servizio nell’educazione dei più piccoli grazie alle convenzioni con il comune che, di fatto, affidava un servizio interamente pubblico ad una gestione privata. Nella scuola paritaria dove io prestavo servizio, invece, le famiglie che volevano avvalersi del progetto educativo specifico, indispensabile per la parità scolastica, pagavano una retta ai salesiani, con la quale venivano pagati stipendi, servizi, struttura, assicurazioni e alloggi. L’impegno delle suore di Latina non risponde alla “libertà di scelta” di un progetto educativo, perché per iscriversi è necessaria la residenza nella circoscrizione della scuola. Oggi quelle convenzioni non sono più possibili, non certo per volontà politica del sindaco, ma per il nuovo codice sugli appalti. È importante, in questa vicenda sottolinearlo, non per dare o meno ragione al sindaco, ma per ribadire che il codice degli appalti è una tutela per tutti i cittadini e in questo caso soprattutto per i bambini: esso garantisce che servizi così importanti come la scuola non vengano dati in concessione a chiunque, basti essere nelle grazie di un’amministrazione. Si dirà che le suore, per la loro tradizione, non sono “chiunque”, e credo sia proprio per questo che è intervenuto il vescovo mons. Crociata, nell’omelia della notte di Natale, ma prima e soprattutto (a quanto si apprende dal comunicato dello stesso parroco della cattedrale) nella formazione, insieme al sindaco, delle proposte fatte alle suore. La prima proposta è stata quella di trasformarsi in scuola paritaria autonoma. Il comune avrebbe garantito alle suore l’uso gratuito dell’intera struttura (e credo già questo valga un impegno straordinario) più un contributo su ogni singola retta, come nei migliori sistemi scolastici italiani (vedi Bologna o Trento). La trasformazione in scuola paritaria avrebbe non solo dato autonomia e libertà alle suore, ma anche garantito a tutti la libertà di iscrizione indipendentemente dalla residenza. Certamente per la piccola comunità di religiose sarebbe stato un impegno gravoso (non impossibile) in termini soprattutto di risorse umane da investire (oggi a San Marco credo insegnino solo due suore): la gestione autonoma di una scuola è affare complicato, lo so e lo sanno i tanti dirigenti delle scuole statali e ancor di più delle scuole paritarie, ma oggi, considerata la passione che la vicenda ha suscitato, occorreva forse avere il coraggio di accettare di percorrere strade impervie, specie se per il bene dei più piccoli.
La seconda ipotesi invece, sarebbe stata quella di continuare a gestire un servizio comunale, strada però vincolata alla vittoria di una gara di appalto (Codice Cantone).
Negli anni in cui sono stato preside del Pio XI, ho dovuto relazionarmi quotidianamente ai genitori, primi responsabili dell’educazione dei figli, per cui oggi mi vengono alla mente diverse domande, non certo per alimentare polemiche o fare accuse, ma per capire affettivamente la situazione: perché le direttrici che si sono susseguite nel corso degli anni, hanno accettato di continuare a prestare un servizio educativo in una sostanziale condizione di illegalità e cioè con una convenzione scaduta? Perché le amministrazioni non si sono mai fatte carico del problema? Perché i genitori non hanno mai chiesto conto di questa situazione? L’attenzione e la volontà che le suore rimangano, emerge, a quanto dicono gli attuali amministratori, in un dato che a molti potrebbe apparire stonato: le suore potranno continuare a stare nella struttura di via R. Giuliani gratuitamente anche se decidessero di non continuare la scuola; è lecito chiedersi se tutte le organizzazioni non pubbliche godano di questa attenzione.
Oggi i primi bambini che hanno frequentato l’asilo di San Marco delle Salesiane sono genitori, educatori, professionisti, inseriti nella società come adulti responsabili: sarà forse venuto il tempo, come ha detto sua eccellenza il vescovo, di assumersi le responsabilità di un laicato adulto per continuare quell’opera iniziata con la testimonianza dei religiosi? Si potrà oggi in questa città uscire dalla logica di un tradizionalismo ancorante al passato per poter guardare al futuro certi di una tradizione ricca?
Mai come oggi, parole quali “ragione, religione e amorevolezza”, fondamento del sistema educativo di don Bosco, sono essenziali per la costruzione e la cura delle relazioni, al fine di essere, prima di tutto, onesti cittadini, condizione necessaria, per chi ha fede, per essere buoni cristiani: le religiose, con la scuola dell’infanzia, hanno seminato per anni, forse è venuto il tempo che quei semi diano frutto.
Gianmarco Proietti
CRONACA
Ponza, sorpresi a caccia con richiami elettroacustici vietati: denunciati tre uomini
Tre persone sono state denunciate dai Carabinieri Forestali per aver esercitato attività venatoria con mezzi vietati. L’intervento è avvenuto nei giorni scorsi in località Campo Inglese, nel territorio di Ponza, nell’ambito dei controlli per prevenire e reprimere gli illeciti in materia di caccia.
I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Latina hanno operato con il supporto della motovedetta del Nucleo Navale Carabinieri di Gaeta e in collaborazione con la Stazione Carabinieri di Ponza. Durante la perlustrazione, i tre soggetti sono stati sorpresi mentre utilizzavano richiami elettroacustici, strumenti espressamente vietati dalla normativa venatoria. Al momento del controllo non risultava abbattuto alcun volatile.
Al termine degli accertamenti, i Carabinieri Forestali hanno denunciato i presunti responsabili, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Cassino, competente per territorio. Sono stati inoltre sequestrati tre fucili, le relative munizioni e tre richiami elettroacustici completi di batterie, telecomandi e altoparlanti.
