UN'ESTATE AL MARE

Cubomeduse, squali e totani giganti: vi presento il nuovo mare pontino

Il biologo Adriano Madonna spiega: "Il Mediterraneo si tropicalizza e torna alle origini"

LATINA – Uno squalo a pochi metri dalla banchina della Capitaneria di Porto di Gaeta. Una cubo-medusa fotografata nel mare di Sperlonga. Pesci palla pescati nel Golfo di Gaeta che contengono una ittio-tossina velenosissima e non termolabile (in pratica resiste alla cottura). E ancora, totani giganti a Ponza e barracuda che hanno addirittura un Dna mediterraneo. Così il mare pontino sta cambiando e comincia ad ospitare qualche specie che si preferirebbe non incontrare.

Adriano Madonna, biologo del Laboratorio EcLab dell’Università Federico II di Napoli oltre che esperto fotosub che per anni ha diretto il magazine Il Subacqueo, parla di come si sta tropicalizzando il Mediterraneo, e non nasconde che non farebbe più il bagno in acque aperte, come fanno con divertimento gli appassionati di mare, lasciando la barca per esempio alla deriva tra Ponza e il continente.

“Il nostro mare sta cambiando e velocemente e questa è la cosa che lascia perplessi, perché in genere fenomeni di tropicalizzazione come questo hanno durate bibliche – spiega Madonna – Il Mediterraneo sta tornando ad essere il mare che era all’origine”. E’ così che si affacciano o semplicemente si avvicinano alla costa, creature degli abissi.

“Pochi giorni fa mentre uscivo con la mia barca dal porto di Gaeta, ho visto una Verdesca a pochi metri dalla banchina. E dirò di più: due anni fa, alcuni pescatori a Formia pescarono un cucciolo di squalo bianco, questo significa che una femmina di 7 metri era da quelle parti e come minimo anche un fratello”.

Fotografata di notte del mare di Sperlonga, mette un certo disagio, sapere dell’esistenza della Carybdea Marsupialis,  una medusa con un ombrello di tre centimetri a forma di cubo, che ha però ha tentacoli lunghi anche due metri, praticamente invisibili da quanto sono trasparenti: “Può uccidere per shock anafilattico”.

L’ipotesi di Madonna  è che il riscaldamento delle acque stia generando correnti ascensionali verticali che vanno dal fondo verso la superficie a cui si accompagna una diversa distribuzione dei nutrienti: “Le specie che cercavano il cibo a 80 metri di profondità ora lo trovano a 3 e per non morire se lo vanno a prendere. C’è un rimescolamento della piramide alimentare”.

Di una cosa possiamo essere certi,  almeno i barracuda non fanno più paura  (se ne vedono tanti a Ponza, Ventotene, come sul Cristo del Circeo):  entrati dall’Atlantico con il passare dei tempo si sono adattati, mutando il loro Dna. Potrebbero però mettere in crisi la presenza di dentici o di altri predatori nostrani: “Mi meraviglio che non siano ancora in pescheria, sono buonissimi”.

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1 Commento

1 Commento

  1. Germano Buonamano Mancaniello

    Germano Buonamano Mancaniello

    16 Giugno 2018 alle 18:50

    Pronti per l’apericena

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