In caso di condanna, per il reato contestato è prevista un’ammenda fino a 1.549 euro, ai sensi dell’articolo 30, comma 1, lettera h), della legge 157 del 1992.
CRONACA
Nubifragio a Latina, Gilda: «Nessun lavoratore sia penalizzato per cause di forza maggiore»
Il nubifragio che ha colpito Latina nella notte tra il 20 e il 21 ottobre continua a produrre conseguenze pesanti anche sul mondo della scuola. A sottolinearlo Patrizia Giovannini, coordinatrice provinciale della Gilda degli Insegnanti di Latina che solleva le situazioni di difficoltà che coinvolge anche numerosi docenti, alcuni dei quali non riescono ancora a lasciare le proprie case per raggiungere la sede di servizio. «Occorrono indicazioni chiare sulla gestione delle assenze e garanzie affinché chi è realmente impossibilitato a raggiungere il servizio per cause di forza maggiore – sottolinea Giovannini – non subisca penalizzazioni. È necessario che le autorità competenti forniscano criteri uniformi e istruzioni operative a dirigenti scolastici e personale». Le criticità riguardano anche gli edifici scolastici, con segnalazioni di infiltrazioni, locali e laboratori allagati e disservizi che rendono necessari controlli e interventi per ripristinare le condizioni di sicurezza. In questo quadro la Gilda richiama l’attenzione sulla decisione di mantenere aperte le scuole di Latina nonostante l’allerta arancione, mentre altri Comuni avevano disposto la sospensione delle attività.
L’istituto Galilei, in particolare, ha sospeso le lezioni autonomamente per l’impossibilità di garantire il servizio con un numero sufficiente di docenti.
«La continuità didattica è un obiettivo fondamentale, ma non può essere perseguita ignorando le condizioni reali del territorio, la sicurezza e l’effettiva possibilità per il personale di raggiungere il posto di lavoro» aggiunge la coordinatrice. «In situazioni di questo tipo servono valutazioni tempestive, coordinamento tra le istituzioni e decisioni capaci di tenere conto delle condizioni concrete di scuole, lavoratori e famiglie».
La Gilda chiede quindi che siano predisposte indicazioni amministrative uniformi per la gestione dei ritardi e delle assenze dovuti all’impossibilità oggettiva di raggiungere la sede di servizio, garantendo la tutela giuridica ed economica del personale docente. Chiede inoltre che siano verificate le condizioni dei plessi interessati e valutati, dove necessario, provvedimenti temporanei a tutela della sicurezza e della regolarità delle attività scolastiche.
Preso atto della decisione della giunta comunale di approvare la delibera per la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale, il sindacato auspica che l’iter proceda con la massima tempestività e che, parallelamente, siano rafforzati gli interventi per affrontare le criticità ancora aperte, anche in vista delle ulteriori precipitazioni previste. «L’emergenza non finisce quando smette di piovere. Finché ci sono lavoratori impossibilitati a raggiungere le scuole e istituti che devono ancora ripristinare condizioni adeguate – conclude Giovannini – occorrono risposte concrete e tempestive. La scuola non può essere lasciata sola e il personale non deve pagare il prezzo di una situazione che non è in grado di controllare».
CRONACA
Latina, via Capraia ancora isolata dopo il nubifragio: residenti bloccati fuori casa
Il complesso residenziale in fondo a via Capraia, alla marina di Latina, dove vivono circa 200 famiglie, è ancora isolato dopo il nubifragio dell’altra notte. Il canale Colmata è esondato nei pressi del ponte, rendendo impraticabile la strada. Il livello dell’acqua resta alto per il sovraccarico dei canali e del lago di Fogliano. Per uscire dalla zona, i residenti potrebbero teoricamente passare attraverso una strada privata collegata (via Asinara) o tramite un campeggio vicino che ha aperto un cancello posteriore. Tuttavia, il transito dal campeggio è consentito solo dalle ore 8:00 alle ore 20:00, e in alcuni punti sono state segnalate barriere o recinzioni che ostacolano il passaggio. Sul posto sono intervenute le squadre dell’Enel e i Vigili del Fuoco per gestire i distacchi di corrente, le idrovore e la messa in sicurezza dell’area colpita dall’alluvione
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Antonino Leotta
28 Dicembre 2017 at 14:31
Ottimo intervento: semplice, chiaro, puntuale. Complimenti. Confermo, le suore insegnanti sono soltanto due è il personale laico è rappresentato da dipendenti della cooperativa e comunali. La scuola dell’infanzia di San Marco è sempre stata comunale, la sua direzione affidata ad una suora. Non tralascerei la funzione svolta dalle insegnanti religiose anche e soprattutto nei borghi: unico punto di riferimento educativo dai tre ai sei anni. Altro che libertà di scelta, oggi tanto sbandierata. Scelta obbligata da parte delle famiglie residenti nei vari borghi. Esperienze largamente positive ma non si parli di libertà di scegliere i percorsi formativi secondo le proprie convinzioni.
Antonino Leotta, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo T. Tasso, consigliere comunale LBC.
Luigia_belli@libero.it
28 Dicembre 2017 at 20:50
Sig. Leotta, dal suo commento si evince chiaramente che la vostra è una battaglia ideologica contro queste scuole e che non avete nessun a intenzione di risolvere la questione. Torni ad occuparsi delle sue scuole e di lasciare stare S.Marco….o Lei ha una soluzione al caso…del tipo un bell’accorpamento con qualche altra scuola tipo Piazza Dante o A.Volta oppure la sua?